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Italia, Milazzo. Aperto l’Antiquarium

È stato inaugurato il primo vero museo di Milazzo: apre le porte l’Antiquarium archeologico, progettato dalla Soprintendenza BB.CC.AA. di Messina. Situato all’interno della prestigiosa ala orientale del Quartiere detto degli Spagnoli, realizzato alla fine del XVI secolo su progetto di Camillo Camilliani per accasermarvi la guarnigione che sorvegliava la città piazzaforte, il nuovo Antiquarium propone una lettura d’insieme dei dati restituiti dall’indagine archeologica avviata nel secondo dopoguerra a Milazzo da Madeleine Cavalier, Luigi Bernabò Brea e Domenico Ryolo e continuata, senza interruzioni, sino ad oggi.

Lo spazio espositivo verrà dedicato a Domenico Ryolo, ispettore onorario di Milazzo per circa cinquant’anni, archeologo, studioso, cultore di storia locale, poiché le sue strutture – quella comunale del Carcere Femminile e quella demaniale regionale del Quartiere Spagnolo – fanno parte di un piano di valorizzazione del patrimonio archeologico promosso costantemente dalla Soprintendenza di Messina.

Il percorso di visita è stato progettato dalla dottoressa Gabriella Tigano: si articola in tre settori – pre-protostorico, greco, romano-bizantino – che occupano gli ampi spazi di dieci locali ed è stato studiato in maniera da intervallare le testimonianze materiali del mondo dei vivi a quelle del mondo dei morti. Le vetrine, eleganti ed essenziali come tutto l’allestimento curato dal dottor Piero Coppolino, espongono 1267 reperti, alcuni da tempo conosciuti dal pubblico, altri completamente inediti. L’allestimento comprende anche alcune testimonianze restituite per l’occasione dal Museo Luigi Bernabò Brea di Lipari.

All’interno del percorso, che include un approfondito apparato didattico tradizionale, i reperti sono stati trasformati in strumenti per documentare i diversi aspetti della storia della città – quotidiani, religiosi ed economici – che rivive attraverso i dati della cultura materiale restituiti dalla ricerca archeologica. La struttura espositiva rappresenta così il coronamento di oltre cinquant’anni di indagini, la conclusione di un percorso sostenuto sin dalle prime scoperte di Domenico Ryolo e Luigi Bernabò Brea, i padri fondatori della ricerca sul campo negli anni Cinquanta del secolo scorso.

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