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Ludi gladiatori: classi e combattimenti

Ludi gladiatori: classi e combattimenti

Classi dei gladiatori

I gladiatori furono divisi in classi o categorie, codificate probabilmente già da Augusto che regolarizzò i giochi a seconda della tipologia del combattimento e del tipo di armatura. Il gladiatore era associato ad una tipologia anche in base al fisico che aveva: chi era possente, ad esempio, combatteva con un’armatura più pesante

Grazie alle testimonianze che ci sono pervenute dal passato, quali gli scritti degli autori antichi, i rilievi, i mosaici, i graffiti realizzati dagli stessi spettatori e i reperti rinvenuti negli scavi di Pompei (molti dei quali sono conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli), è stato possibile identificare circa una dozzina di classi gladiatorie. Ma non tutte sono esistite contemporaneamente: i Sanniti (Samnites) scomparvero in età repubblicana, i Galli si modificarono divenendo Mirmilloni mentre altre, come i Traci, non mutarono arrivando in età imperiale. Alcune di queste classi gladiatorie poi non sempre sono condivise dagli studiosi anche perché una parte del vestiario dei gladiatori come il perizoma, la protezione metallica del braccio e gli schinieri che proteggevano le gambe, erano comunemente utilizzati da tutte le categorie.

Disegno con combattimento tra gladiatori
Disegno con combattimento tra gladiatori

Le classi gladiatorie più frequenti nelle arene in età imperiale erano:

retiarii

erano coloro che usavano la rete, come dice il nome, che aveva dei pesi alle estremità per immobilizzare l’avversario; avevano anche un tridente, per tenere lontano l’avversario e un piccolo pugnale (pugio). Il reziario era privo di elmo e di scudo. Il loro aspetto richiamava quello dei pescatori e simile era anche la loro tecnica di combattimento.

Pugio, il piccolo pugnale utilizzato come arma da alcuni gladiatori e dai soldati romani
Pugio (riproduzione moderna), il piccolo pugnale utilizzato come arma da alcuni gladiatori e dai soldati romani

murmillones

derivano dai gladiatori Galli di epoca repubblicana e il loro nome fu mutato all’incirca in età augustea. I mirmilloni erano la classe più comune e avevano le armi tipiche dei legionari romani: un grande scudo rettangolare ricurvo (scutum) e il gladio, la spada corta di circa 40 centimetri utilizzata anche dalla fanteria pesante per i combattimenti ravvicinati. Indossavano un pesante elmo a tesa larga, con visiera traforata che in origine aveva, sull’alto cimiero piumato, la figura di un tipo di pesce il myrmoros (in greco) o murma, da cui deriva il nome. Probabilmente combattevano ispirandosi a questi pesci di mare: con il grande scudo nascondevano il gladio e si difendevano per evitare i colpi dei nemici (come il pesce nello scoglio) e, all’improvviso, uscivano dal loro riparo per attaccare di sorpresa le loro “prede”. Il gladiatore Spartaco combatteva da murmillo.

Reziario contro murmillo
Reziario contro murmillo

thraeces

la loro armatura richiamava quella dei guerrieri della Tracia, l’attuale Bulgaria. Portavano un elmo a calotta emisferica, con una larga tesa, dotato di visiera sormontato da una testa di grifone. Indossavano un semplice perizoma, avevano un piccolo scudo quadrangolare e impugnavano una corta spada a lama ricurva (sica), caratteristica delle zone del Danubio.

Trace con sica, la caratteristica spada con lama ricurva
Trace con sica, la caratteristica spada con lama ricurva

oplomachi

erano originariamente i Sanniti; il loro nome fu poi cambiato in Oplomachi, un termine greco che significa “combattenti con armatura pesante” con la riforma di Augusto. Avevano un’armatura simile al trace e spesso veniva confuso con esso. Erano armati pesantemente con un piccolo scudo circolare, un grande elmo imponente a tesa larga con una visiera traforata, ornato di piume ma privo di grifone e come armi da offesa l’oplomaco aveva il gladio e la lancia.

secutores

(inseguitori): erano definiti, insieme ai provocateres, “Contraretiarii” perché opposti al Retarius. Avevano la stessa armatura dei murmillones: lo scutum, il grande scudo rettangolare con i bordi arrotondati (per far scivolare la rete del retarius, contro cui combatteva) e il gladio ma l’elmo era differente. Di forma ovale con due piccoli fori per gli occhi, aveva una cresta liscia per non offrire alcuna presa alla rete dell’avversario: infatti il secutor, a differenza del mirmillone, combatteva solo contro il reziario.

provocatores

combattevano all’inizio della gara e la loro armatura ricordava quella dei legionari. Il loro equipaggiamento era leggero: erano difesi dall’elmo, da una corta corazza, da un grande scudo rettangolare e dal gladio. In genere combattevano tra di loro ma è probabile che abbiano combattuto anche contro altre categorie.

equites

erano i cavalieri e combattevano per primi. Avevano una tunica corta e un elmo con una tesa larga e circolare e un piccolo scudo tondo. Erano armati di lancia, spada e scure. Iniziavano il combattimento a cavallo per continuare poi a battersi anche a terra.

sagittarii

erano gli arcieri che combattevano con l’arco e le frecce.

essedarii

combattevano da un carro (esseda) con una spada e probabilmente una lancia.

dimachaerus

era armato, come dice la parola di-màcheros, con due corti gladi o con due pugnali o con un pugnale e un gladio. Su questa categoria le fonti sono molto scarse. Era un combattimento molto agile e veloce ed è probabile che combattessero tra di loro come i provocatores.

