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Italia, Sardegna – Ttrovata la pianta che provocava nei condannati un ghigno sardonico

L’esperto di botanica farmaceutica Mauro Ballero (Università di Cagliari) e il chimico Giovanni Appendino (Università degli Studi del Piemonte) hanno recentemente effettuato una importante scoperta che avallerebbe una antica credenza, secondo la quale gli antichi sardi avrebbero sacrificato al dio Crono gli anziani non più capaci di mantenersi. Nel corso di un rito ad essi veniva somministrato l’estratto dell’Herba sardonia, pianta che provocava sul volto delle vittime un’espressione similare a un sorriso, per far sembrare felici i vecchi sacrificati e per propiziare la vita dei più giovani. Ora questa ipotesi non più è soltanto un mito. Gli studiosi hanno riconosciuto la pianta impiegata nel rituale: è l’Oenanthe crocata, volgarmente conosciuta come “sedano acquatico”, “prezzemolo del diavolo” o “finocchio d’acqua”, che nella zona mediterranea cresce soltanto in Corsica e in Sardegna.

L’avvelenamento di questa pianta è mortale se non viene curato in tempo e causa la contrazione dei muscoli delle labbra, evidenziando i denti: il termine “riso” proviene da questa peculiarità dell’intossicazione.

Invece, rimane controversa l’origine del rituale collegato al riso sardonico. Infatti, su questo punto gli esperti sono divisi: alcuni pensano che abbia origini sarde e arrivano a individuare il sito dei sacrifici in alcuni precipizi nei quali venivano gettate le vittime; altri attribuiscono la tradizione ai Cartaginesi e ai Fenici che conquistarono le coste dell’isola e praticavano rituali sacrificali.

L’Oenanthe crocata non si usa più per rituali religiosi, ma in Sardegna è ancora molto diffusa e ciò la rende una pianta pericolosa. Una decina di anni fa venne pubblicata la notizia del ritrovamento del cadavere di un pastore sardo deceduto per intossicazione con il viso contratto nel caratteristico ghigno inquietante.

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