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Italia meridionale: romanizzazione, le colonie dedotte

Le colonie latine dedotte dai Romani: Luceria, Venusia, Paestum e Brundisium

La storia delle prime fasi di vita delle colonie magno-greche di Luceria, Venusia e Brundisium è poco nota, diversa è la situazione per Paestum.

Luceria

É la più antica colonia del Meridione, fondata nel 314 a.C. fu popolata da 2500 coloni. L’ubicazione del sito è stata identificata con la Lucera attuale; della città si sa molto poco, sono state rinvenute tracce della centuriazione grazie alle foto aree, inoltre probabilmente l’impianto regolare della colonia influenzò quello dell’attuale centro storico. In età augustea fu oggetto di una nuova deduzione coloniale con un ampliamento dell’area urbana, ciò è testimoniato dal fatto che in una parte della necropoli antica fu edificato un anfiteatro, l’unico monumento ancora visibile e ben conservato a Lucera.

Venusia

Si trovava in un punto strategico molto importante per le comunicazioni nord/sud, est/ovest e viceversa. La città sarà attraversata dal prolungamento della via Appia verso Brindisi. Sorgeva su un precedente centro sannita, in epoca romana il suo ruolo insieme a quello di altre colonie di questo periodo (Cales, Saticula, Fregellae, Luceria, Sora e Alba Fucens) era quello di delimitare militarmente l’area sannitica impedendone una nuova espansione territoriale. Il contingente coloniale pare ammontasse a 20000 coloni, un numero decisamente alto rispetto alle altre realtà coloniali, probabilmente si decise di coinvolgere anche gli abitanti originari del luogo. La città romana si estendeva su un terrazzo di 42 ettari, difeso naturalmente da valloni e da una cinta muraria in opus quadratum. Era attraversata da almeno due assi principali est-ovest (le plateiai), incrociati da strade minori in direzione nord-sud (stenopoi), dando luogo a isolati rettangolari di m. 52×105 circa. Gli scavi nel quartiere Trinità hanno riportato alla luce una parte dell’abitato di epoca imperiale e un anfiteatro; sono stati raggiunti anche gli strati risalenti all’epoca della fondazione.

Impianto urbano di Venusia
Impianto urbano di Venusia

Paestum

Nel 400 a.C. circa i Lucani (una popolazione di stirpe sannitica) si impadronirono di Poseidonia, cambiandone il nome in Paistom come testimoniato da alcune monete databili nel 330 a.C. La città mantenne le sue caratteristiche culturali, religiose e sociali. Gli iniziali rapporti di amicizia tra romani e lucani si incrinarono con la terza guerra sannitica, le cui conseguenze portarono alla confisca delle terre migliori tra le quali anche Paestum. Nel 273 a.C. in concomitanza con la fondazione di Cosa venne fondata la colonia latina di Paestum. I maggiori interventi romani si concentrarono nella risistemazione della cinta muraria e dello spazio pubblico (agorà). I due grandi santuari urbani posti a nord e a sud dell’agorà, l’Athenaion e l’Heraion, furono rispettati e inseriti all’interno di un’area arricchita da nuovi edifici.

Le mura di Paestum erano lunghe 5 km. con 4 porte principali (Porta Aurea, Porta Sirena; Porta Giustizia e Porta Marina, quest’ultima probabilmente risalente all’età lucana) e 28 torri quadrate poste a distanze regolari.

Impianto urbano di Paestum
Impianto urbano di Paestum

Il Foro della nuova colonia fu ricavato nella parte meridionale dell’agorà greco-lucana. Le trasformazioni dell’area pubblica comportarono non solo la costruzione di nuovi edifici ma anche la cancellazione di altri; l’intento era quello di romanizzare l’antica polis pur rispettandone la storia e i culti. Tra gli edifici “eliminati” citiamo il c.d. Sacello semisotterraneo (il cenotafio dell’ecista), che fu seppellito, e l’ekklesiasterion, simboli politici della città greca. A sud di questi monumenti scomparsi sorse il foro romano, una piazza rettangolare di 200×60 m. circa. La piazza era circondata da una fila di botteghe risalenti al III sec. a.C., che erano costituite da due ambienti (bottega e retrobottega) e da un ballatoio (pergula) per ospitare gli “operai” durante la notte. Successivamente vennero aggiunti dei portici.

L’aspetto della città mutò soprattutto per i numerosi interventi apportati nell’architettura pubblica e religiosa. In ambito funerario cessò l’uso lucano delle tombe ipogeiche dipinte, si diffuse il rito incineratorio entro olle; con il II sec. a.C. il monumento individuale come esibizione del rango sociale raggiunto in vita ritornò ad essere il più usato.

Segni evidenti della presenza romana come per altre colonie sono costituiti da alcune tracce della centuriazione per strigas, sono state individuate 22 strisce nell’area nord della città.

Brundisium

Quasi nulla è possibile dire della storia coloniale di questa città. Svolse nei secoli successivi alla fondazione un importante ruolo strategico per la sua posizione, per la presenza del porto e per la ricchezza del suo retroterra agricolo. Nel II sec. a.C. divenne il punto di arrivo della via Appia. Alcuni anni fa una campagna di scavo ha riportato alla luce nell’area del Duomo i resti di un tempio e di un edificio porticato.

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