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Massa Lubrese (Na). Riemerge un’antica ancora dai fondali

Durante un’immersione nell’area Marina Protetta di Punta Campanella, a Vervece, i subacquei del centro immersioni di Massa Lubrese hanno riconosciuto in una grossa pietra che giaceva a quaranta metri di profondità, qualcosa di speciale, ovvero un’ancora antica. Infatti, l’esame effettuato dagli archeologi della Soprintendenza non lascia dubbi: quella pietra risale all’età degli antichi greci, quando i pescatori seguivano le rotte di Omero.

Si pensa che un equipaggio possa aver attraversato lo stretto di Messina, attraversato il mare delle Eolie, toccato Li Galli e doppiato Punta Campanella, riparandosi a Marina della Lobra, prima di intraprendere la rotta verso Cuma, Ischia o Neapolis. L’ancora ha un foro in alto, usato come attacco per le cime, e due fori in basso per inserirvi frammenti di legno in grado di fare presa sul fondale, insieme al peso e all’effetto di gravità. Prima di questo genere di ancore esistevano solamente pietre non lavorate, o scanalate al centro, e attaccate a una cima. Inoltre, allineata con pietre simili, quest’ancora veniva anche impiegata per fermare le reti da pesca in uso al tempo.

È una scoperta molto importante perché soltanto in altri tre siti della Campana sono state trovate ancora simili a quella di Vervece. Ora verranno approfondite le indagini per trovare, laddove ci fosse, qualche graffito sull’ancora, per ottenere maggiori indicazioni sul luogo di provenienza. La scoperta conferma anche l’importanza dei fondali dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, ricchi di testimonianze degli antichi popoli che solcarono quei mari.

Dopo il recupero, lo straordinario reperto è stato affidato al Parco Marino di Punta Campanella dal subacqueo Antonio Fimeroni. Adesso è nelle mani della Soprintendenza per i Beni Archeologici.

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