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Italia, Marsala – Riscoperto il sito di San Teodoro

Fra le funzioni prioritarie delle Soprintendenze sono annoverate la conoscenza e la tutela delle emergenze archeologiche esistenti sul territorio e nella realizzazione di questi compiti è importantissimo il ruolo di coloro che, spinti da interesse di studio o mossi da senso civico, segnalano l’esistenza di siti o reperti di possibile interesse archeologico, accelerando l’intervento degli operatori tecnici delle Soprintendenze e facilitandone il compito. E grazie alla segnalazione fatta nel gennaio 2009 dall’Architetto Michele Foderà e dal geologo Leonardo Nocitra, la Soprintendenza di Trapani, guidata dalla dottoressa Rossella Giglio, ha effettuato una ricognizione in località San Teodoro, una zona situata sull’estremità settentrionale dello Stagnone, fra l’ex caserma della Guardia di Finanzia e la Torre di San Teodoro. 

Il sito era già stato ispezionato nel 1977 dal professor Gioacchino Falsone dell’Università di Palermo e i dati della ricognizione erano stati resi noti negli atti di un convegno tenutosi a Marsala il 4 e il 5 aprile 1987. Il rapporto del professor Falsone identifica il sito come un insediamento d’età tardo-romana basandosi sui reperti scoperti in superficie (una lucerna africana del quinto secolo dopo Cristo e terra sigillata africana), probabilmente preceduto da una fase più antica, testimoniata da alcuni frammenti di selce, ceramica punica e ossidiana.

Durante le ricognizioni svolte dagli archeologi della Soprintendenza di Trapani sono state individuate emergenze archeologiche in situ riferibili al periodo tardo-antico, la cui importanza è confermata dalle origini bizantine del nome del luogo: San Teodoro in greco significa “dono di Dio”. Sulla superficie sabbiosa, anche a causa del dilavamento provocato dalla pioggia, risultavano ben visibili i contorni di due tombe con sarcofago di forma rettangolare a grosse lastre di calcarenite. Nella zona di fronte sono stati individuati due rocchi di colonna di marmo bianco con venature rosate e consistenza cristallina che distano quattro metri uno dall’altro e hanno un diametro di quaranta centimetri. Di queste colonne si è conservata soltanto la base, sotterrata di alcuni centimetri. È probabile che l’alzato sia stato rubato anticamente visto che lo studio di Falsone non ne riportava la presenza.

L’attività ricognitiva della Soprintendenza di Trapani, diretta dalla dottoressa Maria Grazia Griffo con l’aiuto dell’archeologo E. Canzonieri e dell’architetto M. Foderà, è stata documentata con fotografie e grafici del sito di San Teodoro. Considerata la rilevanza del sito, l’esplorazione topografica e il successivo intervento di scavo sono stati programmati nel piano di ricerca del Servizio per i beni archeologici della Soprintendenza di Trapani in questa zona compresa nel foglio IGM chiamato “Birgi Novo” con il supporto della missione del Department of Classic della Tufts University di Medford (Massachussets-USA), coordinata dalla professoressa Emma Blake e dal professor Robert Schon.

Inoltre, valutata l’importanza de reperti archeologici e il rischio della loro tutela, evidenziato dal furto di una delle due basi di colonna commesso da ignoti nell’aprile 2009, è stato chiamato in causa, ai fini della tutela del sito, il Nucleo Regionale dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

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