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Italia, Taranto – area archeologica marina ridotta a cantiere abusivo

I sub dei Carabinieri del comune di Taranto hanno terminato l’operazione investigativa a più di cinquanta metri sott’acqua ove il 14 ottobre scorso vennero segnalati due individui per il crimine di possesso di beni culturali appartenenti allo Stato italiano. Il lavoro specialistico ha permesso la collocazione sicura delle anfore restate incrostate sul fondale insieme all’intera merce della nave, il recupero di quelle restate esposte e rubabili in maniera più facile e l’accertamento del danno effettivo provocato all’importante sito archeologico, formato da un ingente deposito di anfore, che, il furto ha praticamente dimezzato e sventrato.

I ladri, usando strumenti di fortuna, come zappe, scalpelli, martelli, aste pesanti, picconi e rastrelli, di sicuro non adatti a simili lavori quando questi sono autorizzati, che ora sono stati sequestrati dai Carabinieri sommozzatori, hanno infranto l’integrità dell’area archeologica che da più di 2 millenni era serbata sotto uno strato di incrostazione marina, trasformandola in un cantiere. Difatti, oltre 15 anfore, integralmente rinvenute dai sommozzatori, si trovavano in prossimità al sito già pulite e separate dal resto del mucchio.

È probabile che il gruppo di anfore, oramai praticamente ridotto a metà dalla detrazione di trentotto di esse scoperte dentro a un deposito che in precedenza, a causa di un camuffamento naturale, appariva mimetizzato con le rocce e la configurazione tipica del fondo, sia stato in modo ulteriore guastato e manipolato poiché il terreno è oramai diventato friabile perciò perfino removibile semplicemente con un pennello.

La manovra di Polizia conclusasi il 14 ottobre 2008 si è rivelata importantissima poiché ha bloccato un’operazione di depredazione che certamente, se fosse continuata nel tempo, avrebbe potuto causare danneggiamenti ancora più grevi e insanabili al valore culturale e storico dell’area archeologica, perché quasi certamente i malfattori sarebbero arrivati a saccheggiare anche le testimonianze della nave che portava le anfore.

Mesto finale che avrebbe “strappato” all’Archeologia navale, come scienza basilare che si occupa dello studio del trasporto via mare nel periodo antico sotto l’aspetto sia geografico che storico, tutte le possibilità di compiere ricerche approfondite e sistematiche a proposito di quei fondali marini.

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