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Italia, Roma – Sul Palatino apre il percorso della Vigna Barberini

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Dal 26 ottobre 2009 al percorso di visita del Palatino si è aggiunta una nuova meraviglia: una terrazza che misura 110 metri per 150 conosciuta come Vigna Barberini che dal suo passaggio di proprietà al demanio dello Stato (prima apparteneva alla famiglia Barberini) avvenuto nel 1909 non era mai stata visitabile. La spianata offre al pubblico il panorama più vasto e più bello di Roma: San Gregorio sul Celio, il Colosseo, le statue di San Giovanni in Laterano, gli archi di Tito e Settimio Severo, il Campidoglio.

Vigna Barberini si trova all’angolo del Palatino che sormonta il Colosseo e l’arco di Costantino e non è soltanto un punto panoramico. Per arrivarvi bisogna guardare l’arco di Tito e salire a sinistra lungo il Clivio Palatino sino alla piccola galleria prima sbarrata al pubblico. Passata la galleria si entra nella Vigna che mantiene ancora un aspetto agreste: infatti, la Soprintendenza per i Beni archeologi di Roma ha voluto preservare il prato verde protetto su due lati da un muro come un horto secreto, impressione accresciuta dalla presenza di due piccole chiese, San Bernardo detta al Palatino (a nord) e San Bonaventura (a sud).

La scoperta di segni lasciati da filari di piante coltivate in anfore nella zona centrale della spianata ha portato gli esperti a pensare che si tratti di un giardino con quel che ne comporta di aiuole, viali e fontane. Un’ipotesi molto verosimile è che siano i giardini di Adone, i famosi Adonaea citati da Filostrato nel suo racconto dell’incontro tra Domiziano e Apollonio di Tyana.

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Oggi nella zona centrale dello spiazzo si trovano le basse strutture di un tempio costruito da Elagabalo (218-222 d.C.) in onore del Sole in età severiana e scavato attorno al 1930. L’imperatore, infatti, praticava il culto orientale del Sole e costruendo il tempio tentò di trasferire quella pratica religiosa a Roma. Per rendere il suo tentativo più efficace, Elagabalo raccolse all’interno del tempio gli oggetti più sacri di Roma: gli scudi di Marte, il Palladio, il simulacro di Cibele, il fuoco di Vesta e gli ancilia.

Nel medioevo questa zona era chiamata Pallara (dal Palladio) e la Chiesa di San Sebastiano era chiamata Santa Maria in Pallara. La chiesa, che ebbe origine nel decimo secolo e venne riedificata nel 1624, è stata costruita sul lastricato del tempio del Sole ed è collegata al martirio di Sebastiano, avvenuto nel 288 quando sulla scalinata del tempio, alla presenza dell’imperatore Diocleziano, egli non volle abiurare la religione cristiana. Anche la seconda chiesa, quella dedicata a San Bonaventura e costruita nel 1675, è stata costruita sopra le vestigia del palazzo imperiale e sopra a una grossa cisterna alimentata dall’acquedotto Claudio.

Il cantiere di scavo che delimita l’angolo sinistro della Vigna fa parte del percorso perché la Soprintendenza vuole mostrare l’operato degli archeologi e i loro ritrovamenti che potrebbero portare alla scoperta di una delle costruzioni più straordinarie ad opera del Romani: la famosa sala girevole di Nerone la cui esistenza c’è stata tramandata da Svetonio e che ruotava continuamente imitando il movimento della Terra.

All’interno di una struttura a pianta centrale piuttosto complessa della quale non si conoscono ancora le dimensioni esatte, i ricercatori hanno scoperto una stanza circolare dal diametro di sedici metri e muri spessi due metri e dieci. In mezzo a questo ambiente si trova un massiccio pilone di forma circolare alto circa dieci metri e costruito con mattoni sagomati. Dal pilastro si diramano due serie di archi a raggiera dei quali, attualmente, se ne possono vedere sette: quattro che coprono il livello superiore e tre del livello inferiore. L’assenza di una decorazione e di materiali di pregio fa supporre che si tratti di locali di servizio.

Sullo stesso piano degli archi, a circa un metro e mezzo dalla superficie, sono state scoperte tre cavità di forma semicircolare dal diametro di venti centimetri. Gli archeologi pensano che siano alloggiamenti di meccanismi per lo scorrimento del pavimento ligneo della sala da pranzo girevole. All’interno delle cavità è stato ritrovato anche del materiale di origine minerale e non solo dalla strana consistenza che potrebbe essere stato usato per la lubrificazione dei meccanismi e facilitarne lo scivolamento.

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I ricercatori hanno effettuato questa scoperta eccezionale quasi per caso: infatti, i lavori sono stati organizzati per mettere in sicurezza quell’area della terrazza che era pericolante per via del dissesto idrogeologico che interessa le sostruzioni in laterizio costruite per realizzare l’enorme spiazzo.

Gli esperti sono sicuri che la struttura sia stata realizzata in epoca neroniana, certamente dopo l’incendio del 64 visto che non sono state individuate tracce del disastro. La sala fu frequentata per poco tempo: dal 65 fino al suicidio dell’imperatore avvenuto tre anni dopo.

Per chiarire i dubbi è necessario continuare a scavare e, vista l’importanza degli indizi, il commissario delegato per gli interventi urgenti nei siti archeologici di Roma e Ostia Antica, Roberto Cecchi, ha già stanziato altri fondi per riportare alla luce tutta la struttura allo scopo di scoprire se si tratti davvero della sala neroniana.

Gli scavi sono già stati allargati di nove metri in direzione della valle del Foro e sino ad ora è stato riportato alla luce il giardino severiano. Al suo centro si trova un blocco in marmo di forma irregolare, unica traccia della struttura monumentale severiana, ciò che resta del lavoro degli scalpellini e dei marmorari che si occupavano del completamento dei palazzi delle ricche famiglie romane e della preparazione del materiale per le famose caldare impiegate per lo scioglimento dei marmi di Roma antica e la loro trasformazione in calce. Sul suolo sono state trovate tracce delle lastre marmoree che reggevano l’ornamento del giardino. È stato anche trovato uno scheletro umano completo stampato sul terreno, forse risalente al medioevo e due tombe a cappuccina risalenti al VI-VII secolo.

I lavori di scavo sono incominciati a giugno 2009 grazie ai fondi stanziati dalla Soprintendenza romana e ora saranno estesi con i fondi concessi dal commissariamento per gli interventi urgenti.

Con l’apertura al pubblico di Vigna Barberini viene anche offerto ai visitatori un nuovo strumento di informazione: una mappa, in italiano e in inglese, realizzata dalla Electa e distribuita insieme al biglietto senza costi aggiuntivi.

Attualmente esistono quarantuno progetti in diversi stadi di esecuzione che si propongono di aprire nuovi percorsi, mettere in sicurezza, ripulire, montare nuova segnaletica e info-point, rendere le aree romane più piacevoli ai visitatori e sono diretti alla zona centrale di competenza statale, al centro storico, a tredici municipi suburbani, a Ostia Antica e al Museo Nazionale Romano.

Il Foro Romano, il Palatino e il Colosseo sono aperti tutti i giorni con il seguente orario: 8.30 – un’ora prima del tramonto e sono visitabili con lo steso biglietto (9 euro intero; 4,50 ridotto; 3 euro di supplemento per le mostre). Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare il numero 06-39967700 o visitare il sito www.pierreci.it.

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