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Italia, Porto Ercole – Alla ricerca della tomba di Caravaggio

I nove scheletri seicenteschi recentemente riesumati potrebbero sciogliere uno dei misteri più interessanti della storia dell’arte: il ritrovamento della tomba di Michelangelo Merisi da Caravaggio. Infatti, secondo gli esperti i resti appartenevano probabilmente a quarantenni di altezza media e di costituzione robusta: uomini dalla struttura fisica compatibile con quella di Caravaggio. Il team di esperti coordinato dal professor Giorgio Gruppioni ha già eseguito le analisi preliminari antropologiche e anatomiche presso il Laboratorio di antropologia del Dipartimento di Beni culturali afferente all’Università di Bologna.

Nell’aprile 2009 la storica toscana Giovanna Anastasia ha raccontato al “Corriere della Sera” una storia avvincente di ritrovamenti e sparizione dei resti di Caravaggio e grazie a questa testimonianza una squadra di ricercatori delle Università di Bologna, Pisa e Ravenna in collaborazione con gli esperti del Comitato nazionale per la valorizzazione dei beni storici, culturali e ambientali coordinati da Silvano Vinceti ha iniziato a scavare nella cripta del cimitero di San Sebastiano a Porto Ercole. Le prime indagini hanno rilevato la presenza di diciassette persone e, fra queste, nove hanno una corporatura simile a quella del pittore, ricostruita attraverso documenti di archivio. Ora gli scienziati proveranno a individuare per mezzo di analisi più approfondite il periodo e l’età di morte e la presenza di pigmenti di cui l’artista faceva uso.

Una delle ipotesi proposte dal team di ricerca sulla morte del pittore si riferisce alla possibilità che esso sia stato avvelenato dal piombo contenuto nei colori: è storicamente attestato che Caravaggio dipingesse con le mani e quindi fosse un soggetto a rischio di saturnismo, la stessa malattia che uccise Goya e Van Gogh. Gli esperti hanno avanzato anche una seconda ipotesi che imputa la morte del Merisi alla sifilide: i biografi dell’artisti lo descrivono infatti come un assiduo frequentatore di bordelli. Ma le descrizione del comportamento strano del pittore e dei suoi malesseri sono compatibili con tutte e due le malattie e non si può escludere che sia stato colpito da entrambe.

Grazie alle ricerche degli studiosi e a un documento che certifica l’atto di morte dell’artista scoperto nel 2001 da Giovanna Anastasia, il Merisi venne seppellito nella zona più bassa del cimitero che accoglieva i resti mortali dell’ospedale di Santa Maria Ausiliatrice della Confraternita di Santa Croce. Il piccolo campo santo dell’ospedale fu attivo dal 1590 fino all’inizio del 1800: le sepolture venivano realizzate seguendo la tecnica a lisca, ovvero per via orizzontale e avanzando per strati successivi. Le tombe più nuove occupavano gli strati più alti ed è probabile che le ossa collocate nelle zone superiori del camposanto siano andate perdute a causa di atti vandalici o mareggiate. Il secondo indizio che ha portato gli esperti a pensare che gli scheletri selezionati siano quelli più antichi, e collocati nello strato inferiore del cimitero, è stato fornito da un esame preliminare della composizione del terriccio che è risultato povero degli elementi organici propri del terreno più profondo. I resti ossei saranno sottoposti anche all’analisi del DNA per un confronto con quello dei discendenti di Caravaggio.

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