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Leptis Magna, archi, calcidico e mercato

Archi di Tiberio e Traiano

Procedendo sul “cardo massimo”, la via che va dal mare al retroterra, verso nord-est si incontrano prima un semplice arco in arenaria ad un solo fornice dedicato all’imperatore Tiberio nel 35-36 d.C. e poi l’arco tetrapilo di Traiano. Quest’ultimo, eretto a commemorazione della concessione dello stato di colonia alla città, sorgeva all’incrocio di questa via con il “decumano” che portava al teatro.

Calcidico

Attraversato l’arco di Traiano, una scalinata di otto larghi gradini permette l’accesso al complesso di edifici noto con il nome di calcidico. Eretto tra l’11 e il 12 d.C. grazie alla munificenza del ricchissimo cittadino Iddibal Caphada Aemilius e dedicato all’imperatore Augusto, il calcidico, un lungo colonnato con un largo spazio quadrangolare porticato e circondato da ambienti e vari annessi, doveva essere uno dei più importanti monumenti pubblici costruiti fino ad allora nella città. Certamente, con il portico e il piccolo tempio al centro, l’ingresso al calcidico imponeva una facciata monumentale al corso della strada maggiore della città che lo costeggiava. Nella cella del tempietto, l’esistenza di due basi simmetriche che interrompono lo zoccolo di fondo fanno pensare che esso non fosse dedicato al solo Augusto, come sappiamo con certezza dal rinvenimento dell’iscrizione monumentale, ma che all’imperatore fosse associata un’altra divinità, forse Roma o Venere, progenitrice della famiglia Giulia. Quest’ultima, non a caso, è citata con l’epiteto di calchidica in una iscrizione di età antonina proveniente dal monumento stesso. Nel calcidico sono state rinvenute, tra le altre, una testa-ritratto di Augusto, probabilmente appartenente al simulacro del tempio, e la statua di Iddibal Caphada Aemilius, uno dei più alti prodotti artistici del ritratto romano in Africa. Per ciò che riguarda le funzioni dell’edificio, la sua vocazione commerciale è pressocchè certa: il rinvenimento di un campione in pietra di misure lineari ha fatto ipotizzare che vi fosse ospitato un mercato di stoffe, anche se non del tutto priva di fondamento sembra essere l’ipotesi che si trattasse, invece, di un luogo deputato alla vendita di metalli; il rinvenimento di una serie di sculture marmoree, tra cui un elefante, una pantera e un leone che addenta un vitello ha indotto infine ad ipotizzare che ad un certo punto della sua storia esso fosse stato destinato anche al commercio di belve da anfiteatro.

Mercato

Ancora verso nord-est, la strada è fiancheggiata dal mercato: il complesso, voluto tra il 9 e l’8 a.C. dal ricco leptitano Hannobal Rufus, si compone di una grande corte porticata sviluppata attorno a due grandi padiglioni (macella), dei quali l’uno in calcare e l’altro in arenaria e marmo, con portici ottagonali all’esterno e un anello interno di arcate disposte circolarmente. Tra le colonne dei portici che circondavano il piazzale quadrilatero è possibile scorgere ancora oggi le mensae di marmo delle antiche botteghe su sostegni decorati da delfini o da grifi. Il mercato, come altri edifici pubblici della città, subì numerosi interventi soprattutto a partire dal II secolo d.C.

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