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Italia, Roma – archeologi indagano San Paolo fuori le Mura

Nel 2007-2008 viene scavata una porzione dell’Orto appartenente all’Abbazia di San Paolo fuori le Mura: l’interesse che questi scavi suscitano nel mondo archeologico è enorme. Intanto, nessun archeologo aveva mai indagato prima un’abbazia romana. In secondo luogo, l’area scavata, sita fra la via Ostiense e il fiume Tevere, è ricca di testimonianze archeologiche e i dati acquisiti coprono un periodo di tempo di circa due millenni.

Nel sito indagato, all’inizio dell’epoca cristiana, si trovava il cimitero dove venne seppellito San Paolo. In seguito, sul suo sepolcro vennero costruite la chiesetta costantiniana e, poi, la grandiosa Basilica teodosiana, accanto alla quale, prima del settimo secolo d.C., furono realizzate alcune strutture monastiche maschili e femminili in onore dei santi Cesareo e Stefano. Inoltre, in un’epoca successiva sorsero strutture per accogliere i pellegrini, come il Portico, lungo circa 3 chilometri, che si estendeva dalla Porta Ostiense che si apriva nelle Mura Aureliane sino alle abitazioni per la povera gente costruite nel VI secolo d.C. da Papa Simmaco. Infine, questo sito comprende anche le opere realizzate per difendere il territorio, quali il borgo fortificato conosciuto col nome di Johannipolis, in onore del pontefice Giovanni VIII, che lo fece costruire attorno al IX secolo d.C.

Allo scavo archeologico, condotto dal Professor Giorgio Filippi dei Musei Vaticani e dalla Professoressa Lucrezia Spera del Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, hanno contribuito anche l’ Amministrazione della Basilica, il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e i suoi Patrons of the Arts. Inoltre, sono state successivamente coinvolte nell’indagine alcune Università italiane.

I risultati, presentati nel corso di una giornata di studi tenutasi il primo aprile 2009 nell’Aula Magna del Pontificio Istituto, hanno mostrato gli oltre ventimila reperti scoperti nel sito dal gruppo di archeologi, composto principalmente da giovani ricercatori diretti da Leonardo Di Blasi e Monica Ricciardi, artefici di un’accurata relazione sui resti archeologici. Gli studiosi hanno analizzato ogni testimonianza, senza tralasciarne nessuna, e ne hanno decretato il periodo, l’appartenenza e la struttura.

Una squadra di dottorandi afferenti al Pontificio Istituto ha potuto descrivere le strutture venute alla luce e spiegare le modalità attraverso le quali sono stati reimpiegati gli antichi materiali marmorei nelle murature d’epoca medievale. Emanuela Fresi e Chiara De Santis dell’Università La Sapienza di Roma, esaminando più di 13000 reperti ceramici (olle, ciotole, brocche, piccole anfore e boccali), hanno identificato il vasellame utilizzato nell’Abbazia nel corso del secoli. Un lavoro simile è stato eseguito sui resti animali da Jacopo Grossi Mazzorin dell’Università del Salento, che ha identificato quale tipo di allevamento fosse praticato dai benedettini dell’Abbazia e dagli abitanti del borgo sorto nelle vicinanze.

Umberto Utro, che dirige il Museo Pio Cristiano, compreso tra i Musei Vaticani, e insegna alla Pontificia Università Gregoriana, analizzando un sigillo del pontefice Adriano I (seconda metà del’VIII secolo d.C.), dieci frammenti del cimitero romano e alcune monete del nono secolo d.C., ha stabilito a quale tipo di tomba paleocristiana appartengono. A uno dei dieci frammenti emersi, raffigurante l’arresto di san Pietro, è stata assegnata la funzione di simbolo degli scavi archeologici.

Romana Ciaffi dell’Università Tor Vergata di Roma ha studiato, dal punto di vista paleontologico e antropologico, le tombe medievali venute alla luce e ha stabilito approssimativamente l’età e l’aspetto fisico di un ragazzo e due adulti.

Gli scavi, inoltre, sono stati accompagnati dall’approfondita analisi delle testimonianze letterarie compiuta da Lucrezia Spera che ha allestito un’affascinante relazione sia per il rilievo delle fonti documentarie sia per il collegamento con gli avvenimenti della loro epoca, soprattutto attorno alla Johannipolis.

I partecipanti alla giornata di studi del primo aprile hanno mostrato interesse soprattutto per la cittadella-monastero, in seguito agli interventi relativi alla Johannipolis di Ilenia Gradante sulle testimonianze epigrafiche e del famoso romanista medioevale Chris Wickham dell’Università di Oxford. Infatti, gli esiti più importanti dell’indagine archeologica presso l’Orto dell’Abbazia hanno chiarito alcuni aspetti fondamentali relativi alla conformazione urbanistica della Johannipolis che è risultata configurata in un abitato dotato di strutture destinate alla produzione e impianti di servizio e dominato dalla presenza dell’Abbazia, della quale, sino ad ora, non si conoscevano tracce archeologiche.

Dell’ampia struttura eretta in epoca carolingia a cura del sepolcro di San Paolo sono conosciuti pochi ambienti. Le fonti testimoniano l’interesse nei suoi confronti da parte di Carlo Magno che presentò diverse volte ai pontefici Adriano I e Leone III donazioni in denaro per la sua restaurazione e, in breve, assunse l’aspetto di un rilevante centro di spiritualità e di cultura. Per questa ragione, alla fine del nono secolo a causa del costante pericolo costituito degli assalti saraceni, papa Giovanni VIII pensò che fosse necessaria una protezione adatta all’importanza borgo romano. Così, la vasta struttura difensiva della tomba dell’apostolo, dotata di torrioni e mura merlate, convertì il sito in una fortezza, trasformandolo in un fondamentale avamposto della città per tutta l’epoca medievale.

Libero adattamento da un articolo di Graziano Motta

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