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Lamia

Lamia

La vita e il mito

Figlia di Belo, antico sovrano d’Egitto e figlio di Poseidone, fu una regina di Libia. Piacque a Zeus a cui diede dei figli che furono uccisi da Hera, per gelosia, tranne Scilla. La dea le tolse anche il sonno e Zeus, impietosito, le donò la capacità di togliersi gli occhi e rimetterseli a piacimento (1). Il suo carattere si inasprì a tal punto da divenire un mostro che uccideva i fanciulli e, insieme a Empusa, succhiava il sangue delle vittime (2).

Aspetti antropologici

Lamia è assimiliabile a Neith, divinità egizio-libica della battaglia, donna dal volto ferino. Il suo culto, come quello della dea arcade Alfito, venne soppresso e divenne un mostro per spaventare i bambini (3). Il suo nome è messo in relazione all’aggettivo lamyros (ingordo) derivato da laimos (gola) in riferimento alla lascivia del personaggio (4).

Lamia, insieme a Gelo (spirito di una giovane di Lasbo che rapiva i bambini) (5) e a Empusa rappresenta una sorte di “vampiro” dell’antichità. Vengono anche citate al plurale (lamiae ed empusae) come incarnazione di incubi dell’uomo (ritorno dei morti nel mondo dei vivi).

Riferimenti bibliografici

  • Aristofane, Pace.
  • Aristotele, Etica, VI.
  • AA.VV., Dizionario di antichità classica.
  • Diodoro Siculo, Biblioteca storica, XX.
  • R. Graves, I miti greci.
  • Plutarco, Della Curiosità, II.
  • Strabone, Geografia, I.

Note

  1. AA.VV., Dizionario di antichità classica.
  2. Aristofane, Pace, 757; Aristotele, Etica, VII, 5; Diodoro Siculo, Biblioteca storica, XX, 41; Plutarco, Della Curiosità, II; Strabone, Geografia, I, 11, 8.
  3. R. Graves, I miti greci, 184.
  4. Ibidem.
  5. AA.VV., Dizionario di antichità classica.

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