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La “triplice cinta”, un saggio sui misteri medievali

Non soltanto misteri medievali, ma anche giochi in uso tra il popolo e ormai spariti dai costumi e restati “segnati” su percorsi di pellegrinaggio, chiese, spazi in mano ai templari, anche nei paesini bergamaschi di Verdello e Vilminore. Questo e tanto altro nel saggio composto a due mani da Giulio Coluzzi e dalla ricercatrice Marisa Uberti, la quale risiede a Spirano e da diversi anni è impegnata in temi culturali legati, in particolar modo, al simbolismo e all’archeologia misteriosa. Questo saggio, che s’intitola I luoghi delle Triplici cinte in Italia, si può trovare nelle maggiori librerie italiane e, ovviamente, su duepassinelmistero.com il sito della scrittrice bregamasca, possiamo trovare chiarimenti e approfondimenti. 

Marisa Uberti spiega che la Triplice Cinta costituiva un gioco di pedine popolare, conosciuto anche col nome di filetto, dall’origine cronologica e geografica tuttora ignota. Gli studi archeologici hanno confermato la presenza di alcuni esemplari di questo gioco in India antica, in Egitto, nell’Impero Romano, perfino nelle incisioni rupestri in Val di Scalve o in Valcamonica. In sostanza è uno schema utilizzato per un gioco con le pedine, il cui obiettivo era quello di fare tris, conosciuto in Bergamasca in antichità col nome di Tabula Babula.

Il saggio affronta la materia sia studiando il gioco che tentando di esaminare il significato allegorico della Triplice Cinta. Per esempio, ci si domanda in che modo si riuscisse a giocare quando i segni venivano posti su muri inclinati o verticali; o per quale motivo si sono ritrovati i segni di questo gioco sui percorsi medievali frequentati dai pellegrini di ritorno da Gerusalemme. Non si esclude, per esempio, che questo gioco potesse essere un segno di riconoscimento.

Conosciuto sia al tempo dei Romani che in epoca medievale, troviamo il gioco della Triplice Cinta in incisioni rupestri in Val di Scalve o in Val Canonica, sulle porte delle case, all’interno dei chiostri dei monasteri, su manufatti per la divinazione oppure su pavimenti stradali. Uberti racconta che sono state scandagliate molte regioni italiane, per esempio la sua equipe è salita sino alla cella campanaria posta nel campanile del comune di Vilminore (BG), e lì sono stati scoperti ben quattro modelli diversi, tra i quali due alquerque (noto anche come tris multiplo). Il saggio sulla Triplice Cinta costituisce il primo censimento nazionale ed è destinato ad ampliarsi: si attendono i suggerimenti e le indicazioni di ulteriori luoghi dai lettori.

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