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Livorno. Scoperta foresta pietrificata sulle colline livornesi

Ad oltre 10 milioni di anni fa dovrebbe risalire la foresta pietrificata rinvenuta, negli scorsi giorni, sulle colline livornesi. Un scoperta di eccezionale importanza visto che in Italia si contano solo sei siti di questo genere attribuibili, quasi tutti, a periodi più recenti.

Fautore della scoperta è Franco Sammartino, componente del Gruppo archeologico-paleontologico del Museo di Storia Naturale di Livorno, citato di recente in un altro articolo che gli attribuiva la scoperta della necropoli ad incinerazione nei pressi di Parrana San Martino.

Sammartino con una sezione di tronco fossilizzato
Sammartino con una sezione di tronco fossilizzato

Lo studioso del territorio livornese afferma che l’esatta ubicazione della foresta non verrà svelata fin quando non se ne completerà lo studio e l’esplorazione, così da scongiurare il rischio di danni e furti, eventi accaduti in Sardegna in un sito analogo.

L’estensione piuttosto limitata del sito (poche centinaia di metri quadri) è dovuta all’erosione dell’area durante i millenni ed alla tipologia di foresta. L’area infatti doveva ospitare un ambiente prevalentemente paludoso, probabilmente posto ai margini di una laguna vicina al mare, in cui le piante potevano crescere solo nelle residue aree emerse.

L’epoca in cui la foresta era in vita è il Miocene ( da 23,03 milioni di anni fa a 5,33 milioni di anni fa), alla nostra latitudine il clima era piuttosto caldo e di tipo tropicale. Proprio in questo periodo si ebbe la formazione del mare Mediterraneo, dovuta alla chiusura dell’Oceano Tetide ed allo sprofondamento della crosta continentale che lasciò affiorare dalle acque il vasto Paleo-arcipelago Toscano (formato dalla Capraia, i Monti di Casciana, il Capo Corso, il Volterrano ed i Monti Livornesi) che rimarrà invariato per milioni di anni.

Sezione di fusto fossilizzato in cui sono visibili gli anelli di accrescimento.
Sezione di fusto fossilizzato in cui sono visibili gli anelli di accrescimento

Dopo una prima analisi dei resti pietrificati, Sammartino e Antonio Borzatti von Löwenstern (conservatore della sezione botanica del Museo), hanno individuato la presenza di due specie vegetali, il ginepro e il così detto cipresso delle paludi (Taxodium). I reperti, trasferiti al Museo per ulteriori analisi, hanno mantenuto perfettamente la loro anatomia originaria (canali resiniferi, anelli di accrescimento, etc.) mentre i tessuti durante la fossilizzazione si sono trasformati in varie tipologie di silice come il calcedonio, l’opale ed il quarzo cristallino (fenomeno molto raro).

Le foreste fossili conosciute in Italia sono a Zuri (OR), Dunarobba (TR), Martis (SS), Stura di Lanzo (TO), Torre Ovo (TA) e Cesano (AN). La più famosa foresta pietrificata del mondo si trova nel deserto dell’Arizona e risale a 225 milioni di anni fa; se ne conoscono anche in Galles (a Wrexham), in Ungheria (a Bükkàbràny), in Germania (a Chemnitz), in Grecia (a Lesvos), nella Patagonia Argentina (a Santa Cruz), nel Colorado ed in California.

Per maggiori informazioni:

sito internet del Museo: http://www.provincia.livorno.it/attivita/museo/home.htm

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