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Ludi gladiatori: la giornata di spettacoli

Ludi gladiatori: la giornata di spettacoli

Il programma della giornata di spettacoli gladiatori

A partire da Augusto la giornata di spettacoli gladiatori seguì uno schema analogo in tutte le arene. Con l’ingresso della pompa, il corteo solenne che nel Colosseo entrava ed usciva dalle estremità dell’asse maggiore (Porta Triumphalis), si apriva la giornata dei giochi.

Il corteo solenne: pompa

Il corteo era in genere aperto da due littori. C’erano poi i suonatori di strumenti a fiato come le buccinae, delle lunghe trombe e suonatori di corno, di tuba e di lituo. I musicanti accompagnavano la cerimonia e suonavano anche durante lo svolgimento dello spettacolo per rimarcarne le fasi salienti.

La pompa introduceva l’editor, l’organizzatore dei giochi; seguivano i portatori di cartelli con le motivazioni delle condanne capitali e le coppie di gladiatori che si sarebbero affrontate; alla fine sfilavano i protagonisti dei vari giochi: i gladiatori, che indossavano le loro armature colorate e lucenti, i cacciatori riccamente abbigliati e, incatenati, i condannati a morte. Nell’Anfiteatro Flavio la disposizione dei posti era rigidamente separata per ceti sociali e gli spettatori che erano più lontani dall’arena non potevano distinguere le singole figure dei combattenti ma solo gruppi colorati. Per questo motivo i colori avevano nel passato un ruolo fondamentale sia per gli spettacoli dell’Anfiteatro che per quelli dei circhi.

La mattina era dedicata alle venationes; poi si svolgevano spettacoli d’intrattenimento vari quali giocolieri, acrobati, illusionisti e le esecuzioni capitali. Nel pomeriggio si teneva lo spettacolo più atteso quello dei munera. E, il giorno dopo, si ricominciava.

Le battute di caccia: venationes

Erano le battute di caccia agli animali e la gran parte di essi veniva catturata nelle varie province dell’impero: nel mosaico della Villa del Casale di Piazza Armerina viene rappresentato, come un “compendio”, la cattura di questi animali selvatici e il loro trasporto. Probabilmente fornire animali per gli anfiteatri era il lavoro esercitato dal proprietario della Villa.

cattura dei cervi
Particolare del mosaico pavimentale della Villa del Casale di Piazza Armerina (Enna): la cattura dei cervi

Erano spettacoli molto cruenti ma apprezzati dal pubblico, non solo per la possibilità di vedere animali sconosciuti e mai visti prima, ma anche per tutto l’apparato scenico che era accuratamente studiato. Nel Colosseo gli animali, coperti da ornamenti, venivano fatti combattere tra di loro in mezzo a scenografie che riproducevano i loro habitat naturali. Questi paesaggi apparivano e scomparivano all’improvviso dai sotterranei dell’arena dell’anfiteatro.

Ricostruzione del Colosseo con venationes
Ricostruzione del Colosseo con venationes

Erano tantissimi gli animali coinvolti in queste stragi vere proprie. C’erano leoni, tigri, pantere, leopardi, ghepardi, elefanti, orsi, rinoceronti, ippopotami, bufali, bisonti, coccodrilli, lupi, cinghiali, giraffe, gazzelle, cervi, cerbiatti, antilopi, struzzi, lepri, molossi e molti altri.

Le bestie erano tenute per giorni interi al buio e senza cibo. Quando si ritrovavano improvvisamente sull’arena, erano impaurite anche dal rumore della folla. Venivano stimolate a combattere anche con fruste e torce. Erano combattimenti sia tra animali di specie diversa (un elefante contro un toro, una tigre contro un leone, un rinoceronte contro un bufalo e un toro), a volte legate le une alle altre, sia tra uomini e bestie. I cacciatori (venatores) in genere prigionieri di guerra, schiavi o condannati a morte, erano armati solo di lancia e scudo e non erano tenuti in grande considerazione dagli spettatori, molto più affascinati dal comportamento imprevedibile dell’animale e dalle scenografie. E durante questi combattimenti molti dei venatores morivano.

Mosaico con scena di venationes
Mosaico con scena di venationes (Roma, Museo Galleria Borghese)

Il numero di animali che venivano uccisi durante questi spettacoli è sconvolgente. Dione Cassio ci riferisce che durante i 100 giorni di giochi per l’inaugurazione del Colosseo furono sterminati 9000 animali (e 2000 furono i gladiatori uccisi). Ma fu Traiano ad allestire spettacoli di venationes ancora più sfarzosi: nel Colosseo furono esibiti 11.000 animali in 120 giorni, oltre 90 al giorno.

Si deve poi considerare che nelle arene arrivavano vivi solo un terzo di tutti gli animali catturati durante le battute di caccia, poiché dovevano sopportare lunghi tragitti sia per terra che per mare.

trasporto su carri degli animali catturati, chiusi nelle gabbie
Particolare del mosaico pavimentale di Piazza Armerina: trasporto su carri degli animali catturati, chiusi nelle gabbie

Le venationes proseguirono per tutto il VI secolo d.C. e quando terminarono le battute di caccia, molti animali erano ormai spariti dai loro habitat, come in Mesopotamia i leoni, nel Nord Africa gli elefanti e in Nubia gli ippopotami.

