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Kylix di Euphronios e Onesimos da Caere

Kylix di Euphronios e Onesimos, capolavoro restituito

Dal trafugamento alla restituzione

KYLIX DI EUPHRONIOS ED ONESIMOS DA CAERE

La kylix (fig. 1, foto 1) firmata da Euphronios è una grandiosa coppa attica a figure rosse modellata da Euphronios e decorata dal suo allievo Onesimos. E’stata consegnata dal Paul Getty Museum di Malibu al Ministero per i Beni e le Attività Culturali il 5 febbraio 1999 insieme ad altre due opere, una testa marmorea, trafugata a Venosa e un torso di Mitra che decorava la peschiera della Villa Giustiniani a Bassano Romano. La coppa venne rubata negli scavi di Cerveteri negli anni 70 e i suoi frammenti sono stati venduti in modo illegale nel corso degli anni.

Il ruolo decisivo degli studi per la restituzione

Le archeologhe Maria Antonietta Moretti e Maria Antonietta Rizzo, attraverso un attento studio, sono riuscite a localizzare con esattezza il luogo in cui la kylix era stata rinvenuta. La lacunosità di conservazione della coppa ha subito fatto pensare che non provenisse da contesto funerario bensì da area urbana. A conferma di ciò ha concorso la lettura dell’iscrizione incisa sotto il piede, recante una dedica ad Ercole, nella quale sono riconoscibili caratteri ceretani. Proprio grazie ad essi si è potuto dimostrare che la kylix provenisse da Caere e precisamente dal grande santuario dedicato ad Ercole, che gli scavi fatti tra il 1994 e 1995 avevano localizzato ai margini sud- orientali del pianoro urbano.

Caratteristiche generali della kylix

La kylix, databile intorno al 500-480 a.C. circa, è una delle più grandi coppe che siano mai giunte a noi, infatti ha un diametro di 46, 5 cm e un’altezza di 20, 5 cm. Risulta decorata sia sul lato esterno che all’interno della vasca ma in entrambi i casi la decorazione è giunta a noi in stato molto frammentario.

La parte interna è costituita da un tondo centrale separato da un settore circostante tramite una bordura a meandro e la decorazione si svolge sia nel tondo centrale che nel settore ad esso circostante, particolare piuttosto raro, attestato soltanto in altri pochi casi.

Iscrizioni dipinte sulla coppa

Sotto il piede della coppa è visibile un’iscrizione etrusca, distribuita circolarmente e con ductus sinistrorso, che è la dedica ad Herakles. Il bordo del piede, invece, presenta i resti di un’iscrizione dipinta nella quale è riconoscibile la firma di Euphronios in qualità di vasaio. Una serie di didascalie, molte giunte a noi in stato assai lacunoso, permettono di identificare o tentare identificazioni dei personaggi dipinti sulla coppa.

Euphronios e Onesimos

L’attribuzione della coppa ad Euphronios, in qualità di vasaio, è stata possibile grazie ai resti dell’iscrizione dipinta sul bordo del piede. Euphronios è stato uno dei più grandi vasai del periodo arcaico ed è uno dei rappresentanti del cosiddetto Gruppo dei Pionieri, pittori che hanno portato la tecnica delle figure rosse al suo massimo livello di espressione. In una prima fase della sua carriera è stato attivo sia come vasaio che come pittore, negli ultimi anni invece sembrerebbe essersi dedicato esclusivamente all’attività di vasaio. Ci si è spesso chiesti cosa abbia indotto Euphronios ad abbandonare la pittura vascolare e tra le ipotesi, quella più accreditata sembrerebbe essere quella per cui sia stato costretto da problemi di salute, probabilmente per una diminuzione delle capacità visive. E’ proprio nell’ultima fase della carriera di Euphronios che hanno lavorato alla sua bottega diversi pittori e tra i più importanti è Onesimos, al quale, per l’assenza di iscrizioni con il suo nome sul vaso, si ascrivono i dipinti della coppa solo sulla base di osservazioni stilistiche

