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Mecenate: vita e opere

Mecenate: vita e opere

Gaio Cilnio Mecenate nasce ad Arezzo attorno al 69 a.C. e muore nell’8 a.C.; braccio destro di Augusto e promotore culturale, fonda il circolo letterario attorno al quale si riuniscono i poeti di maggiore qualità dell’epoca.

La vita di Mecenate

Gaio Cilnio Mecenate nasce ad Arezzo in una data incerta, collocata intorno al 69 a.C., da un’antichissima e nobile famiglia etrusca. La sua vita pubblica si fonda sullo stretto rapporto che lo lega ad Ottaviano, futuro Augusto, per il quale ricoprirà sempre il ruolo di fido consigliere, delegato e ambasciatore per le questioni più delicate.

In particolare, nella primavera del 37 a.C. ottiene un’importante missione: farsi capo di una delegazione diplomatica e incontrarsi a Brindisi con i rappresentanti di Antonio, tentando di smussare gli attriti che erano maturati proprio tra Ottaviano e Antonio in seguito alla rottura del patto che avevano stipulato nel 40. La missione, voluta soprattutto da Ottavia, sorella di Ottaviano e moglie di Antonio, non sortisce gli effetti sperati, ma rappresenta, comunque, un tentativo notevole di riconciliazione; di essa Orazio fornisce una singolare testimonianza nella Satira quinta del libro primo.

L’anno successivo, Ottaviano, impegnato nella guerra contro Sesto Pompeo, gli affida il supremo controllo amministrativo dell’Italia; durante la battaglia di Azio, poi, nominato vicereggente dello stesso Ottaviano, si distingue per la fermezza con cui sventa, in segreto, la congiura ordita da Marco Emilio Lepido il Giovane.

Benché sia stato anche un abile statista, Mecenate è ricordato, soprattutto, come fondatore del circolo culturale ufficiale della corte augustea, nonché come protettore di talenti letterari, che sosteneva sempre con munificenza: il suo circolo annoverava, infatti, poeti quali Virgilio, Properzio, Ovidio e Orazio. Da qui, il termine “mecenatismo”.

Mecenate istituisce questo circolo perché intimamente convinto del fatto che la poesia non sia una mera vanità, ma uno strumento efficace per esaltare il principato augusteo e promuovere al suo interno un nuovo ordine ispirato ai principi del bene e della giustizia. (1)

Opere di Mecenate

Egli ha saputo stabilire con il Principe e con tutti i suoi protetti un rapporto di sincera benevolenza, ma è con Orazio, in particolare, che intesse un’amicizia assolutamente unica, basata sull’affetto, il rispetto e la dedizione reciproca. I due si conoscono per intercessione di Virgilio; da subito Mecenate capisce il valore artistico e umano del poeta e, sostenendolo con appoggi finanziari e l’elargizione di una villa con podere in Sabina, gli permette di comporre le sue Odi.

Orazio, infatti, non perde mai l’occasione di trattare nelle sue opere di quest’amicizia. In particolare, si possono menzionare:

  • la Satira I, dedicata allo stesso Mecenate, in cui tratta delle qualità della metriotes;
  • la Satira VI, in cui loda l’amico che ha saputo comprendere come la nobiltà di un uomo non dipenda dalla nascita (Orazio, infatti, era di umili origini) e lo abbia accolto in virtù della purezza della sua anima e della rettitudine dei suoi costumi;
  • il carme che apre le Odi, in cui apostrofa il suo amato protettore come et presidium et dulce decus meum, affermando di toccare il cielo con un dito, se egli lo vorrà porre tra i poeti lirici;
  • l’Ode 17 del secondo libro, in cui emergono maggiormente i sentimenti autentici e profondi che legano i due amici: qui Orazio consola il caro Mecenate, sofferente per la salute cagionevole e per i continui malanni, nonché ossessionato dalla paura della morte, confortandolo con la sua costante presenza e il suo affetto profondo.

In questo carme Orazio assicura all’amico che non potrebbe separarsi da lui neppure con la morte e che niente riuscirebbe ad impedirgli di seguirlo nel viaggio estremo, dato il bene sincero che lo lega a lui. E così è stato: quando Mecenate muore, nell’8 a.C., Orazio lo segue dopo due mesi, come impossibilitato a proseguire a vivere senza di lui.

Note

(1) Mecenate è stato anche autore di opere, quali il De culto suo e il poema In Octaviam; dei cui versi ci rimangono dei frammenti, di qualità non altissima.

Bibliografia

  • R. Avallone, Mecenate, Salerno 1962.
  • Id., Mecenate: i frammenti, Salerno 1945.
  • G. Q. Giglioli, Mecenate, Roma 1937.
  • Orazio, Le opere, introduz. di A. La Penna, traduz. di E. Cetrangolo, Firenze 1968.
  • F. Paturzo, Mecenate: il ministro di Augusto: politica, filosofia, letteratura nel periodo augusteo, Cortona (Arezzo) 1999.
  • L. F. Pizzolato, L’amicizia con Mecenate e l’evoluzione poetica di Orazio, Milano 1989.

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