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Macrobio

Macrobio

Ambrogio Teodosio Macrobio

vissuto nel  V secolo d.C.

Inter Platonis et Ciceronis libros, quos de re publica uterque constituit,
Eustachi fili, vitae mihi dulcedo pariter et gloria,
hoc interesse prima fronte perspeximus
quod ille rem publicam ordinavit, hic retulit

(dal Commentarium in Somnium Scipionis, sectio I)

Rilevante personalità del mondo tardo-antico, apprezzato in particolare nel corso del Medioevo, epoca nella quale le sue opere furono copiate ed utilizzate da molti scrittori ed uomini di cultura nelle loro citazioni, Macrobio condivide, con altri insigni personaggi di quel periodo, la sfortunata circostanza per cui intorno al suo profilo biografico ed intellettuale non sono state tramandate indicazioni certe.

E non è davvero difficile comprendere le ragioni di tale lacuna: il V secolo d.C., periodo lungo il quale si dipanò la trama dell’esistenza di questo pensatore, si contraddistinse per una serie di eventi cruciali che segnarono in modo irreversibile l’evoluzione storico-politica e culturale dell’Impero romano. La caduta dell’ultimo sovrano, Romolo Augustolo, nelle mani del barbaro Odoacre, aveva posto fine all’agonia politico-istituzionale che caratterizzava la vita dell’area occidentale, aprendo le porte ad una stagione nuova, contraddistinta dalla sempre più spiccata affermazione della componente barbarica, in particolare ostrogota, a partire dall’ascesa al trono di Teodorico (454-526). In un’epoca di rivolgimenti e trasformazioni, in cui la cultura latino-romana e la religione cristiana si trovarono a doversi confrontare con le sfide poste dall’incontro con il mondo barbarico, alquanto preziosa si rivelò la sensibilità di scrittori ed intellettuali, veri e propri motori di continuità, forse non adeguatamente valorizzati nell’immediato ma senz’altro fecondi sul lungo periodo, animati dal desiderio di conservare la ricchezza del passato e di trasfonderla in un rinnovato, inedito presente.

Tra questi figurò senz’altro Ambrogio Macrobio, impegnato studioso di filosofia e di astronomia, che lega il proprio nome alla stesura di molti scritti eruditi, tra cui se ne possono segnalare almeno tre: i sette libri dei Saturnalia, nei quali, grazie ad un ricco apparato di citazioni e sentenze, l’autore descrive andamento e contenuti dei dialoghi svolti da un gruppo di numerosi esponenti del ceto aristocratico nel periodo delle festività dedicate al dio dell’agricoltura, intorno ad argomenti di carattere letterario e religioso; il trattato sul tema grammaticale De verborum graeci et latini differentiis vel societatibus, andato purtroppo perduto e noto, in linea di massima, per le citazioni che ne attua Giovanni Scoto Eriugena, impegnato intellettuale attivo nel IX secolo presso la corte reale di Francia, distintosi per l’opera filosofica di impronta neoplatonica ed agostiniana e per il rilevante contributo offerto con la traduzione e il commento degli scritti dei Padri della Chiesa.

Il De verborum, da quanto è rimasto, appare come una trattazione puntuale delle somiglianze e delle divergenze rilevabili tra il sistema di coniugazione verbale proprio della lingua greca e quello della lingua latina: con ogni probabilità, esso si rivolgeva ad un destinatario colto, conoscitore dei due principali sistemi linguistici dell’antichità, e non c’è bisogno di rimarcare la rilevanza di un tale scritto ai fini della preservazione e della continuità di conoscenza del patrimonio linguistico-grammaticale antico in un periodo di travagliata transizione come quello in cui Macrobio visse ed operò; infine, il nostro autore si segnalò per lo spiccato interesse nei confronti degli studi di astronomia a partire dalla stesura di un Commentarium (Commento) al Somnium Scipionis, il celebre testo, riportato da Cicerone nel suo trattato De re publica, opera filosofica articolata in sei libri e dedicata alla delineazione della forma di governo ideale per Roma, alla luce di un’accurata analisi delle varie, preesistenti modalità di organizzazione costituzionale dello Stato. Al termine del sesto libro, Scipione Emiliano, il principale protagonista degli incontri conviviali di dialogo e confronto nel corso dei quali si sviluppano i contenuti relativi alla struttura politica più idonea per lo Stato romano, vede in sogno uno dei suoi antenati, Publio Cornelio Scipione Africano Maggiore, l’artefice della sconfitta dell’esercito cartaginese nella battaglia di Zama, combattutasi nell’anno 202 a.C. al termine della seconda guerra punica.

L’Africano non lesina amare previsioni al suo illustre nipote, il quale, non a caso, di lì a poco, nel 129 a.C., avrebbe perso prematuramente la vita in circostanze rimaste non chiarite. Ma, dopo tali tristi avvertimenti, l’illustre avo dell’Emiliano guida il nipote in un mirabile itinerario attraverso i cieli, prefigurandogli il premio riservato a coloro che, come lui, si saranno spesi senza risparmio per il bene pubblico in un carriera politica autorevole ed irreprensibile. Il viaggio tra le stelle, di cui l’Africano è l’impareggiabile guida, offre l’occasione al commentatore Macrobio di indulgere sull’architettura dell’Universo, mostrandosi incline ad una spiegazione di tipo geocentrico della struttura del cosmo. Un’opera, come si può intuire, di fondamentale importanza quale sintesi dei contenuti scientifici, cosmologici, religiosi ed etici propri della corrente filosofica neoplatonica: un’operazione nella quale si distinse pure un altro autore di spicco del tempo, Marziano Capella, a cui si deve la stesura del De nuptiis Philologiae et Mercurii.

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