Le esecuzioni capitali

Durante l’ora di pranzo il pubblico poteva assistere a spettacoli di giocolieri o alle esecuzioni capitali di condannati a morte, tra cui anche prigionieri di guerra. Per i romani la condanna a morte, eseguita pubblicamente come esempio, era la giusta punizione per i reati commessi.

I condannati morivano di spada (damnatio ad gladium) o erano sottoposti alla damnatio ad bestias cioè fatti divorare dalle bestie feroci come leoni, pantere, orsi e coccodrilli, che venivano lasciate digiune per giorni o alimentate con carne umana per invogliarli ad assalire i condannati.

Mosaico con scena di damnatio ad bestias
Mosaico con scena di damnatio ad bestias (Zliten, Libia)

Come nelle venationes anche in questi “spettacoli” venivano ricreati paesaggi artificiali o venivano inscenate delle rappresentazioni mitologiche o storiche che terminavano con la morte del protagonista. Marziale nel De Spectaculis ci racconta di un condannato costretto a volare come Dedalo che, caduto a terra, fu lacerato da un orso; uno incatenato come Prometeo e un altro mascherato da Orfeo, anch’essi sbranati dagli orsi.

Potevano anche essere crocifissi, decapitati o messi al rogo. Altri, costretti ad indossare vestiti imbevuti di sostanze infiammabili alle quali si dava fuoco, si dimenavano come torce umane (Marziale).

Tra questi condannati ci furono senz’altro anche molti cristiani, ma non esistono notizie attendibili su stragi di martiri perpetrate all’interno del Colosseo, eseguite invece in altri edifici pubblici quali il Circo Massimo e il Circo di Nerone. Comunque, anche se non vi sono documentazioni storiche certe relative all’Anfiteatro Flavio, è impossibile che tra i condannati a morte e gli stessi gladiatori, costretti a combattere, non ci fosse anche una consistente percentuale di cristiani (1).

Konstantin Flavitsky, “Martiri cristiani nel Colosseo”,
Konstantin Flavitsky, “Martiri cristiani nel Colosseo”, 1862 (The State Russian Museum, San Pietroburgo)

I combattimenti: munera

Infine nel pomeriggio si svolgeva lo spettacolo più atteso, i munera (da munus “tributo, impegno”). I gladiatori, dopo aver giurato di fronte all’editor e al popolo che avrebbero combattuto lealmente e con coraggio, iniziavano a combattere tra loro a coppie singole o più coppie contemporaneamente.

La tradizione secondo la quale i combattenti davanti alla tribuna dell’imperatore pronunciassero la famosa frase “Ave Caesar, morituri te salutant” (Salute Cesare, coloro che stanno per morire ti salutano) è considerata, dalla storiografia recente, errata, poiché non vi sono attestazioni letterarie se non in Svetonio dove la ritroviamo in una forma leggermente diversa: “Have imperator, morituri te salutant!”. Inoltre la frase, rivolta nel 52 d.C. all’imperatore Claudio, viene pronunciata non da gladiatori ma da condannati a morte che stavano per partecipare a Naumachie (battaglie navali) indette dall’imperatore per celebrare la bonifica del Fucino, un lago nella Marsica (Abbruzzo), che fu definitivamente prosciugato solo nella seconda metà del XIX secolo (2).

Ad ogni incontro presiedeva un arbitro che in genere era lo stesso lanista o comunque un gladiatore veterano ed esperto.

Combattimento tra gladiatori con arbitro, mosaico
Combattimento tra gladiatori con arbitro, mosaico

I gladiatori comunque potevano venire selezionati per lottare solo dopo diversi mesi di allenamento e dopo aver ricevuto l’approvazione del lanista. Inoltre i primi combattimenti si tenevano nelle piccole arene. Generalmente la notte prima del duello si dava un banchetto al quale partecipavano anche molte donne romane attratte dalla possibilità di vedere da vicino i loro beniamini.

Note

  • 1) Nelle guide di Roma, scritte dal XI al XIV secolo, non si parla del Colosseo come luogo di martirio. L’idea che vede l’Anfiteatro Flavio sede di stragi di antichi martiri cristiani perpetrate durante le persecuzioni, si diffonderà solo nel XVII secolo.
  • 2) “Quin et emissurus Fucinum lacum naumachiam ante commisit. Sed cum proclamantibus naumachiariis: “Have imperator, morituri te salutant!” Respondisset: “Aut non,” neque post hanc vocem quasi venia data quisquam dimicare vellet, diu cunctatus an omnes igni ferroque absumeret, tandem e sede sua prosiluit ac per ambitum lacus non sine foeda vacillatione discurrens partim minando partim adhortando ad pugnam compulit.” (Per di più, prima di liberare le acque dal lago Fucino, vi allestì un combattimento navale, ma quando i combattenti gridarono: “Ave, o Cesare! Coloro che stanno per morire ti salutano” egli rispose: “Magari no!” A queste parole, come se avesse concesso loro la grazia, alcuni di loro non vollero più battersi; allora stette per un po’ a domandarsi se non dovesse farli ammazzare tutti col ferro e col fuoco, poi alla fine si alzò dal suo posto e correndo qua e là attorno al lago, ora minacciando, ora esortando, non senza una certa esitazione ridicola, li spinse alla battaglia). Svetonio, De Vita Caesarum, 5 (Divus Claudius), 21.

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