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Ludi gladiatori: origine e fine

È nota la passione dei romani per i giochi gladiatori, come apprendiamo dagli autori latini (tra cui Tito Livio, Svetonio, Marziale e Giovenale) e dalle numerose testimonianze archeologiche che ci sono pervenute.

gladiatori
Scena di lotta tra gladiatori (Museo Galleria Borghese, Roma)

Origine dei ludi gladiatori

La nascita dei ludi gladiatori, di coloro cioè che “combattevano con il gladio” (da gladius, la corta spada, maneggevole e robusta, caratteristica delle legioni romane), rimane incerta anche se è innegabile il loro antico carattere funerario. Per alcuni autori, in particolare i cristiani come Tertulliano, i combattimenti gladiatori sarebbero un’evoluzione dei sacrifici umani di schiavi e prigionieri di guerra, costretti a combattere tra di loro per onorare il defunto; una sorta di tributo che sostituì questi sacrifici umani di età arcaica, offerti per placare l’anima del morti (1).

gladio
Gladius, la corta spada in dotazione ai gladiatori romani e alle legioni romane

La nascita dei giochi gladiatori è, secondo gli studi, individuabile in area osco- sannitica, dove alcune pitture tombali di Capua e Paestum della metà del IV secolo a.C. rappresenterebbero queste cerimonie; ma non si può escludere neanche un’origine in area etrusca dove abbiamo testimonianze archeologiche in pitture tombali, sarcofagi e urne.

Tito Livio afferma che il primo spettacolo di munus gladiatorium si tenne a Roma presso il Foro Boario nel 264 a.C. Fu organizzato per commemorare la morte del nobile Giunio Bruto Pera, fondatore della Repubblica romana, da suo figlio Decio Giunio Bruto (2).

Per tutto il periodo repubblicano (dal III al I secolo a.C.) il crescente numero di gladiatori che si sfidano durante i combattimenti, testimonia del successo verso questo genere di eventi offerti al popolo da cittadini facoltosi (in genere magistrati), in occasione del funerale di qualche loro parente.

Grazie al grande favore di pubblico, dal II secolo a.C., si diffonderanno anche indipendentemente dalle cerimonie funebri per trasformarsi in veri e propri spettacoli. Ma fu soprattutto da Augusto in poi che i combattimenti gladiatori divennero un vero e proprio sport di “alto livello”: fu lui ad avviarne l’organizzazione, come apprendiamo da Svetonio, poi proseguita e perfezionata dagli altri imperatori, facendo diventare la gladiatura un potente strumento di propaganda politico-militare della munificenza imperiale, tanto che il termine “munera” indicherà d’ora in poi i “doni” offerti al popolo, ormai slegati del tutto dalla loro origine funebre.

Con la nascita dell’impero questi spettacoli si diffonderanno in tutte le province, come testimoniano anche i numerosi anfiteatri che verranno edificati a questo scopo: tra questi ricordiamo quelli di Pompei, Arles, Verona, El-Djem e Nîmes.

L’anfiteatro romano di El-Djem
L’anfiteatro romano di El-Djem (Tunisia)

L’anfiteatro romano di Nîmes
L’anfiteatro romano di Nîmes (Francia)

La fine dei ludi gladiatori

Con l’avvento del Cristianesimo e la decadenza dell’impero romano iniziò anche il declino dei combattimenti gladiatori. Tra gli scrittori cristiani che condannano questi spettacoli, segno evidente che ancora riscuotevano successo, c’è Tertulliano, vissuto nella seconda metà del II secolo d.C., il quale afferma che i cristiani devono stare lontani e non presenziare a questi spettacoli idolatrici, immorali e pieni di follia, dove trionfa una pazzia collettiva e dove si compiono scelleratezze e oscenità (3).

Per comprendere come erano visti gli spettacoli gladiatori in età cristiana ormai avanzata, sono illuminanti anche le parole che nel III d.C. un Padre della Chiesa, San Cipriano, scrive a un suo amico convertitosi da poco. Cipriano, descrivendo la decadenza e la dissolutezza dei pagani, sottolinea anche la disumana crudeltà dei giochi gladiatori:

“Il mondo gronda sangue fraterno; l’omicidio, che, commesso dai singoli è un delitto, fatto in massa assume il nome di eroismo; così i delitti diventano impuniti non già per la loro incolpabilità ma per la loro mostruosa ferocia. Di più, se ti soffermi a guardare le città, t’imbatti in una folla che ti parrà più insopportabile di qualunque solitudine. Vi si preparano i giuochi gladiatori per sollecitare col sangue la libidine di uomini crudeli; si nutrono bene i corpi con cibi sostanziosi e s’ingrassano erculee membra robuste, affinché colui che è ben pasciuto muoia in pena recando un maggior guadagno al padrone; si uccide un uomo per saziare la voluttà di un altro uomo e si chiama perizia, abilità, arte il saper uccidere. Ma i delitti non solo vi si commettono, si insegnano anche. Non c’è nulla di più barbaro e di più crudele. È un’arte il saper ammazzare, ed è una gloria l’ammazzare. Che cosa è questo, dimmelo, e perché si getta in pasto alle belve gente da nessuno condannata, di fresca età, di bell’aspetto, vestita come a festa? Disgraziati! Mentre sono ancora in vita si adornano per una morte da essi voluta, si gloriano persino della loro sventura. Combattono contro le belve non per una condanna qualsiasi, ma per pazzia. E intanto i padri guardano i figli battersi nell’arena; i fratelli e le sorelle stanno tra gli spettatori. E sebbene una più solenne messa in scena accresca il prezzo dello spettacolo – oh sventura! – anche la madre paga il prezzo dello spettacolo per essere presente anche lei alle sue sciagure. Così tutti, padre, fratello, sorella, madre, in mezzo a così empio, barbarico e funereo spettacolo, non pensano di essere anch’essi parricidi con i loro occhi.” (4).

scene di combattimenti tra gladiatori e arbitri
Mosaico con scene di combattimenti tra gladiatori e arbitri (Museo Arqueológico Nacional, Madrid)

Nel 325 d.C. l’imperatore Costantino abolì i munera sine missione, cioè i combattimenti “senza grazia”, fino alla morte. Furono poi aboliti definitivamente nel 404 dall’Imperatore Onorio o, secondo altre fonti, dall’imperatore Valentiniano III. L’ultimo combattimento dei gladiatori ci fu nel 438 d.C. anche se, nonostante i vari divieti emanati dagli imperatori, continuarono a svolgersi clandestinamente fino al VI secolo, tanto era l’amore che il popolo nutriva per questi spettacoli e per i suoi gladiatori. Con la calata dei Goti in Italia nel 537 cessarono definitivamente tutti i giochi anfiteatrali.

Note

  • 1) Tertulliano, De Spectaculis, capitolo XII
  • 2) Tito Livio, Ab Urbe Condita, Periocha liber XVI
  • 3) Tertulliano, De Spectaculis, cfr. capp. XIII, XV, XVI e XIX
  • 4) Cipriano, “Ad Donatum”.

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