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Italia. Visite in crollo nei musei archeologici

Negli ultimi anni i visitatori di musei e siti archeologici sono in drastico calo: la tendenza negativa delle strutture museali è un dato di fatto dal 2007. Se nel 2008 gli accessi totali agli istituti museali statali sono stati 33105281, nel 2009 sono stati registrati 32344810 ingressi, con una diminuzione del tre per cento e del sei per cento rispetto al 2007. Ma il trend dell’archeologia sembra precipitare la parabola negativa: se nel 2006 i visitatori sono stati 16816125, i dati presentati dal sito del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali rivelano che nel 2008 e nel 2009 sono stati rispettivamente 14777083 e 14085562. Se guardiamo agli introiti la situazione si fa ancora più nera: 57706449,58 euro del 2009 rispetto ai 62964998,81 guadagnati nel 2008 con un calo dell’otto per cento. 

L’indagine del Mibac è ovviamente limitata alle strutture statali e non considera il patrimonio gestito dagli Enti territoriali che in alcune zone sono decisamente prevalenti o esclusivi, come per il Trentino Alto Adige o la Sicilia. Ma i dati non sono confortanti neanche per loro: ad esempio, i famosi Musei Capitolini, proprietà del Comune di Roma, hanno registrato 516420 visitatori nel 2008 contro i 452232 dell’anno precedente.

In Italia ci sono circa milleottocento siti e monumenti archeologici, senza considerare i musei specifici e le strutture che incorporano sezioni dedicate all’antichità. Secondo i dati del Touring Club, questa offerta culturale è frequentata da 21,6 persone su 100 almeno una volta all’anno. Purtroppo, la maggior parte dei visitatori sono attirati soltanto dai siti famosi come gli scavi di Pompei o il sistema di Colosseo, Fori, Palatino e Pantheon.

Il nostro Paese non riesce a valorizzare il suo patrimonio culturale diffuso, specialmente nell’Italia del sud dove si presenta come risorsa sottoutilizzata e mal utilizzata come testimonia il sovente ricorso alla politica dei commissariamenti. Una delle soluzioni più frequentata è l’intervento dei privati nella valorizzazione e gestione del patrimonio culturale italiano. Però, essi si concentrano soprattutto e quasi esclusivamente sui siti e sui musei dei grandi numeri come gli scavi di Pompei, gli Uffizi o il Colosseo e si concentrano preferibilmente sui visitatori stranieri che ogni anno visitano le meraviglie d’Italia.

Come rivela l’indagine presentata lo scorso febbraio a un convegno e realizzata dal Centro Studi Gianfranco Imperatori dell’Associazione Civita, esiste anche un problema nella comunicazione da parte delle strutture museali a un pubblico differenziato. Lo studio ha evidenziato che l’utenza è composta soprattutto da donne tra i 25 e i 44 anni e che gli allestimenti sono stati giudicati complessi, sovraffollati di oggetti e dispersivi, anche se coerenti dal punto di vista scientifico. Il quattordici per cento del pubblico si dichiara insoddisfatto dai pannelli informativi, dalle audio guide e dalle guide e il museo appare agli utenti distante per via della sua scarsa fruibilità. Inoltre, la sovrabbondanza delle opere fa sì che i visitatori si soffermino brevemente davanti a ognuna.

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