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Mefite

Mefite

Mefite

Mefite è una dea italica legata alle esalazioni dei vapori solforosi che emanavano dalla terra e che era suo compito allontanare.

Si tratta probabilmente di una divinità dapprima protettrice delle sorgenti, delle acque termali e sulfuree, collegate ai benefici da loro derivanti, alla salute e alla guarigione; una ninfa delle sorgenti adorata presso le popolazioni osco-sannitico-sabelliche, ed a seguito della romanizzazione della penisola italica relegata al culto delle acque stagnanti e sulfuree, mentre ad altre divinità romane fu attribuito il culto delle acque sorgive.

Era venerata soprattutto nelle zone vulcaniche soggette al fenomeno delle esalazioni solforose; sorgevano suoi templi in particolare a Cremona e Roma, in un boschetto situato sull’Esquilino.

Immagine 2. Antro Sibilla

L’iscrizione recita così:

‘L’immenso fianco della rupe euboica s’apre in un antro: / vi conducono cento ampi passaggi,cento porte; / di lì erompono altrettante voci, i responsi della Sibilla’.

Uno dei punti d’accesso all’oltretomba era ritenuto, nell’antichità, l’Averno, di cui Virgilio, nel VI libro dell’Eneide, fornisce una descrizione attualissima ( Eneide VI, 236 – 242 ):

‘V’era una profonda grotta, immane di vasta apertura, / rocciosa, difesa da un nero lago e dalle tenebre deiboschi, / sulla quale nessun volatile poteva impunemente dirigere / il corso con l’ali; tali esalazioni si levavano / effondendosi dalle oscure fauci alla volta del cielo. / [ Da ciò i Greci chiamarono il luogo con il nome d’Aorno ]’.

Il toponimo latino Avernum, secondo la stessa notazione etimologica virgiliana,risalirebbe al greco Aornos, parola composta da alfa privativa + ornis, << uccello >>, dunque << senza uccelli >>, un luogo dove non volavano gli uccelli, tenuti lontani dalle esalazioni dei gas. Il Lago d’Averno è collegato alla Grotta di Cocceio dalla Cripta Romana, un mirabile esempio di architettura ed ingegneria sotterranea, la cui esplorazione, oggi compiuta per 180 m, è in parte ostacolata dall’accumulo di detriti.

Immagine 3. Antro Sibilla

L’iscrizione recita così:

‘Giunsero alla soglia, quando la vergine: << È tempo / di chiedere i fati >> disse; << il dio,ecco ildio!>>. A lei che parla così, davanti all’ingresso, d’un tratto, / non rimase lo stesso volto, il colore, la chiomacomposta; / ansima il petto, il cuore selvaggio si gonfia / di rabbia, sembra più alta e di voce sovrumana, / ispirata dal nume,ormaivicino, del dio’.

L’antro, situato nella zona dei Campi Flegrei in provincia di Napoli, era la dimora della Sibilla Cumana, donde essa offriva i suoi vaticini, nonostante l’identificazione precisa continui a suscitare perplessità; difatti, stando a quel che già Pausania diceva, i Cumani possedevano soltanto un’urna, custodita presso il tempio di Apollo, contenente le ceneri della profetessa, cui si aggiunge un dato riferito all’imperatore Clodio Albino, che avrebbe interrogato la Sibilla proprio nel tempio di Apollo Cumano.

Questa tradizione sembra tuttavia infondata, poiché, se la Sibilla avesse davvero vaticinato nel tempio di Apollo, ben poche persone avrebbero avuto la possibilità di recarle i loro quesiti, essendo il tempio un luogo sacro non accessibile a chiunque.

Cuma (NA), area archeologica, la cosidetta Cripta Romana

La grotta, con la sua caratteristica ed enigmatica forma trapezoidale, è stata soggetta a numerosi interventi romani e bizantini, ed è databile alla seconda metà del IV sec. a.C. ca, anche se venne modificata ed ampliata tra il IV – III sec. a.C.. L’antro presenta un lungo corridoio ( 131 m di lunghezza, 5 m di altezza e 2,4 di larghezza ) fatto di nove diramazioni, anch’esse a forma di trapezio, che si aprono sulla parete destra, sei delle quali comunicanti coll’esterno, e tre chiuse.

Sulla sinistra di questa galleria c’è un braccio che si suddivide in tre ambienti rettangolari impiegati, in età romana, come cisterne e, in epoca paleocristiana, come catacomba. Sempre sulla sinistra si trova un piccolissimo ambiente, largo qualche metro quadro e alto 1,60 m ca, che si caratterizza per la singolare presenza di un ”divanetto” angolare in pietra.

Il luogo addetto alla Sibilla sarebbe un piccolo luogo introdotto da un vestibolo situato lungo il lato sinistro, verso il fondo della galleria, cui si accede dopo aver attraversato due archi a sesto tondo di dimensioni decrescenti; il percorso sembrerebbe continuare attraverso altre tre porte tonde disposte a croce, ma questi ultimi archetti sono chiusi, come se enormi massi bloccassero le vie d’entrata terminando in maniera un po’ brusca un così lungo tragitto.

‘Andavano oscuri nell’ombra della notte solitaria / e per le vuote case di Dite e i vani regni [ … ] / Proprio davantial vestibolo, sull’orlo delle fauci dell’Orco / il Pianto e gli Affanni vendicatori posero il loro covile; / vi abitano i pallidi Morbi e la triste Vecchiaia, / la Paura, e la Fame, cattiva consigliera, e la turpe Miseria, / terribili forme a vedersi, e la Morte, e il Dolore; / poi il Sonno, consanguineo della Morte, e i malvagi Piaceri / dell’animo, e sull’opposta soglia la Guerra apportatrice di lutto, / e i ferrei talami delle Eumenidi, e la folleDiscordia, / intrecciata la chioma viperea di bende cruente. / Nel mezzo spande i rami, decrepite braccia, / unolmo oscuro, immenso, dove si dice che abitino / a torme i Sogni fallaci, e aderiscono sotto ciascuna foglia. / Inoltre numerosi prodigi di diverse fiere, i Centauri s’installano alle porte e le Scille biformi / e Briareo dallecento braccia e la belva di Lerna, / e orribilmente stridendo, armata di fiamme, la Chimera, / e le Gorgoni e le Arpie, e la forma del fantasma dai tre corpi’.

Questo è il macabro << antinferno >> ( chiamato anche Limbo o Antinferno ), fatto di figure luttuose e raccapriccianti, mali e sciagure che affliggono l’umanità, che dimora nel vestibolo dell’Orco. L’oltretomba virgiliano pullula di lutto e dolore, non a caso al v. 441 si parla dei Campi del Pianto, dove si trovano coloro che un doloroso amore consunse con struggimento crudele, ovvero, tra le altre, Fedra e Procri, Pasifae, Laodamia e Didone stessa.

Il << preinferno >> virgiliano comprenderebbe dunque:

  • 1) i fanciulli morti prematuramente
  • 2) i condannati ingiustamente
  • 3) i suicidi
  • 4) le vittime d’amore
  • 5) gli eroi morti in guerra

A questi si aggiungono i malvagi castigati, le anime che si purgano, quelle in attesa di far ritorno nei corpi, e quelle dei Campi Elisi, per un totale di nove cerchi.

Bibliografia

  • A. Ferrari, Dizionario di mitologia, Utet 2006.Virgilio, Eneide, Mondadori 1991. http://www.satorws.com/antro-della-sibilla.htm

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