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Marano di Valpolicella (Vr). Viene alla luce un tempio dedicato a Minerva

Il 2 Agosto sono iniziati gli scavi archeologici sul monte Castelon a Marano e subito è emersa l’importanza dei resti di un antico tempio romano dedicato alla dea Minerva già noto da molto tempo. Già tre anni fa infatti era stato eseguito un saggio archeologico che aveva portato alla luce parti di una pavimentazione e resti di murature del tempio, e nelle vicinanze, resti di un castello d’epoca scaligera.

Questo luogo aveva attirato l’attenzione di studiosi d’antichità e di storici già da molto tempo. Qui infatti vi è la presenza di frequentazione umana a partire dalla preistoria, documentata da numerosi ritrovamenti archeologici. Agli inizi dell’Ottocento il conte Giovanni Girolamo Orti Manara, studioso e appassionato d’antichità locali, aveva supposto che vi fosse una relazione tra l’antico toponimo del luogo, “Minerbe”, e la presenza di un tempio o di un’area sacrale dedicata alla dea.

Al tempo del conte vennero svolte delle indagini e l’ipotesi dell’Orti Manara ebbe conferma grazie al rinvenimento di numerosi resti murari e di manufatti, oltre alla presenza di una decina di epigrafi dedicate alla dea Minerva. Il tempio, risalente al I sec. d.C., era extraurbano, come si legge nelle iscrizioni dove viene definito “fanum”.

Lo scavo tutt’ora in corso è stato voluto dal sindaco Simone Venturini e viene portato avanti dalla Soprintendenza dei Beni Archeologici del Veneto grazie ai cospicui finanziamenti stanziati dalla Regione in aggiunta ai quarantamila euro forniti dall’amministrazione comunale.

Il monte Castelon divide la valle di Marano da quella di Fumane e, grazie al ritrovamento di queste importanti evidenze storiche potrebbe diventare un parco archeologico.

Le ricerche hanno portato a conoscere la forma e la grandezza del tempio; la pianta è quasi quadrata, con un lato di 8 metri per 7,5 metri, come risultava dagli antichi disegni creati dal pittore Giuseppe Razzetti su commissione del conte Orti Manara. L’unica differenza si percepisce nella forma, in quanto nel disegno il tempio è rettangolare mentre nella realtà è pressoché quadrato.

Un problema è presentato però dalla conformazione del terreno circostante, composto da terrazzamenti. Il tempio si trova perciò ad essere ai piedi di una scarpata, per cui sarà necessario sospendere i lavori di scavo per livellare la collina in modo da rendere sicure le condizioni in cui dovranno lavorare gli archeologi e in modo da non danneggiare la struttura.

Sarà inoltre necessario dare risalto e sistemare l’area circostante, di grande valore paesaggistico, e creare delle strutture per proteggere il tempio, che possiede il pavimento in coccio-pesto.

Gli scavi saranno effettuati anche in tutta l’area limitrofa, perché si pensa che la presenza umana nel luogo fosse distribuita largamente.

L’interessamento e i finanziamenti dati dalla Regione fanno sperare nella creazione di un parco archeologico che includerebbe anche i resti del Castello scaligero ed eventuali altri ritrovamenti di resti archeologici nel luogo.

BIBLIOGRAFIA:

http://www.larena.it/stories/Home/180096_il_tempio_di_minerva_ora_svela_i_suoi_segreti/

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