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Italia, Montegibbio di Sassuolo – IV campagna di scavo nell’insediamento urbano rustico d’epoca romana

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Anche quest’anno la campagna di scavo che ha interessato l’insediamento urbano rustico d’epoca romana scoperto in località Poggio ha restituito testimonianza molto interessanti, confermando fasi insediative più antiche di quella portata alla luce dalle campagne di scavi precedenti, databile fra la fine del primo secolo avanti Cristo e il principio del primo secolo dopo Cristo. 

La novità più interessante fornita dalla IV campagna di scavo a Montegibbio è di certo l’inequivocabile iscrizione scoperta su una coppa di ceramica: MINER SUM, ovvero “sono dedicato a Minerva”. La scritta devozionale, secondo gli esperti, testimonierebbe l’esistenza di un santuario in onore della dea, indiziato anche da grandi blocchi lapidei di forma squadrata, parzialmente rimpiegati in costruzioni successive.

Il rapporto fra il culto di Minerva e antichi rituali e tradizioni salutari venne attestato in zona alcuni anni fa quando, vicino ai vulcani di fango di Nirano, non lontano da Montegibbio, venne scoperta un’arula votiva, che consiste in un altarino a forma di parallelepipedo, d’età imperiale costruito in onore della dea. Adesso la presunta esistenza di un tempio dedicato a Minerva Medica, protettrice della medicina, della sapienza e dei dottori, riporta sotto i riflettori le acque salutari nei pressi di questo sito (polle di petrolio, fonti salate e vulcani di fango), suggerendo nuove e interessanti prospettive di indagine sulle colline modenesi.

Le ricerche archeologiche di quest’anno hanno fornito elementi molto interessanti per la storia dell’insediamento di Montegibbio, attestando fasi insediative più antiche di quella testimoniata sino ad ora e risalente a un periodo compreso tra la fine del primo secolo avanti Cristo e l’inizio del primo secolo dopo Cristo. Nella zona all’esterno del perimetro settentrionale della villa sono venuti alla luce grossi blocchi lapidei bugnati e squadrati, databili a una struttura monumentale più antica, molto probabilmente un santuario.

I reperti più interessanti sono tre monete, sul cui verso è raffigurata una prua di nave mentre sul recto Giano bifronte, risalenti a un periodo compreso tra la metà del secondo e il principio del primo secolo avanti Cristo e due piattelli di ceramica a vernice nera risalenti al II-I secolo avanti Cristo che testimoniano la frequentazione dell’area in epoca repubblicana. Le altre monete (nummi tardo-antichi, assi e sesterzi del primo secolo dopo Cristo) e il pregevole vasellame (coppette a pareti sottili e piatti in terra sigillata italica) venuti alla luce testimoniano le fasi successive dell’insediamento.

Inoltre, la campagna di scavo 2009 ha riacceso l’interesse di paleosismologi e geologi nella comprensione degli eventi catastrofici che avrebbero causato la distruzione di questo abitato che ha continuato a prosperare sino al V-VI secolo dopo Cristo. La scoperta di un pozzo di forma ellittica, risalente all’età imperiale, ha fornito nuovi interrogativi: infatti, il manufatto, che originariamente aveva forma circolare, venne quasi sicuramente deformato in ovale da un probabile terremoto.

Gli scavi 2009, diretti da Luigi Malnati (Soprintendente) e Donato Labate (archeologo) della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Emilia Romagna e coordinati da Francesca Guandalini (archeologa), hanno visto la partecipazione degli studenti dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia iscritti al Corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali, per i quali si sono rivelati un proficuo campo scuola, e di ricercatori e professori universitari di diverse materie che hanno contribuito in maniera fondamentale alla comprensione delle dinamiche insediative relative.

Tra poco verranno pubblicati gli atti del convegno tenutosi nel febbraio del 2009 e completamente dedicato agli scavi di Montegibbio in modo da rendere note le prime informazioni sul sito alla comunità scientifica e alla cittadinanza.

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