Contatta Archart!

Per contattare la nostra redazione scrivete a info@misterguida.com

Macario il Grande

Macario il Grande

San Macario detto il Grande

(300 ca.-390)

La nostra preghiera non deve consistere
in atteggiamenti del nostro corpo:
gridare, rimanere in silenzio, oppure piegare le ginocchia;
dobbiamo piuttosto attendere
con un cuore sobrio e vigilante
che Dio venga e visiti l’anima
introducendosi per tutte le sue vie d’accesso,
i suoi sentieri e i suoi sensi.

(Dall’Omelia 33)

“Sacerdote e abate del monastero di Scete in Egitto, che, morto al mondo e a se stesso, viveva solo per Dio, come insegnava anche ai suoi monaci”: così recita il Martirologio Romano a proposito di Macario il Grande, che non deve essere indebitamente identificato con un altro Macario d’Alessandria, detto anche “il Cittadino”, vissuto nel medesimo periodo. L’omonimia, nonché la condivisione dello stesso percorso di vita, hanno determinato un intreccio sovente inestricabile di notizie biografiche, difficilmente riconducibile all’uno o all’altro.

Un’utile indicazione per orientarsi viene proposta nell’introduzione, a cura di Antonino Gallico, alla Storia di monaci siri di Teodoreto di Ciro (Città Nuova Editrice, Roma 1995), dove si precisa: “Altro nome noto nella letteratura monastica è quello di Macario. Ne conosciamo soprattutto due: il primo detto l’Alessandrino, nato all’inizio del IV secolo e morto quasi centenario, ebbe grande influenza sui monaci di Nitria. A lui sono attribuite due Regole per i monaci, ma esse «non hanno alcun diritto di figurare sotto il nome del nostro Macario», giacchè nessuno scrittore antico parla di sue opere scritte. L’altro, detto l’Egiziano, era originario dell’Alto Egitto e visse novant’anni, di cui sessanta trascorsi nel deserto. Fu forse discepolo di Antonio e verso i quarant’anni fu ordinato sacerdote. Di lui si narravano prodigi eccezionali, tanto che lo stesso Palladio li dice «grandi e difficilmente credibili». Gli sono attribuite nei manoscritti le Omelie spirituali, della cui autenticità si nutrono seri dubbi […]; inoltre, sette Opuscoli ascetici, che si rivelano estratti delle sue Omelie, in un codice (il Vindob. Graec.104) si trovano sotto il nome di Simeone Logoteta […]. Ma ciò che ha suscitato maggiore interesse è la Grande Lettera, che «è il trattato teologico più esteso trasmessoci sotto il nome di Macario» e ha lo scopo di insegnare «quale debba essere la vita anacoretica» (1).

Gesù è venuto a risanare “l’uomo interiore”, rileva Macario, in seguito alla caduta nel peccato: “Quando l’uomo infatti si fu allontanato dal comandamento e si trovò sotto una sentenza di collera, il peccato lo ridusse in suo potere, e il peccato è come un abisso di amarezza, sottile e profondo; penetrato nell’uomo, prese possesso dell’anima fin nei più profondi recessi” (2). La vita spirituale, dunque, assume il carattere di una lotta: “Nessuno pensi – incalza l’autore – che tutta l’anima sia illuminata. Dentro di essa resta ancora molto spazio per il peccato e sono necessarie all’uomo molta pena e fatica per accordarsi alla grazia che ha ricevuto” (3). Non solo, ma “le anime adorne di conoscenza, sapienza e intelligenza del cuore, sono come grandi città, ma occorre cercare che siano fortificate dalla potenza dello Spirito, perchè i nemici non vi penetrino e le rendano deserte” (4).

Con fine realismo psicologico, Macario non fa mistero delle numerose battaglie interiori che caratterizzano l’itinerario dell’anima verso l’intimità con Dio; per questo motivo, egli incoraggia vivamente alla perseveranza nella preghiera, da lui definita “il punto capitale di ogni buona sollecitudine e culmine di tutte le opere” che “procura per quanti ne sono giudicati degni la comunione con la santità di Dio e con la forza dello Spirito e l’unione al Signore della disposizione interiore in una indicibile carità” (5). L’orientamento costante dell’anima verso Dio viene premiato con il dono di “una preghiera pura, spirituale, degna di Dio e dell’adorazione in spirito e verità”, mediante la quale “il Signore troverà riposo nella buona volontà dell’anima, farà di essa il suo trono di gloria, vi si assiderà e vi riposerà” […]. E come una casa abitata dal padrone è tutta ben ordinata, bella, adorna, così anche l’anima ove il Signore abita e dimora è adorna di ogni bellezza” (6).

Il fuoco della grazia divina purifica, quindi, le disposizioni profonde dell’uomo, che è reso in tal modo capace di compiere opere di autentica carità.

Note

Fonti

I testi degli scritti di san Macario sono reperibili all’indirizzo http://www.documentacatholicaomnia.eu/20_30_0300-0390-_Macarius_Magnus,_Sanctus.html

Altri links di approfondimento sono:

http://www.santiebeati.it/dettaglio/37975

http://www.stmacariusmonastery.org/iabout.htm  sito del Monastero di San Macario.

Approfondimenti

Per una maggiore conoscenza della vita e degli insegnamenti degli antichi Padri si può fare riferimento a Vita e detti dei Padri del deserto, di Luciana Mortari, Città Nuova Editrice, Roma (varie edizioni).

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*