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Micene

Micene (Mykènai – ???????)

Grecia, Argolide

L’importanza della città di Micene si riscontra già nella sua fase protostorica quando, secondo il mito, si ebbe il “ritorno degli Eraclidi”, ossia l’invasione dorica e la fine dei regni micenei nel Peloponneso. Seppur la prima occupazione del territorio risalga al Neolitico, si dovrà aspettare la fase tardo – elladica o micenea per l’ascesa della città, che a partire dal 1650 a.C., data d’inizio delle tombe reali del circolo funerario B, la condurrà alla vetta del suo splendore. Impressionanti sono le realizzazioni delle mura, i palazzi e le grandi tombe a thòlos tra il 1400 e il 1200 a.C.

La caduta dei regni micenei alla fine del XIII secolo a.C. e l’invasione dorica coinvolsero anche Micene, la cui distruzione completa è da collocare nel XII secolo a.C.: inizia così la fase dei cosiddetti “secoli bui”, alla fine dei quali, la città si mostra vitale realizzando anche un tempio arcaico. Nel 468 a.C. viene conquistata da Argo, di cui resterà centro dipendente con una discreta fioritura di epoca ellenistica, testimoniata dal teatro, il ginnasio e dalla fonte Persèia.

Porta dei Leoni

Incastonata ad O da un bastione e ad E dalle mura, la porta dei Leoni costituisce un’eccellente testimonianza per la plasticità del rilievo datato al periodo tardo – miceneo III B (1250 a.C), costituita dalla decorazione posta a chiusura del tradizionale spazio rettangolare dell’architrave, raffigurante due leoni araldici su un altare sormontato da una colonna, probabilmente rappresentazione aniconica di una divinità, piuttosto che simbolo del palazzo.

Le mura, costituite da pietre accuratamente squadrate, hanno una storia molto complessa: una I fase (1350 a.C.), che incorpora il palazzo ma lascia fuori il Circolo A; una II fase (1250 a.C.), che estendendosi a S della città, incorpora il Circolo insieme ad un nutrito gruppo di abitazioni; una III fase (1200 ca) nel quale la fortificazione accoglie al suo interno la via d’accesso ad una sorgente.

La Porta dei Leoni

Sulla destra della porta compare la cosiddetta “thòlos dei Leoni”, con dròmos lungo 22 m e camera di 14 m di diametro, rinvenuta spogliata e priva della copertura a volta (1350 a.C. ca); proseguendo, si riscontrano le fondazioni di un edificio ellenistico, dove sono appoggiati due bacini di V secolo, identificati come la fonte Perseia, menzionata da Pausania. Oltre la fonte, in basso, troviamo la “thòlos di Egisto”, una delle più antiche di Micene (1500 ca), con il dròmos lungo m 22, rivestito con pietra poligonale e camera da 14 m di diametro.

Poco distante si rintraccia la “thòlos di Clitennestra” con dròmos lungo 37 m e camera di 13,50 m di diametro, spogliata in antico e ancora dai Turchi all’inizio del XIX secolo: la tomba, insieme al “Tesoro di Atreo” e la thòlos di “Oreste”, è una delle più tarde della città (1250 a.C.).

Circolo A e Circolo B

La cultura micenea si manifesta attraverso il mondo dei morti, nelle scoperte di H. Schliemann (1822 – 1890) a Micene. In maniera piuttosto fortuita, questo ricco commerciante tedesco mise in luce, all’interno della cittadella fortificata, un circolo di tombe denominato convenzionalmente circolo A, fra le quali credette di individuare la sepoltura di Agamennone, il valoroso re acheo che condusse la spedizione contro Troia. Il procedere delle ricerche ha ridimensionato l’eccezionalità del ritrovamento, portando a scartare l’ipotesi che questa tomba fosse collegata alle vicende narrate da Omero nell’Iliade.