Combattimenti tra gladiatori

I combattimenti in genere opponevano tra loro coppie di gladiatori differenti: il murmillo aveva un’armatura molto pesante e il suo combattimento era incentrato sulla difesa e non sull’agilità e in genere combatteva contro il thraex (trace), caratterizzato invece da un combattimento molto agile o contro l’oplomaco.

Il trace alle volte combatteva anche contro l’oplomachus, dotato di un’armatura pesante.

Il retarius, caratterizzato da un’armatura leggera, combatteva contro il secutor che aveva un’armatura più pesante e alle volte contro il provocator e contro il murmillo: con quest’ultimo per simulare la lotta tra il pesce (murmillo) e il pescatore (retarius).

Il secutor in genere combatteva contro il murmillo, contro il trace o contro il reziario.

C’è da tenere presente che i gladiatori che combattevano con gli elmi avevano un grosso peso da portare: quello del trace e del murmillo pesava circa 3 Kg e mezzo, mentre l’elmo di un secutor poteva superare anche i 4 Kg. Inoltre la visibilità era molto ridotta non solo perché potevano vedere solo frontalmente, ma era anche limitata per le griglie a protezione degli occhi. L’elmo poi, aderendo alla testa, limitava la respirazione, soprattutto durante lo sforzo del combattimento: per questo il gladiatore che lo indossava aveva interesse a far sì che il combattimento durasse il meno possibile a differenza del suo avversario che, non utilizzandolo, aveva interesse che il combattimento si prolungasse il più possibile. È il caso tipico del combattimento tra secutor e reziario.

Elmo da gladiatore
Elmo da gladiatore proveniente dagli scavi di Pompei (Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

Elmo da gladiatore
Elmo da gladiatore proveniente dagli scavi di Pompei (Museo Archeologico Nazionale di Napoli)

Esito del combattimento tra gladiatori

La sorte dello sconfitto era affidata al popolo che sceglieva gridando “iugula” (sgozzalo) se voleva la morte o “mitte” (lascialo andare, liberalo) se voleva graziarlo. La decisione finale sulla sorte del gladiatore spettava all’editor o all’Imperatore e se il perdente, non graziato, doveva essere ucciso, offriva la gola al vincitore per essere sgozzato. Uno schiavo mascherato da Caronte (il traghettatore dell’Ade che trasportava le anime dei morti da una riva all’altra del fiume Acheronte), aveva il compito di accertare la morte dello sconfitto. Nel caso il gladiatore fosse ancora in vita, gli dava il colpo finale e portava il cadavere, passando dalla porta libitinensis, nello spoliarium dove gli venivano tolte le armature per riutilizzarle con un nuovo gladiatore.

Ma accadeva raramente che lo sconfitto venisse ucciso perché era considerato un “capitale” e perderlo voleva dire un grave danno economico sia per il lanista che per l’editor. Per il lanista che aveva comperato il gladiatore e lo aveva addestrato con un investimento lungo e costoso, quindi era per lui molto più conveniente che egli vivesse a lungo. Ma anche per l’editor che aveva sostenuto le spese per l’affitto del gladiatore (il prezzo mutava a seconda della sua bravura e della sua fama) e che, in caso di morte del gladiatore durante il combattimento, s’impegnava a risarcire il lanista con un indennizzo pari al valore dell’atleta.

Il pubblico poi amava questi spettacoli per l’esibizione della forza e abilità dei gladiatori nel combattere: tra le forme d’intrattenimento era tra le più popolari. E molti di loro erano amati e osannati come al giorno d’oggi i nostri calciatori. Esisteva anche un commercio del sangue dei gladiatori morti: essendo considerati come dei “superuomini”, poiché sfidavano continuamente la morte in combattimento, si credeva che il loro sangue servisse per curare le malattie e che procurasse forza, potenziando anche la virilità.

Sono stati ritrovati molti documenti iconografici (graffiti, mosaici) dove compaiono i loro nomi e ciò testimonia la fama raggiunta da questi personaggi e l’attaccamento del pubblico. Erano quindi molti i combattimenti che finivano con la “missio”, cioè con la “grazia”, la salvezza del vinto.

È noto il gesto del pollice verso che vorrebbe dire la morte del gladiatore ferito, e del pollice in alto, per concedere la grazia. Questo uso è descritto da Giovenale ma non ci sono altri indizi storici a riguardo (1). Altre fonti poi affermano il contrario: il pollice in alto rappresentava simbolicamente la spada sguainata che trafigge l’avversario, mentre il pollice verso il basso era un invito per il vincitore a graziare il vinto.

All’equivoco contribuì anche il pittore francese Jean-Léon Gérôme con un quadro del 1872 dal titolo “Pollice verso” dove è rappresentato un mirmillone vincitore sul reziario che è a terra. Il mirmillone guarda il pubblico per conoscere la decisione finale sulla sorte del reziario. Tutti gli spettatori, tra cui le vestali, rivolgono il pollice verso il basso, decretando l’uccisione del gladiatore sconfitto.


Jean-Léon Gérôme, “Pollice verso”, 1872 (Phoenix Art Museum)

Il quadro ha poi a sua volta ispirato una scena del film “Gladiator” del 2000 di Ridley Scott.

Un ramo di palma o una corona era il premio per il gladiatore vincente insieme a somme di denaro o altri doni preziosi.

Note

  • 1) Nella III Satira contro la volgarità dei nuovi ricchi, il poeta latino parla di quelle persone che godono di grande fortuna dopo avere svolto mestieri molto modesti: «munera nunc edunt, et verso pollice vulgus cum iubet, occidunt populariter» (adesso allestiscono spettacoli di gladiatori, e quando il volgo ordina con il pollice voltato, uccidono in modo da piacere al popolo). Giovenale, Satire III, 36-37.

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