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Marcia Otacilia Severa

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nome: Marcia Otacilia Severa
famiglia: figlia di Severiano; moglie dell’imperatore Filippo l’Arabo; prob. madre di Ulpia Severina, moglie dell’imperatore Aureliano Immediato predecessore di Decio, l’imperatore Marco Giulio Filippo, detto l’Arabo a motivo delle sue origini siriane, visse da protagonista uno dei periodi più travagliati della storia del tardo impero, contraddistinto sempre più dall’anarchia militare e dal vorticoso susseguirsi sul trono di vari imperatori designati dalle truppe, che avevano poi come principale preoccupazione quella di accattivarsi il favore dell’ istituzione senatoria.

Sul trono egli stesso per pochi anni, dal 244 al 249, Filippo sposò, in un anno non meglio precisato intorno al 238, Marcia Otacilia Severa, figlia di Severiano e madre di Marco Giulio Severo Filippo, associato dal padre al trono sino all’anno 249, quando Filippo l’Arabo perse la vita in uno scontro con gli eserciti di Decio e il suo giovane rampollo fu ucciso in un complotto organizzato dai pretoriani.

L’augusta Otacilia si trovò, quindi, ad affrontare il dramma della perdita, pressocchè in contemporanea, del marito e del figlio; secondo alcune interpretazioni, peraltro, l’imperatrice avrebbe avuto anche una figlia, Ulpia Severina, futura moglie dell’imperatore Aureliano, la quale costituì una sorta di caso unico nella storia di Roma: sopravvissuta ad Aureliano, deceduto nel 275, Ulpia avrebbe governato quale imperatrice con pieni poteri nel breve periodo di transizione precedente l’elezione di Marco Claudio Tacito.

Intorno alle persone di Marcia Otacilia, così come del marito Filippo l’Arabo, iniziò a circolare sin dall’antichità l’attribuzione di imperatori “cristiani”: un’autorevole fonte quale Eusebio di Cesarea, infatti, riferisce di una corrispondenza tra Otacilia e Origene, uno dei principali autori teologici dei primi secoli dell’era cristiana, al quale si devono importanti opere di carattere apologetico e scritturistico. Allo stesso Filippo Eusebio attribuisce la conversione al nuovo credo.

Pur senza voler tenere in discredito l’attestazione eusebiana, è altamente verosimile che essa non si debba considerare alla lettera; d’altronde, la presunta adesione dell’imperatore alla fede di Gesù Cristo non sarebbe confermata da particolari iniziative assunte durante il periodo del suo regno, nel corso del quale restò in vigore il culto tradizionale. Con ogni probabilità, quindi, le notizie riportate da Eusebio devono essere intese nel senso di una sostanziale tolleranza dimostrata da Filippo – non si sa se per influenza di Otacilia – verso la religione cristiana.

Ma sotto il suo successore Decio la situazione era destinata a mutare e la persecuzione sarebbe tornata a colpire chi intendeva professare il nuovo culto. Sempre di più, pertanto, era il motivo religioso a rappresentare l’ago della bussola degli equilibri dell’impero e intorno ad esso si sarebbe giocato il destino della stessa istituzione imperiale.

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