Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Italia Meridionale: romanizzazione

La romanizzazione dell’Italia Meridionale

La conquista romana dell’Italia meridionale si apre nel 343 a.C. con la deditio in fidem (una forma di “contratto” verbale che prevedeva per chi la chiedeva di concedere i propri diritti giuridici alla città, in questo caso Roma, che accettava la deditio) di Capua e si conclude con la resa di Taranto al console L. Papirio nel 272 a.C. Quest’ultimo episodio viene considerato decisivo per il declino dell’indipendenza delle colonie greche. Per spiegare il fenomeno della romanizzazione prendiamo in prestito un pensiero di Livio, nel quale si legge che la conquista più che una sottomissione a Roma è da considerarsi fondamentale per l’arrivo e il mantenimento della pax e della libertas in Magna Grecia. La fine del processo si può collocare in epoca augustea, come ha notato Strabone, il quale in relazione alla situazione della Magna Grecia nel I sec. a.C. descrive gli esiti finali di questa “occupazione” in un passo della Geographia (VI, 1, 2):

“Ora però si è verificato che tutti questi luoghi (la Magna Grecia), ad eccezione di Taranto, Reggio e Napoli, si sono imbarbariti e li occupano in parte Lucani e Brettii, in parte i Campani, per quanto costoro li occupino solo a parole, perché in realtà li controllano i Romani: e infatti questi popoli sono divenuti Romani” (trad. di A.M. Biraschi).

In altre fonti letterarie l’arrivo dei Romani viene visto come un momento di declino della Magna Grecia: Cicerone (de Amicitia, 13) parla di queste terre prima floride e ora distrutte, Aristosseno (fr. 124 in Atheneo XIV, 632) afferma che i cittadini di Poseidonia si sono imbarbariti e sono divenuti Romani.

I Romani furono comunque rispettosi delle realtà locali e ciò è testimoniato dalla scarsa attività di colonizzazione portata avanti nel meridione rispetto all’Italia centrale, si limita in pratica a pochi centri: Paestum, Benevento, Venosa, Brindisi e Lucera.

Il processo di romanizzazione avvenne in vari modi:

  • Conquiste militari e costruzione di strade;
  • Confische di terre;
  • Deduzioni coloniali.

L’arrivo dei Romani comportò un naturale adeguamento ai nuovi conquistatori, infatti i popoli locali ne acquisirono istituzioni, lingua e modelli socio-culturali, architettonici e artistici, nei quali sono evidenti influenze ellenistiche.

La situazione si mantenne sostanzialmente stabile fino all’arrivo di Annibale in Italia, che offrì la possibilità di smantellare il sistema romano e di sollecitare rivolte in tutto il meridione. La confederazione romana riuscì a risolvere la situazione, riaffermando la propria egemonia e continuando il processo di omologazione al modello latino: tramonto definitivo delle poleis greche e conseguente strutturazione di città italiche; eliminazione di scontri interni tra le diverse etnie locali.

Confische di terre

Le terre dopo essere state confiscate in seguito alla conquista venivano annesse all’Ager Romanus (posto sotto la diretta sovranità dello Stato romano), diventando ager publicus populi romani, cioè aree di proprietà dell’intero corpo civico.

guerre sannitiche
Guerre sannitiche

Colonie romane

Porzioni dell’ager publicus erano destinate a diventare colonie: nuove realtà urbane abitate da cittadini provenienti da Roma e dal Lazio, ai quali si distribuivano appezzamenti di terreno, divisi attraverso il sistema della centuriazione (la centuria corrispondeva a un quadrato di 700×700 m. circa).

Le colonie romane possono essere classificate in due gruppi:

  • Colonie civium romanorum: i coloni sono già cives
    romani o lo acquisiscono in seguito;
  • Colonie di diritto latino: colonie di cittadini che ricevono lo ius Latii, attribuito ai socii latini della Lega romano-latina (nata dall’alleanza di 46 città latine del Latium): il diritto prevede la possibilità di commerciare con i Romani, sposare donne romane ed esercitare il voto attivo se si trovano a Roma.

Al di fuori delle colonie vi era anche la realtà delle assegnazioni viritane: terre assegnate individualmente a singoli coloni (viritim) non all’interno di realtà coloniali o di formazioni locali giuridicamente riconosciute.

Quadro storico

Analizziamo la situazione dell’Italia meridionale nel IV e nel III sec. a.C.

Popolazioni osche di stirpe sannitica già dalla fine del V sec. a.C. occuparono Capua e altre città greche: Cuma, Pozzuoli, Sorrento, Poseidonia; nel secolo successivo fu la volta di Laos, Temesa, Terina, Hipponion, Medma, Metauro; si spinsero fin quasi allo stretto di Messina.

Durante la prima guerra sannitica (343-341 a.C.) Capua chiese e ottenne da Roma la deditio in fidem, con questa formula si indicava il desiderio della città campana di affidare ai romani il destino del proprio territorio. Al termine dello scontro i 1600 equites di Capua, facenti parte dell’aristocrazia, divennero cives romani (Liv. VIII, 11).

