Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Italia Meridionale: romanizzazione, la Calabria

La romanizzazione dell’antica Calabria

L’attuale Calabria in antico corrispondeva al territorio dei Brettii, poco noto a causa della scarsità dei dati archeologici. Un ruolo fondamentale fu svolto da Reggio, nel 282 a.C. grazie all’appoggio della classe aristocratica Roma installò un presidio di Campani in città guidato da Decio Vibellio. Con il tempo il presidio si trasformò in una legione e affiancò Roma in tutti gli scontri che la videro coinvolta; dopo il 270 a.C. con la resa di Taranto la legio non fu più necessaria e venne eliminata. I Reggini divennero socii navales. In questo periodo i Brettii persero anche metà della Sila Silva che passò sotto il controllo romano, probabilmente da identificare con l’Aspromonte e non con la Sila; Strabone la colloca tra Reggio e Locri.

Ritornando a Reggio, la città mostrò una notevole vitalità, aperta ai commerci mediterranei favoriti dalla presenza del porto. Pochi sono i dati a nostra disposizione, per lo più vengono dalle aree sepolcrali, dove sono attestate diverse tipologie di tombe: alla cappuccina, ad enkytrismos, a camera in muratura con volta a botte, a camera con falsa volta di mattoni, a camera con copertura di tegoloni. I corredi non sono particolarmente ricchi, in quelli databili tra la fine del IV e gli inizi del III sec. troviamo vasellame di vario tipo: ceramiche policrome e unguentari piriformi e fusiformi, ma anche alcuni oggetti in oro come orecchini a testa di ariete di provenienza alessandrina.

Orecchini a testa di ariete
Orecchini a testa di ariete

unguentari fusiformi
Unguentari fusiformi

Locri

Poche sono le notizie che abbiamo di Locri relativamente a questo periodo storico. La città entrò nell’orbita di Roma con la guerra pirrica, questo determinò un rafforzamento della cinta muraria, la chiusura delle porte e l’abbandono dei santuari extraurbani. Il pericolo annibalico e la successiva guerra portarono ad una riduzione nelle dimensioni dell’abitato, interi quartieri furono abbandonati come quello di Centocamere. L’impianto urbano poggiava su un asse principale in direzione est-ovest, il dromo, a nord del quale vi era il teatro, ancora oggi visibile.

Poco distante gli archeologi hanno ritrovato la famosa teca di pietra interrata contenente le altrettanto celebri 39 tavolette iscritte, databili nel III sec., con i rendiconti finanziari del santuario di Zeus Olympios. Allo stesso periodo risalgono alcuni isolatidi abitazione nel quartiere di Centocamere. Le case indagate hanno una superficie di 150-250 mq con un cortile scoperto dotato di un pozzo, non sempre posto centralmente. Le aree di sepoltura in località Parapezza e Lucifero hanno restituito molte tombe con corredi poveri.

Piante di alcune case di Locri
Piante di alcune case di Locri

Caulonia

Caulonia fu ricostruita con un impianto regolare dopo la distruzione lucana del 389 a.C.; conquistata dai Romani divenne dopo il 270 a.C. civitas foederata.

Dagli scavi sono emersi alcuni isolati di abitazione (35×52 m. circa), occupati da case di 17×17 m. circa. La più nota di queste è la casa del drago, formata da tre ambienti che si aprono su un cortile centrale. Uno dei vani (A) è un triclinio con il pavimento in tessellato, nel quale il riquadro centrale è decorato da un motivo a onde, mentre un drago (da qui il nome della casa) è raffigurato sulla soglia.

Casa del drago
Casa del drago

Il territorio dei Taureani

Lungo la costa tirrenica meridionale del Bruzio ai margini della chora di Reggio si insediarono gruppi di indigeni di provenienza italica, forse campana, occupando i centri di Castellace, la contrada Mella (Mamertion) di Oppido Mamertina e il promontorio costiero di Taureana di Palmi. Questi ultimi due abitati adottarono un impianto urbano regolare, con isolati rettangolari (ottenuti dall’incrocio di due plateiai con gli stenopoi) suddivisi da ambitus (3), occupati da case quadrangolari con il cortile centrale.

Nulla sappiamo delle aree pubbliche. Dalle necropoli ci giungono i segni più evidenti della romanizzazione e della presenza di una forte aristocrazia filo-romana a capo di questi centri; dai corredi emergono oggetti anche in oro (orecchini a testa di ariete, coppa vitrea con decorazione aurea di scene di caccia), simboli di uno status sociale elevato.

Coppa decorata in oro con scene di caccia
Coppa decorata in oro con scene di caccia

L’analisi del processo di romanizzazione nell’Italia meridionale rende evidente la grande forza di Roma, non solo come è ovvio da un punto di vista militare ma soprattutto come portatrice di una nuova ideologia, che sia socialmente che culturalmente portò all’annessione pacifica di molti popoli.

Note

  • 3) L’ambitus era uno stretto passaggio che divideva l’isolato dell’impianto urbano in due parti.

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*