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Italia, Roma – Riaperte le casse con i reperti degli scavi del Ventennio

Sigillate nel 1939 e rimaste chiuse per oltre settant’anni in un magazzino anonimo, le cinquecento casse di legno contenenti tonnellate di reperti archeologici di Roma vengono finalmente riaperte dalla Soprintendenza Speciale ai Beni Archeologici di Roma, restituendo all’umanità ritratti, marmi, frammenti architettonici e numerosi instrumentum domesticum come terrecotte, bronzi, ceramiche, avori, affreschi, mosaici e vetri. Questi sono i tesori emersi dalle importanti campagne di scavo che interessarono Roma nel periodo fascista (1922 – 1939), quando Benito Mussolini governava l’Italia. 

Le casse fin’ora aperte hanno restituito una parte dei tesori dell’Antiquarium del Celio che esponeva reperti risalenti a un periodo compreso tra l’ottavo secolo avanti Cristo e l’epoca tardo-antica ed emersi dagli scavi svolti sotto al Governatorato. L’Antiquarium venne aperto come museo al grande pubblico nel 1929, ma crollò nel 1939 durante i lavori per la realizzazione della metropolitana e i reperti furono sigillati in casse.

Le casse furono, dapprima, depositate nel magazzino sotterraneo di Palazzo delle Esposizioni da dove vennero sfrattate e trasferite in Campidoglio, presso Palazzo Caffarelli, nel quale era stato allestito un magazzino dell’Antiquarium comunale. All’epoca (1970 – 1980) quest’ultima soluzione seguiva il progetto del Grande Campidoglio, secondo il quale Palazzo Clementino Caffarelli avrebbe dovuto trasformarsi nella sede ufficiale dell’Antiquarium.

Però, quella possibilità venne esclusa dalla partenza del progetto di restaurazione dei Capitolini e le casse vennero nuovamente sfrattate nel 1997 e approdarono l’anno seguente al Museo della Civiltà Romana, ma non vennero aperte per l’assenza di spazi e tempi adeguati. Ogni deposito non si rivelava mai quello definitivo.

Il Soprintendete Broccoli spiega che oggi il progetto che interessa quest’inedito patrimonio è maturo: tutti questi tesori sconosciuti potranno essere impiegati per l’allestimento di esposizioni a tema o per creare pacchetti pregiati da immettere sul mercato americano, arabo o cinese. Questo straordinario repertorio di instrumentum domesticum permetterà di scegliere, di volta in volta, grandi tematiche popolari legate alla vita quotidiana nella Roma antica come per esempio, quella inerente all’illuminazione dei Romani tratta dalle cinquemila lanterne ritrovate.

Inoltre, con la messa a reddito del patrimonio esso si potrà autofinanziare e permetterà di vivere la cultura come una risorsa. Un chiaro esempio è la recente inaugurazione della Sala del Medioevo presso i Musei Capitolini per mezzo dei soldi ricavati dall’affitto dei locali dei Musei per girare alcune scene di un film.

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