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Leptis Magna

Sulla costa occidentale della Libia, circa 130 km ad est di Tripoli (antica Oea) sorge Leptis Magna, uno dei più importanti siti archeologici del Nord Africa e del bacino del Mediterraneo.

Leptis Magna: la nascita, lo sviluppo e la decadenza

Leptis nasce, alla fine del VII secolo a.C., come emporium di Cartagine, quale approdo utile al potenziamento ed allo sfruttamento delle vie di penetrazione verso l’interno del paese e, in particolare, verso le ricche risorse del continente sub-sahariano. Alla base della scelta della futura Leptis come punto di scalo e ancoraggio, la particolare posizione della città: sul golfo tra la piccola Sirte (attuale Golfo di Gabés) e la grande Sirte (attuale Golfo di Sidra), costituiva infatti un porto naturale alle foci dell’attuali uadi (fiume) Lebdah, offrendo protezione e riparo per le imbarcazioni costrette alla navigazione di cabotaggio lungo l’inospitale e pericoloso tratto di costa tra il promontorio cirenaico e quello cartaginese.

L’origine del nome (leptis negli autori greci, lepcis nelle fonti latine) conferma la fondazione punica della città che, insieme agli empori di Oea e Sabratha, diviene in età romana il più importante centro della Tripolitania romana. Solo tra la fine del I e l’inizio del II secolo d.C. la città acquisisce l’epiteto di Magna.

Tributaria di Cartagine almeno dal IV secolo a.C., con la fine della seconda guerra punica (201 a.C.) la città passa sotto il dominio dei re numidi Massinissa e Micipsa vivendo in condizioni di ampia autonomia che le permettono di conservare la maggior parte dei propri culti e delle leggi e di commerciare liberamente. Nel 111 a.C. e durante tutta la guerra giugurtina (111-105 a.C.) Leptis è legata a Roma con un trattato di amicizia ed alleanza e vive in uno stato di effettiva indipendenza che favorisce l’enorme incremento delle sue attività commerciali nel bacino del Meditarreaneo (in particolare lo sfruttamento delle riserve dell’Africa interna e l’esportazione di grano e dell’olio del Gèbel). L’espansione della sua economia si riflette, tra la fine del II e l’inizio del I secolo a.C. in una importante crescita urbanistica. Al 46 a.C. risale la dura ammenda di tre milioni di libbre d’oro ed il declassamento da alleata a civitas stipendiaria inflittole da Cesare per aver fornito aiuti all’avversario Giuba ed ai pompeiani.

Dal 27 a.C., con la riorganizzazione augustea delle province, la città fa parte dell’Africa Proconsularis e le sue vicende rispecchiano, come per Oea e Sabratha la graduale integrazione nell’organismo imperiale romano.

Municipium sotto Vespasiano (69-79 d.C.) e poi colonia con Traiano (98-117 d.C.), Leptis conosce rilevanti rinnovamenti architettonici con Adriano (117-138 d.C.) e Antonino Pio (138-161) ma solo con Settimio Severo (193-211 d.C.) che vi era nato nel 146 d.C. e che concede alla città lo ius italicum (una sorta di esenzione degli oneri fiscali dovuti a Roma) raggiunge l’apice del suo sviluppo politico, economico e commerciale. Su impulso dei Severi, è interessata da numerosi progetti edilizi che ne cambiano radicalmente l’aspetto facendo della rinnovata monumentalità l’espressione tangibile della sua importanza tra le città dell’Africa romana.

Le condizioni di Leptis mutano con la profonda recessione economica e demografica che investe tutto il bacino del Mediterraneo alla fine del III secolo d.C. Tra il 306 e il 310 d.C. circa un gravissimo terremoto colpisce le città della Tripolitania provocando ingenti danni anche agli edifici di Leptis. I segni di una crisi incipiente si leggono nella lentezza con cui, del decennio post-terremoto, procedono le ricostruzioni in un centro cittadino ormai ridimensionato; in questo periodo, probabilmente proprio grazie alla copiosa quantità di materiali architettonici resi disponibili dai crolli degli edifici, Leptis avvia la costruzione della propria cinta muraria. Come attesta Ammiano Marcellino (RG, XXVIII, 6,4,15) saranno proprio le mura della città a fermare le tribù nomadi degli Austuriani che, sul finire del 363, dall’interno della regione giungono ad assediare Leptis.

La decadenza degli empori tripolitani nel IV secolo è ormai generalizzata e resa irreversibile da un altro disastroso sisma, quello del 21 Luglio del 365 d.C. Le tracce del terremoto sono riscontrabili ovunque nella regione: a Leptis la violenta inondazione dell’abitato provocata dalla rottura della diga dello uadi Lebdah determina l’abbandono di vaste aree della città e la messa fuori uso di molti edifici pubblici. I gravi danni strutturali all’anfiteatro e al teatro segnano la fine del loro utilizzo come edifici per spettacoli e la loro trasformazione, tra la fine del IV e il V secolo, in nuclei abitati fortificati. Con l’invasione dei Vandali (429-455 d.C.) la città viene abbandonata dai suoi abitanti ed il porto è insabbiato; ridotta al ruolo di semplice piazzaforte sopravviverà durante l’occupazione bizantina e fino al momento della conquista araba del 666-667.

Alla metà dell’XI secolo, con l’invasione del Maghreb da parte delle feroci orde delle tribù beduine dei Beni Hilal e dei Beni Suleim, gli ultimi echi del mondo antico si spengono e Leptis cade in un oblio lungo almeno quattro secoli.

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