I dipinti della Kylix

Tondo centrale

KYLIX DI EUPHRONIOS ED ONESIMOS DA CAERE

La kylix di Euphronios costituisce uno dei più raffinati e complessi esempi di rappresentazione di Ilioupersis dell’epoca. Il fulcro principale dell’opera di Onesimos è costituito dal tondo centrale (fig.2, foto 2), che narra l’episodio relativo alla morte di Priamo. Secondo le fonti il vecchio re di Troia sarebbe stato ucciso presso l’altare di Zeus Herkeios del suo palazzo per sfuggire l’ira del suo aggressore, Neottolemo. Nella scena il pittore condensa l’uccisione di ben tre generazioni di Troiani: la morte di Priamo, la morte del nipote Astianatte e di uno dei figli, Deifobo, alla presenza della giovane Polissena. In questo modo il pittore si allontana dalle fonti letterarie, secondo cui né Polissena né Deifobo avrebbero assistito alla scena, con l’intento forse di creare una scena di maggiore tragicità e di sottolineare la caduta dell’intera stirpe troiana.

Settore attorno al tondo

Una bordura a meandro separa il tondo centrale dal settore ad esso circostante, che a differenza della maggior parte delle kylikes contemporanee, è stato anch’esso decorato. Anche in questo settore il dipinto si ispira ad avvenimenti dell’epos, narrando episodi relativi alla notte della presa della città di Troia. Una serie di scontri tra Achei e Troiani si sussegue lungo la fascia che circonda il tondo.

A cominciare da sinistra rispetto al tondo centrale e procedendo verso destra è possibile riconoscere una serie di scene, alcune più, altre meno facilmente riconoscibili:

  • La scena di liberazione di Aithra da parte dei nipoti Acamante e Demofonte. Il dipinto è ispirato all’Ilioupersis: Aithra, serva di Elena, viene liberata dopo una lunga prigionia iniziata con lo scoppio della guerra di Troia. Tipica della serva l’iconografia di Aithra, con i capelli corti, per i quali il pittore utilizza la vernice bianca per sottolinearne l’anzianità.

  • Una scena di scontro tra una donna troiana e un guerriero greco, la cui identificazione con Sthenelos è stata possibile grazie ai resti della didascalia. Interessante l’arma utilizzata dalla donna per combattere, il pestello, oggetto tipicamente femminile e molto raro nell’iconografia vascolare

  • L’episodio del ratto di Cassandra da parte di Aiace. E’facile intuire che il contesto rappresentato è santuariale in quanto tipici delle rappresentazioni di luoghi sacri sono i calderoni su treppiedi. L’episodio si ispira alla tradizione secondo cui Aiace recò violenza a Cassandra proprio presso il Palladio e poi sarebbe stato costretto a rifugiarsi presso l’altare di Atena per sfuggire l’ira dei compagni che avrebbero voluto lapidarlo.

  • Una scena di scontro tra un guerriero greco e due Troiani, uno dei quali è già ferito in terra. I resti del nome del Troiano potrebbero ricondurre alla figura di Ophruios o Ophrynos, forse soldato di Ophryneion, città della Troade.

  • Una scena di difficile identificazione, per la lacunosità dei dipinti, che si è ipotizzato possa essere l’ incontro tra Teanò e Antenor con Odisseo. La vecchia coppia sembrerebbe essere l’unica identificazione plausibile per i due personaggi; Antenor e Teanò furono ospitali verso Odisseo e Menelao quando prima dell’inizio della guerra di Troia Menelao venne nella città per chiedere la restituzione di Elena. Teanò e Antenor avrebbero salvato le vite dei due ambasciatori e proprio in ricordo di ciò i Greci decisero di salvare Antenor e la sua famiglia nel momento in cui venne presa Troia. La scena costituisce un unicum in quanto è l’unico esempio di rappresentazione dell’episodio giunto a noi.

  • Un altro gruppo visibile è quello costituito da Menelao ed Elena. Menelao si avvicina ad Elena con la spada tesa ma viene bloccato da Eros che interviene facendogli cadere l’arma. Questo è uno dei primi esempi di rappresentazione dell’episodio, riconoscibile soprattutto grazie alla presenza della spada caduta sul piede di Menelao

  • L’ultimo gruppo visibile è estremamente frammentario. Si scorgono solo una serie di piedi che sembrano appartenere a due figure maschili, tutti privi di calzari. Alla destra dei due c’è una donna con una doppia ascia, forse Andromaca o Antiope, moglie di Laocoonte. Forse la donna è venuta in soccorso ad uno dei due uomini di cui si scorgono i piedi; in questo caso allora l’uomo potrebbe essere un Troiano.

