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Masada: l’assedio

Masada: l'assedio

La prima guerra giudaica coinvolse l’Impero Romano fra il 66 e il 70 d.C., durante l’impero di Nerone. La rivolta si scatenò nel 66 a Cesarea, dapprima per dissapori religiosi fra la comunità greca e quella giudaica in Palestina, crescendo a causa della protesta contro le tasse, finendo per prendere di mira i cittadini Romani.

Il compito di sedare la rivolta fu affidato al generale Vespasiano, che portò nella regione due legioni nell’aprile del 67. A lui si unì da subito il figlio Tito, al comando di una terza legione. Davanti agli schieramenti romani, molte città si arresero senza combattere, ma alcune dovettero essere prese con la forza. La cronaca dei fatti può essere letta negli scritti dello storico Flavio Giuseppe.

Nel giro di un anno, Vespasiano e Tito ebbero ragione della resistenza nella Palestina settentrionale e posero il proprio quartier generale a Cesarea Marittima, da cui potevano agilmente spostarsi lungo la costa.

Mentre Vespasiano si occupava della rivolta giudaica, però, a Roma, nel 68 d.C. l’imperatore Nerone si toglieva la vita dopo essere stato dichiarato nemico del popolo dal Senato. Per tutto l’anno seguente si succedettero scontri sanguinosi fra i quattro generali che avanzavano pretese sul titolo imperiale, gettando l’Impero nel caos. Anche le legioni impegnate nella guerra giudaica acclamarono imperatore il loro comandante e Vespasiano dovette recarsi a Roma per reclamare il trono. Lasciò così il figlio Tito a concludere i combattimenti.

Dopo la conquista di Gerusalemme, in seguito ad un duro assedio, durante l’estate del 70, la guerra sembrava ormai vinta ma alcune fortezze rimanevano da conquistare. Fra di esse spiccava Masada, una fortezza collocata nell’area orientale del Deserto di Giuda.

Una fazione estremista di assassini politici chiamati Sicarii, a causa del loro tipico coltello ricurvo a serramanico, si infiltrarono nella fortezza di Masada, dove Erode il Grande si era costruito una lussuosa domus come rifugio privato. La fortezza era costruita su un’altura ripida e rocciosa, un vero sperone nel deserto, a cui si poteva accedere solo da un sentierino sul lato orientale. Era perfettamente attrezzata per una lunga resistenza: disponeva di numerosi magazzini, aree coltivabili e vaste cisterne per raccogliere e conservare l’acqua piovana. Un ipotetico assedio avrebbe potuto teoricamente durare interi anni senza che ai difensori venissero meno acqua o cibo.

Nel 73 d.C. Il governatore della Giudea, Flavio Silva, condusse un esercito a espugnare la fortezza. La compagine romana era composta dalla Legio X Fretensis e da diverse unità ausiliarie. Sia la legione che le unità ausiliarie dovevano avere un numero di effettivi inferiore al normale, in seguito ai lunghi di scontri a cui avevano già partecipato. I Sicarii erano circa 960, fra i quali si contavano anche anziani, donne e bambini, che non partecipavano ai combattimenti. Erano guidati da Eleazar Ben Yair, membro di una famiglia che già aveva partecipato alla resistenza giudaica.

Attaccare Masada dal sentiero già esistente sarebbe stato una follia, quindi Silva ordinò alle truppe di costruire un’imponente rampa di assedio, appoggiata contro lo strapiombo del lato ovest del dirupo. Inoltre, per impedire la fuga degli assediati, venne costruita un muro di circonvallazione attorno alla collina, presidiata da sei fortini e numerose torrette. Dietro al muro furono costruiti due accampamenti. Una volta che, nella primavera del 73, la rampa fu completata, i legionari realizzarono una torre da assedio munita di un ariete e con essa la risalirono fino ad aprire un varco nel muro della fortezza, il 16 aprile.

Prima dell’assalto finale, che sarebbe avvenuto il giorno seguente, i Sicarii uccisero le loro famiglie per poi suicidarsi. Al loro ingresso, quindi, i Romani scoprirono che i suoi 960 difensori avevano dato fuoco a tutti gli edifici, eccetto i magazzini per la conservazione del cibo, e si avevano commesso un suicidio di massa, evitando così la cattura, la schiavitù o l’esecuzione per mano degli odiati occupanti.

Dopo l’assedio, una guarnigione romana presidiò la fortezza di Masada per un breve periodo di tempo.

Bibliografia

  • A. BERLIN, J.A. OVERMAN, The first Jewish revolt: archaeology, history and ideology, New York, 2001.
  • A. GOLDSWORTHY, Storia completa dell’esercito romano, Modena, 2003.
  • Y. YIGAEL, Masada, London, 1966.

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