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Luciano di Samosata

Luciano di Samosata

Luciano di Samosata è una delle figure più versatili di età imperiale, poiché trattò un’ampia gamma di argomenti, dalla lode di una mosca ai dialoghi degli dei, variando notevolmente i toni, dalla comicità alla violenta invettiva. Aveva una eccezionale competenza letteraria ed è considerato uno degli autori più divertenti della letteratura greca.

Vita

Le poche notizie biografiche che possediamo, le traiamo dal Sogno e dalla Doppia accusa. Nacque a Samosata, nella Siria Commagène intorno al 120, da una famiglia modesta e fu avviato all’arte dello scalpellino presso suo zio. Feritosi subito il primo giorno, il ragazzo fece un sogno nel quale era conteso da due donne, l’arte statuaria e la cultura letteraria e scelse, alla fine, quest’ultima. Sappiamo che viaggiò molto: in Ionia, in Grecia, in Gallia e in Italia. Intorno ai quarant’anni abbandonò la Retorica, personificata come una moglie che lo ha aiutato ad ottenere fama e successo, per convivere con il Dialogo, personificazione della filosofia. Degli ultimi anni della sua vita non sappiamo molto; sicuramente morì dopo Marco Aurelio (180), poiché ricorda l’apoteosi dell’imperatore nell’Alessandro.

Opere

La tradizione ci tramanda 80 opere autentiche tutte in prosa, La Gotta, parodia tragica in trimetri giambici con riecheggiamenti di Eschilo, Sofocle, Euripide e Aristofane, e alcune composizioni, tra cui epigrammi, ritenute non autentiche. La produzione letteraria di Luciano è eterogenea e lui stesso sottolinea in più di un’occasione la sua innovazione più importante, ossia il connubio tra dialogo filosofico e commedia, vantandosi di “ingannare” lo spettatore con l’offerta del riso comico nascosto sotto la serietà filosofica, così come Prometeo aveva ingannato gli dei.

Abbiamo un’ampia produzione sofistica con esercizi retorici con tematiche tipiche delle scuole: esempi sono costituiti dal Tirannicida, dall’Elogio della mosca e dall’Ippia. Molto presente è anche il dialogo: più serio è l’Ermotimo, più schiettamente lucianei i Dialoghi degli dei, i Dialoghi marini e i Dialoghi delle meretrici, l’Icaromenippo e la Negromanzia, mentre ai toni più pacati del dialogo platonico e senofonteo si avvicina il Simposio, che rappresenta un banchetto di nozze a cui partecipano vari filosofi, in cui compare un dialogo raccontato nel dialogo.

Numerose sono le diatribe, come Sui sacrifici, che a volte prendono la forma di violente invettive contro ignoranti o millantatori, come A un ignorante che colleziona libri e Il falso critico. In forma epistolare sono alcune opere che i critici fanno risalire alla maturità di Luciano: ricordiamo Come si deve scrivere la storia, l’Apologia.

L’autore scrisse anche due romanzi intitolati Storia Vera, appartenente al genere della letteratura fantastica, e Lucio o l’asino: quest’ultimo rimane un problema per la critica e la filologia; narra le vicende di un giovane trasformato in asino per una pozione magica e alla fine ritornato con sembianze umane. Questa storia si ritrova, oltre che nelle Metamorfosi di Apuleio, in un sofista contemporaneo di Luciano, Lucio di Petre, la cui opera è andata perduta: si sospetta perciò che quella di Luciano sia una versione abbreviata dell’opera di questo sofista.

Luciano si richiama all’attico di epoca classica, ma condanna gli eccessi atticisti, criticando la ricerca esasperata di parole inusitate e arcaiche. Nonostante la conversione dalla retorica alla filosofia, l’atteggiamento di Luciano nei confronti dei filosofi rimane negativo: essi vengono rappresentati con barba incolta, capelli lunghi, bisaccia, assai similmente al Socrate delle Nuvole di Aristofane. Talvolta questi filosofi, che girano per le città predicando in vario modo, vengono raffigurati come litigiosi, parassiti, adulatori e avari. L’autore prova ammirazione solo per un tale Nigrino, che dà il nome ad un dialogo, per l’esempio da lui offerto di frugalità, compostezza e modestia. Luciano non trova risposte sufficienti nella filosofia e mette sotto accusa le pratiche cultuali della polis. La sua opera si può ben inserire in una dimensione pienamente letteraria e numerose sono le citazioni di Omero e di altri autori. In Come si scrive la storia, l’autore fornisce i precetti che uno storico deve seguire e nella Storia Vera viene effettuata una vera e propria parodia della mimesi, in quanto viene descritto realisticamente un viaggio oltre le colonne d’Ercole fin sulla luna, ma con stile chiaro e continua menzione dell’autopsia, come si prescrive ad uno storico; tutto sembra vero, tranne cose che non esistono, né possono esistere.

Lingua e stile

Luciano viene considerato un campione dell’atticismo, privo, però, delle sue forme più esasperate e puriste: cercò di evitare lo iato e fu attento alla scelta lessicale e all’uso dei modi. I suoi modelli di eleganza e chiarezza sono Platone, Aristofane e Demostene e il suo periodo è strutturato secondo nessi sintattici semplici e agili.

Fortuna

La fortuna di Luciano fu scarsa e a breve termine e le riprese delle sue opere furono molto limitate e circoscritte. In età bizantina venne apprezzato da Fozio per lo stile e per l’atteggiamento critico verso molti aspetti del mondo pagano. A partire dal Quattrocento fu conosciuto, ammirato e tradotto in Italia, con ripresa di temi a livello letterario e figurativo. Fu tradotto da Tommaso Moro ed Erasmo da Rotterdam e nel primo Umanesimo la sua influenza continuò a svilupparsi in Europa in varie forme, per un arco di tempo molto ampio.

Per saperne di più

L. Rossi, R. Nicolai, Storia e testi della letteratura greca. L’età ellenistica, Roma 2003.

L. Canfora, Teoria e tecnica della storiografi classica, Roma-Bari 1974.

A. Camerotto, Le metamorfosi della parola. Studi sulla parodia in Luciano di Samosata, Pisa-Roma 1998.

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