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Livia Drusilla

livia-drusilla

nome: Livia Drusilla Claudia (58 a.C. – 29 a.C.)
origini: dinastia giulio-claudia
famiglia: figlia di Marco Livio Druso Claudiano e di Alfidia, moglie di Ottaviano Augusto, madre di Tiberio e di Druso maggiore, nonna di Germanico e di Claudio, bisonna di Caligola e trisavola di Nerone.

Immortalata in decine di ritratti marmorei, moglie, madre, imperatrice, Livia Drusilla Claudia, sposa del primo imperatore, Ottaviano Augusto, sintetizzò nella propria figura il vertice del potere e dell’influenza che una donna poteva raggiungere a livello sia pubblico, sia familiare, nella Roma del tempo. 

Il destino la legò per 51 anni a colui che, in precedenza, era stato nemico: il primo marito di Livia, infatti, Tiberio Claudio Nerone, militava nel partito dei congiurati in lotta contro Ottaviano e Marco Antonio e la posizione anti-ottavianea fu conservata da Claudio Nerone anche quando la fazione venne definitivamente sconfitta nella battaglia di Filippi. Livia e il figlio Tiberio, allo scopo di evitare le pesanti sanzioni previste, dovettero abbandonare temporaneamente l’Italia per rifugiarsi in Grecia.

Livia incontrò Ottaviano nel 39 a.C., al rientro a Roma. Ottaviano aveva già avuto una moglie, Clodia, figlia di Publio Clodio Pulcro e di Fulvia e, in quel momento, era sposato con Scribonia, appartenente alla famiglia patrizia dei Liboni, dalla quale era nata Giulia Maggiore. Nonostante ciò, la tradizione narra dell’amore a prima vista di Ottaviano per Livia, che egli decise di sposare immediatamente, costringendo Livia a divorziare da Claudio Nerone.

Pur non volendo sminuire l’esistenza e l’importanza dell’aspetto sentimentale, è altrettanto certo che sulle scelte matrimoniali di Ottaviano pesarono non poco considerazioni e calcoli di tipo politico: tutte e tre le mogli provenivano da famiglie di rango consolare e Livia, in particolare, dalla gens nobiliare dei Claudii, la cui alleanza rientrava fra gli obiettivi strategici del futuro imperatore. Tre giorni dopo il matrimonio con Ottaviano, Livia diede alla luce il figlio Druso, che attendeva da Nerone.

Sebbene la ragion di Stato avesse in buona parte determinato il matrimonio con Livia, la coppia diede, per oltre dieci lustri, uno straordinario esempio di lealtà reciproca e di vita sobria, anche se i detrattori di Ottaviano sostenevano malignamente che l’imperatore fosse paladino della moralità nella propria condotta pubblica ma poi, in privato, non fosse capace di altrettanta coerenza.

Pure su Livia, del resto, iniziò a circolare una doppia rappresentazione: si diceva, infatti, che sotto le apparenze di un’ostentata moralità, l’imperatrice avesse dispiegato la propria influenza ed autorità soprattutto per favorire l’ascesa politica e sociale politica dei figli avuti dal precedente matrimonio con Tiberio Claudio Nerone: Druso, che aveva sposato Antonia minore, nipote di Augusto, e Tiberio, poi adottato dall’imperatore nel 4 a.C.

Dal canto suo, Augusto, non avendo figli maschi in linea diretta, aveva inizialmente designato come erede Marco Claudio Marcello, figlio della sorella Ottavia, al quale aveva dato in sposa la propria figlia, Giulia. Dietro la prematura scomparsa di Claudio Marcello, si vociferava esistessero trame di Livia, che non avrebbe avuto molta simpatia per il genero, anche se, come ovvio, non esistono prove certe.

Secondo le disposizioni testamentarie di Ottaviano Augusto, morto nel 14 d.C., a Livia venivano conferiti un terzo del patrimonio, il titolo di Augusta e l’adozione imperiale: un provvedimento, quest’ultimo, che consentì alla vedova di entrare a far parte a pieno titolo della gens patrizia dei Giulii. Livia (ora ufficialmente nota come Giulia Augusta), dal canto suo, contribuì all’elezione ad imperatore del figlio Tiberio, il quale, in segno di gratitudine, fece approvare nell’anno 20 una legge che equiparava al tradimento ogni eventuale diffamazione nei confronti della madre.

Ma, come tutto ciò che è umano, anche il senso di riconoscenza, fosse pure quello di un figlio verso la propria genitrice, a volte è mutevole: l’ultimo scorcio della vita dell’imperatrice madre fu, infatti, amaraeggiato dal crescente contrasto con il figlio Tiberio che, forse per una sorte di malcelato orgoglio, non riusciva a tollerare di essere asceso al soglio imperiale grazie al prestiglio e all’influenza di lei. Tiberio giunse a porre il veto alla decisione del Senato di conferire a Livia il titolo di Mater Patriae e, non contento, dopo la sua scomparsa, avvenuta nell’anno 29, si rifiutò di divinizzarla, respingendo tutti i titoli che il Senato intendeva attribuirle.

A rendere giustizia alla memoria di Livia pensò l’imperatore Claudio, il quale, nell’anno 42, provvide a divinizzare la nonna, da quel momento in poi onorata nei giochi pubblici della capitale.

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