Pareti esterne del vaso

KYLIX DI EUPHRONIOS ED ONESIMOS DA CAERE

Le pareti esterne (fig.3, foto 3) del vaso si presentano in stato estremamente frammentario; la decorazione è delimitata in basso da un fregio a palmette e fiori di loto e da una bordura a meandro.

La scena è quella del ratto di Briseide da parte di Agamennone, narrata nel primo libro dell’Iliade; la serva viene portata via da Achille che la fa consegnare ad un ambasciatore di Agamennone. Nella scena ci sono Achille e Agamennone, rappresentati alle estremità della scena, uno a sinistra, l’altro a destra, mentre centrale è la figura di Patroclo che porta Briseide da Agamennone. Briseide, il personaggio con il fiore in mano, è vittima di un conflitto che la vede trascinata da un guerriero all’altro. Dietro di lei sono due araldi, riconoscibili per il tipico abbigliamento che li contraddistingue: petaso e clamide. Secondo le fonti scritte essi dovrebbero essere Taltybios ed Eurybates, mandati ad Achille da Agamennone. Accanto ad essi è Teti, identificabile grazie ai resti di iscrizioni. Achille, secondo le fonti scritte, avrebbe ordinato a Patroclo di portar via la giovane donna per poi ritirarsi di fronte al mare piangendo e pregando la madre, che poco dopo compare davanti ai suoi occhi a consolarlo.

L’altro lato della coppa è purtroppo molto frammentario ed è possibile vedere davvero poco dei personaggi che costituivano il racconto di questo settore della kylix. Si ipotizza che la scena rappresentata sia quella dello scontro tra Ettore e Aiace, di cui si parla nell’Iliade, (Iliade VII, vv. 264-267).

Aiace è visibile in un frammento che non è compreso nell’opera di restauro del vaso ma che risulterebbe essere parte integrante di questo settore della coppa. Ad assistere i due eroi sono due divinità: Atena per Aiace, Apollo per Ettore.

KYLIX DI EUPHRONIOS ED ONESIMOS DA CAERE

Il personaggio di Aiace (fig.4, foto 4) spicca nel complesso della decorazione per una serie di caratteristiche iconografiche. Innanzitutto è contraddistinto da una dettagliata anatomia, ha il cosiddetto occhio azzurro, particolare modo di rendere l’occhio tramite la realizzazione in nero dell’iride e a risparmio del resto. Infine è l’unico ad avere delle lunghe ciglia. Possiamo immaginare che il pittore avesse voluto mettere in evidenza in questo modo il personaggio, per importanza, rispetto agli altri.

Didascalie foto

  • Fig.1 La kylix di Euphronios e Onesimos, il tondo centrale e il settore circostante
  • Fig.2 Il tondo centrale della kylix
  • Fig.3 Le pareti esterne del vaso e l’iscrizione etrusca sotto il piede
  • Fig.4 Frammento della scena di scontro tra Aiace ed Ettore e confronto tra l’iconografia del personaggio di Aiace e quella di un altro dei guerrieri della coppa

Bibliografia

  • Colonna 1989-90 = G. Colonna, Le iscrizioni votive etrusche, in ScAnt 3-4, 1989-90, pp. 898-903
  • Cristofani 1996 = M. Cristofani, Ancora su una kylix ceretana con dedica a Hercle nel J. Paul Getty Museum, in QuadEI, Roma 1996, pp. 55-60
  • Moretti Sgubini = M. Moretti Sgubini, Euphronios poise: un dono d’eccezione ad Ercole Cerite, Roma 1999
  • Rizzo 1997 = M. A. Rizzo, La coppa di Euphronios ed Onesimos, in BdA 101-102, Supplem., ROMA 1997, pp. 71-83

2 Commenti su Kylix di Euphronios e Onesimos da Caere

  1. Sono molto riconoscente per la “scheda” che trovo completa ed esauriente. Oltre al testo per punti, semplice e chiaro, trovo essenziali le immagini assai preziose. Per un dilettante, qual’io sono, desidero sottolineare inoltre due aspetti: l’accessibilità e la disponibilità. Ancora grazie, studierò a fondo. Ugo Altinier

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