Nel 338 a.C. Roma controllava quasi totalmente l’ager campanus; Fondi, Formia, Cuma, Suessula e i Campani ricevettero la civitas sine suffragio, attraverso la quale potevano avere tutti i diritti dei cittadini romani escluso quello di votare.

Nel 334 a.C. fu creata una colonia di diritto latino a Cales, e un’altra nel 328 a.C. a Fregellae.

La decisione di Napoli di unirsi alla confederazione romana scatenò la seconda guerrasannitica (326-304 a.C.). Precedentemente allo scoppio del conflitto l’aristocrazia greca antisannita della città stipulò un foedus con Roma, grazie al quale mantenne la sua autonomia e divenne un alleato sempre fedele fornendo navi e uomini; inoltre in virtù di questo accordo conservò i suoi caratteri culturali fino all’età augustea.

Nel 318 a.C. si arresero gli abitanti di Teanum Apulum e di Canosa; nel 317 fu la volta di tutto il resto dell’Apulia. Nello stesso anno si data anche la presa di Nerulum, un centro di notevole importanza strategica.

La pace successiva alla guerra permise ai Romani di consolidare le proprie posizioni in Daunia attraverso una serie di operazioni strategiche: la resa dei centri di Tiati e Canusium; la conquista di Luceria e nel 314 a.C. la deduzione di 2500 coloni latini; la presa di Forentum (odierno Lavello) al confine con la Lucania.

Il Sannio rimase intatto ma circondato da colonie latine: Alba Fucens nel 303 a.C., Carsoli nel 298 a.C. Inoltre tra il 304 e il 302 a.C. Roma stipulò una serie di alleanze con alcuni popoli dell’Italia centro-meridionale: Marsi, Peligni, Frentani, Vestini e Marrucini.

Ricordiamo che nel 306 a.C. Roma e i Cartaginesi avevano stabilito attraverso un foedus di dividersi le aree di conquista: ai primi tutta la penisola, ai secondi la Sicilia.

Il III secolo si aprì con la terza guerra sannitica (298-290 a.C.), che si concluse con lo scontro a Sentino presso Camerino. In questa circostanza i Romani poterono respingere la coalizione nemica e consolidare il proprio dominio in Italia. Seguirono altri combattimenti nel Sannio fino alla pace del 290 a.C., preceduta dalla fondazione nel 291 a.C. della grande colonia di Venusia, collocata tra Sannio, Apulia e Lucania.

I risultati di questi scontri furono notevoli: Apuli e Lucani erano divenuti socii populi romani, il Sannio era pacificato, circoscritto da colonie latine e da strade che ne consentissero un miglior controllo, le terre migliori erano entrate a far parte dell’ager publicus populi romani; il nuovo obiettivo di Roma divenne l’estremo sud della penisola e di
conseguenza la Sicilia.

Eliminato il pericolo sannitico l’atteggiamento di Roma verso il meridione si fece più aggressivo e meno conciliante. Lo scontro con Taranto fu inevitabile, la potente città italica chiese l’aiuto di Pirro (318-272 a.C.) che tra il 280 e il 275 a.C. tentò di guidare la Magna Grecia verso una nuova ellenizzazione. Pirro venne sconfitto nella decisiva battaglia di Maleventum, poi elevata a colonia nel 268 a.C. con il nome di Beneventum in memoria di questo felice evento.

Tra il 273 e il 272 a.C. Roma riportò sotto il suo controllo tutte le popolazioni ribelli, lucane e brettie. In questi due anni si verificarono due avvenimenti fondamentali che sancirono la fine dell’autonomia della Magna Grecia: la fondazione della grande colonia latina di Paestum e il sacco di Taranto per volere del console Papirio.

Il periodo successivo fu caratterizzato dalla necessità di assestare il controllo romano nel territorio. Le terre più fertili e ricche della Lucania in prossimità di valli fluviali (Sele, Tanagro, Basento, Agri e Cavone) vennero confiscate e solo in parte assegnate. Le altre città popolate da Lucani e Brettii videro riconosciute libertà e autonomie ma solo formalmente perché persero di potere politico oltre ad essere private delle loro terre migliori. Il territorio a nord di Paestum tolto ai Sanniti fu confiscato, nel 268 a.C. fu fondata una colonia, Picentia (nei pressi di Pontecagnano), nella quale vi furono deportate genti ribelli del Piceno.

Tra il 267 e il 266 a.C. anche i Messapi e i Sallentini subirono l’assoggettamento romano; nel loro territorio nel 244 a.C. fu dedotta una nuova colonia latina, Brundisium, che diventerà il punto di partenza privilegiato per le conquiste in Oriente.

Alcune città che fin da subito accettarono il dominio romano, come Cuma, Napoli, Velia, Herakleia, Reggio e Taranto riuscirono ad evitare distruzioni e saccheggi mantenendo un tenore di vita elevato, manifestato anche da opere pubbliche di rilievo.

Approfondimenti

Le colonie latine dedotte dai Romani: Luceria, Venusia, Paestum e Brundisium

L’area dei Campi Flegrei

La romanizzazione della Puglia (Apulia)

La romanizzazione della Lucania

La romanizzazione dell’antica Calabria

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*