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Macedonia, Skopje – alla ricerca dei tesori perduti

In Macedonia una cosa che sta divenendo davvero popolare è la ricerca dei tesori celati: difatti sono molte le persone che setacciano la regione spinte sia da animo avventuroso che dalle poche possibilità economiche. Sono molti coloro che, influenzati da vecchie leggende e antiche mappe comprate nella città di Istanbul, credono che in questo paese vi sia seppellito un magnifico tesoro: però sembra che nessuno lo abbia ancora scovato, o in caso contrario, è certo che il fortunato non ne ha fatto parola. 

A volte, però, per via del loro numero elevato, può risultare problematico scegliere quale la leggenda che narra del tesoro nascosto seguire.

Tra queste leggende, ne esiste una che racconta che Malina Nikolova, abitante di Vales (città della Macedonia centrale), aveva un nonno che, durante il periodo ottomano, era posto a capo di Stari Grad, villaggio il cui nome significa “città vecchia”. Nel momento in cui gli Ottomani abbandonarono la regione balcanica, gli diedero 12 vasi colmi d’oro che andavano custoditi sino al giorno del loro rientro.

Ovviamente, gli Ottomani non fecero mai ritorno e l’oro restò nascosto con molta probabilità nell’abitazione oramai deserta oppure da qualche altra parte lì vicino. Nel corso degli ultimi anni, numerosi sono stati coloro che hanno scavato in quella zona, ma, tutt’oggi, pare che nessuno abbia trovato il tesoro.

Vicino a Lesok, un villaggio nel territorio di Tetovo, l’anno passato, gli agenti della polizia arrestarono cinque persone che stavano scavando nel chiostro del monastero di Sant’Anastasio (risalente al 1200) e avevano appena trovato un teschio d’uomo e delle ossa. Nel 1927, Teodorit, un monaco di origine russa, riscoprì questo monastero fino ad allora dimenticato. Gli esperti ritengono che i predatori di tesori stessero cercando, con molta probabilità, la tomba di questo monaco, nella speranza di trovarvi all’interno oggetti preziosi.

I predatori di tesori di questo genere pensano che il famoso tesoro sia nascosto nei pressi di antiche chiese o di vecchi monasteri, nella speranza che alcuni monaci, sebbene disconoscessero le agiatezze terrene e dovessero passare la loro vita in povertà, abbiano accumulato e seppellito dell’oro in previsione di periodi duri. Quindi, questi cacciatori attuano le loro ricerche nei pressi di luoghi che devono la loro denominazione a un monastero oppure a una chiesa, quali Crkvishte (ovvero “città della chiesa”), Manastirec (cioè “città del monastero”), Krstovi (ovvero “croci”) oppure Kalugjerishte (cioè “città del monaco”).

Queste leggende avvisano i ricercatori anche sulle tante insidie: per esempio, si narra che l’oro dei Turchi sia maledetto. Infatti, essi, quando lo nascosero, prima della loro partenza, lo difesero scagliandovi sopra una maledizione che si sarebbe abbattuta su colui che se ne fosse impossessato. Anche i Romani difendevano i tesori che lasciavano indietro tramite l’installazione di trappole varie oppure li proteggevano con dei veleni.

I predatori di tesori, equipaggiati con antiche mappe indecifrabili, e sovente con un’attrezzatura moderna, stanno “invadendo” la regione alla ricerca dei loro sogni: esplorano i monti, percorrono le caverne, si inerpicano su pareti rocciose, fanno scavi e immersioni nei laghi. Alcuni di loro lo considerano un passatempo o, al più, una bella avventura, ma una parte di loro ne sono consumati o addirittura ossessionati. Qualche anno fa fu proprio una carta del tesoro a provocare un omicidio: la vittima e l’assassino erano due amici alla ricerca di un tesoro.

Però non tutte le persone vanno alla ricerca dei tesori celati. L’estate passata la parte meridionale della regione, vicino al monte Kozuv, è stata infiammata dalla febbre dell’oro: i cacciatori d’oro si sono riversati sul fiume Doshnica e sul fiume Boshavica e, per tutta la stagione estiva, li hanno setacciati. Gli studiosi sono d’accordo nell’affermare che tali corsi d’acqua e altri fiumi che scorrono sul monte Kozuv, in epoca antica, siano stati fiumi auriferi.

Sul corso dei fiumi si può trovare ciò che resta, secondo gli archeologi, dei ricchi giacimenti d’oro d’epoca romana. Pure gli studiosi di geologia avvalorano la tesi che alcuni tra i fiumi che scorrono sul monte Kozuv passino in zone reputate aurifere. I geologi segnalano i fiumi Mircevica e Konjska, come possibili auriferi.

Gli studiosi di sociologia, invece, sono concordi nel pensare che le avventurose ricerche di ori nascosti riflettano la grande crisi dell’economia e l’estesa povertà che affliggono la Macedonia. Le persone desiderano con tutta la loro volontà trovare una via di fuga dall’orribile condizione economica e, in mancanza di altro, trovare qualche antico tesoro dei Turchi o dei Romani potrebbe far sì che tutte le difficoltà siano cancellate.

Tuttavia, certe volte non si inseguono soltanto sogni romantici: un altro genere di ricerca del tesoro, forse la più redditizia, è quella conosciuta col nome di “scavo selvaggio”, ovvero gli scavi non legali realizzati all’interno di siti archeologici.

È un’attività illegale e il governo, per eliminare questa pratica, ha aumentato le multe e l’anno scorso hanno avuto inizio le prime udienze. Per esempio, una volta, la polizia della Slovenia ha reperito, su un pullman che viaggiava da Skopje fino alla Germania, delle scatole contenenti dei resti antichi. Colui che aveva mandato il pacco aveva comunicato all’autista che stava spedendo alcuni barattoli di una famosa salsa piccante chiamata Ajvar al proprio cugino. I reperti furono trovati fortuitamente dopo che avevano già passato con facilità diversi confini.

I predatori che derubano i siti archeologici hanno una buona equipaggia tura e sono ben organizzati; inoltre hanno l’appoggio di un fiorente mercato internazionale per vendere la loro refurtiva. Un ulteriore incentivo gli è dato dai miseri compensi che il governo retribuisce per la scoperta di resti archeologici che, dopo essere stati ritrovati, sarebbero da consegnare alle apposite istituzioni culturali.
Recentemente, il fenomeno dello “scavo selvaggio” è diventato più intenso. Alcuni tra i reperti trafficati illecitamente arrivano in Grecia, ma la parte più consistente raggiunge l’Europa occidentale: si parte da pezzi di basso valore fino ad arrivare a oggetti il cui prezzo è inestimabile.
Gli studiosi ritengono che lentamente ma implacabilmente questi procacciatori stiano immiserendo la ricchezza culturale della regione.
Ovviamente, queste azioni sono perpetuate di notte: però, qualcuno deve pur pensarci visto che il tesoro è continuamente a disposizione.

1 Commento su Macedonia, Skopje – alla ricerca dei tesori perduti

  1. Sramota i samo sramota… Sami se krademe, i ona sto e na nasite dedovci i tatkovci evtino go prodavame. Sramota!!!!!!!!!!!!

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