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Messalina

messalina

nome: Valeria Messalina (25-48)
famiglia: moglie dell’imperatore Claudio

Il poeta Giovenale (50/60-130/140 d.C.), nella sesta delle sue celebri “Satire” stilate nel periodo compreso tra i regni di Domiziano ed Adriano, dipinse, con inaudita ferocia, i vizi delle donne e i danni derivanti all’uomo dalla loro frequentazione: erano ormai lontani i tempi degli esempi di virtù offerti Cornelia e Lucrezia, e Roma era corrotta – a giudizio del poeta – dall’influsso della cultura greco-ellenistica, che avrebbe istigato il “gentil sesso” a rivendicare un posto sempre più in vista nella vita pubblica, anche a costo di ripudiare i valori (casa, famiglia, pudore) sui quali si era basato per secoli il profilo dell’autentica matrona romana.

Ma già nei primi decenni dell’età imperiale non mancarono figure e condotte femminili all’insegna dello scandalo: sono per lo più irriferibili, infatti, i commenti riservati dallo stesso Giovenale alla figura di Messalina, la moglie dell’imperatore Claudio, con la quale l’esercizio della prostituzione, sino ad allora svolto da donne di bassa condizione sociale, avrebbe pubblicamente raggiunto il soglio della casa imperiale.

Nata dal matrimonio tra Marco Valerio Messalla Barbato e Domizia Lepida, Valeria andò sposa nell’anno 31 a Tiberio Claudio Druso, divenuto poi imperatore nell’anno 41 con il nome di Tiberio Claudio Cesare Augusto Germanico. Come sovente accadeva in questi casi, le nozze venivano combinate “a tavolino”, per ragioni di convenienza sociale o politica che escludevano la considerazione dei sentimenti delle persone, soprattutto della donna.

Claudio ebbe complessivamente quattro mogli (oltre a Valeria Messalina, Plauzia Urgulanilla, Elia Petina e Giulia Agrippina) e cinque figli, di cui due, Claudia Antonia e Britannico, da Messalina. Nato nell’odierna Lione, il quarto imperatore di Roma non era, inizialmente, tra i favoriti per l’ascesa al trono: ragazzo colto, sensibile e costantemente ammalato, Claudio non ebbe modo di sviluppare un’intensa carriera politica come i suoi predecessori e, secondo Svetonio, addirittura la madre, Antonia minore, la nonna, Livia Drusilla e la sorella, Claudia Livilla, lo considevavano un incapace, privo della tempra e del carattere indispensabili per governare un impero.

Ma il corso degli eventi diede a Claudio un’inaspettata opportunità di riscatto: una volta divenuto imperatore, infatti, egli avviò un’importante serie di iniziative, finalizzate ad arricchire Roma di importanti opere di edilizia pubblica (ad es. la famosa rete di acquedotti) e a dotarla di un efficiente sistema di gestione burocratica. Non solo, ma sotto il suo regno furono annessi all’impero nuovi territori, tra cui la Britannia, la Giudea e le province lungo il corso del Danubio.

E Messalina? Come trascorreva le sue giornate la moglie di un imperatore così impegnato su tutti i fronti della politica interna ed estera, che forse non aveva un minuto di tempo da dedicare alla propria famiglia?

Le fonti non hanno che una risposta: nei bordelli! Sono innumerevoli gli squallidi aneddoti tramandati sul conto di una donna che nulla aveva da invidiare alle prostitute più “attive” del tempo e che, secondo Giovenale (Satire, VI), lavorava in un lupanare sotto il nome fittizio di Lisisca.

La goccia che fece traboccare il vaso fu, però, l’illecito matrimonio tra Messalina e il console Gaio Silio, celebrato nell’anno 48 mentre Claudio si trovava fuori Roma: soltanto allora l’imperatore aprì gli occhi sulla condotta della moglie e permise la sua morte (per suicidio coatto), allo scopo di evitare una possibile detronizzazione. Non è noto con certezza, peraltro, se Messalina aspirasse davvero a spodestare il coniuge per insediare il figlio Britannico: secondo alcune ipotesi, infatti, Claudio sarebbe stato influenzato da Narciso, un delatore, che, nel caso di un cambio di potere, temeva di perdere credito agli occhi dell’imperatore.

La condotta dissoluta di donne – oltre a Messalina si può ricordare il caso di Giulia maggiore, figlia di Augusto – formalmente partecipi del potere ma, nel contempo, lontane da esso, costituisce un indice altamente significativo dello “scollamento” tra vita pubblica e vita privata sempre più ravvisabile nel corso dell’età degli imperatori ed è spia, sia pure nei secoli che celebrarono l’apice della grandezza di Roma, dell’inizio del declino.

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