Il Circolo A

Al di fuori del settore occidentale della cinta muraria e in continuità con il precedente, venne rinvenuto un secondo circolo funerario (circolo B). Questo, più antico, rende evidente l’evoluzione sia a livello di tipologia sepolcrale che di corredo: dai primi modesti esempi si arriva alla magnificenza delle sepolture più recenti che anticipano per ricchezza e articolazione architettonica le famose tombe del Circolo A.

Entrambi i circoli funerari erano destinati a personaggi di altissimo rango, utilizzati in successione: il circolo B tra il 1650 – 1570 a.C.; il gruppo A dal 1550 al 1500 a.C.

Circolo B

Il circolo B è costituito da 24 tombe a fossa, di cui 14 tombe reali e 10 di rango inferiore, che diventano con il tempo sempre più monumentali sia nel sistema di accesso sia nella definizione della camera sepolcrale, innalzata con muri di mattoni o in pietra con soffitto in legno, più raramente in lastre lapidee. Ogni tomba è segnalata al suo esterno da un piccolo recinto di pietre e da una stele decorata con motivi geometrici e figurati.

L’evoluzione architettonica segue l’arricchimento dei corredi: i numerosi oggetti di pregio rinvenuti testimoniano la complessa rete di rapporti culturali e commerciali instaurati da Micene tra il XVII e il XVI secolo a.C. Nelle tombe del circolo B sono presenti in gran quantità armi, manufatti in oro e in avorio, fra cui pissidi, placchette, manici di specchi e pettini.

Circolo A

Il Circolo A è costituito da sei tombe reali a fossa per sepolture plurime, contenenti diciannove defunti, di cui otto uomini, nove donne e due bambini, deposti insieme a corredi di incredibile ricchezza e contrassegnate da undici stele, decorate e non, sia per sepolture maschili che femminili.

In occasione della realizzazione della II fase delle mura, le tombe vennero racchiuse da contrafforti resi necessari dall’innalzamento del suolo e coronati da un doppio cerchio di lastre monumentali. Il ritrovamento all’interno del Circolo di statuette dette di tipo Y, noti in santuari micenei, ha fatto supporre che la zona fosse oggetto di culto eroico dei re del passato, una tradizione conservatasi ancora all’epoca di Pausania, che colloca le tombe degli Atridi “all’interno della città” e quelle di Clitennestra e dei suoi figli (il Circolo B?) “a breve distanza dal muro”.

Palazzo di Micene

Ciò che rimane del palazzo di Micene è la sua ultima fase (1330 a.C. ), preceduto forse da un palazzo della fase premicenea, conservatasi in maniera meno evidente dei corrispettivi di Pilo e Tirinto: sono infatti andati perduti gran parte degli appartamenti privati e il livello superiore è stato sistematicamente asportato per far posto al tempio arcaico, radicalmente rifatto in epoca ellenistica.

Il pròpylon è doppio, con una colonna centrale per lato, e conduce al livello superiore fortemente distrutto e sede degli appartamenti privati. Da questo si dipartiva un corridoio che collegava ad una “sala per ospiti” con un pavimento dipinto a riquadri policromi e fornita di un’ altare. Una stretta scala univa alla corte interna, sul cui lato E si trova il mègaron, la struttura meglio conservata dell’intero edificio, composta da pronao, vestibolo e salone.

Il sontuoso salone, con le pareti decorate da uno zoccolo di gesso e i pavimenti dipinti da motivi geometrici, presentava scene affrescate di battaglie di cavalieri e rappresentazioni cerimoniali con donne di fronte al palazzo.

Attraverso l’apertura del pronao del mègaron, dopo una lunga e stretta galleria detta “delle cortine”, si raggiungevano gli appartamenti privati. Proseguendo da questi verso E, al di sotto di poderose strutture di età ellenistica, sono venuti alla luce otto ambienti, una corte e un corridoio, nel quale si sono scoperti resti di lavorazione dell’oro, bronzo e pietre dure come a Pilo: è molto probabile che si tratti delle officine degli artigiani impegnati nel palazzo.

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