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Minturno, Minturnae

Minturno, Minturnae

L’antica città di Minturnae si trova lungo la via Appia al km 156, oggi presso la frazione di Marina, non lontana dall’odierna Minturno. Alcuni degli edifici più importanti del centro romano sono stati portati alla luce e sono visitabili nell’area archeologica appositamente realizzata.

Storia di Minturnae e topografia antica

Le più antiche fonti relative alla città di Minturnae la ricordano come uno dei maggiori centri della popolazione Aurunca, stanziata nella zona di confine tra il Lazio e la Campania. Le notizie storiche riguardano principalmente il conflitto che portò all’assoggetamento di tale popolazione da parte dei Romani: gli Aurunci si erano infatti alleati con i Sanniti e per questa ragione subirono una violenta repressione nel 314 a.C..

Minturnae, insieme ad Ausonia e Vescia, le città aurunche più importanti, vennero cancellate e sostituite in breve da nuovi insediamenti. La colonia romana di Minturnae venne fondata, infatti, nel 296 a.C.. Della precedente città pre-romana non si possiede alcuna testimonianza archeologica e per tanto la sua localizzazione non è del tutto certa: poteva trovarsi sul medesimo sito dove sorse la Minturnae romana, oppure, secondo una teoria più accreditata, era sulla stessa collina dove è oggi il moderno centro di Minturno, in una zona più elevata e quindi facilmente difendibile.

La città occupava in ogni caso una posizione strategica, poichè era vicina alla foce del fiume Garigliano, l’antico Liris, e si trovava anche in corrispondenza di un percorso litoraneo, in seguito ricalcato dalla via Appia. Proprio per la presenza di questa importante via di collegamento Minturae godette di una forte centralità; la via Appia, infatti, entrava all’interno della città, attraversando il nucleo urbano, quindi oltrepassava il Garigliano tramite un ponte, il pons Tirrenus, ricordato da Cicerone in una lettera indirizzata all’amico Attico (XVI, 13 a, I).

Il primo impianto romano si collocava in un’area quadrata, delimitata da mura in opera poligonale, ritrovate in gran parte del settore occidentale, con gli innesti dei lati nord e sud. Delle strutture difensive originarie è stata individuata anche una torre quadrata nello spigolo nord-ovest (nei pressi del teatro), ma altre torri dovevano trovarsi negli ulteriori angoli. L’impianto urbano era tagliato in due dalla via Appia, che costituiva il decumano della città, mentre un’altra strada perpendicolare, il cardo, usciva dalla porta nord verso Arpino. Due porte nelle mura, una ad ovest ed un’altra ad est, permettevano il passaggio dell’Appia.

Nel III secolo a.C. il centro urbano conosce un certo ampliamento, dilatandosi verso ovest, ovvero oltre le mura poligonali. La città si sviluppa, dunque, secondo un perimetro irregolare e si aggiungono nuove mura in opera quadrata, scavate solo in alcuni tratti, ma riconosciute nel loro percorso attraverso foto aeree. Anche in questo secondo impianto allargato l’Appia rimane il principale attraversamento urbano, entrando in città dalla porta Gemina, detta anche Roma o Appia. Notizie di Minturnae si hanno ancora nelle fonti a proposito della fuga di Caio Mario nel 88 a.C., che lì si nascose, in seguito alle proscrizioni di Silla (Plut., Mar., 37-39).

Il console venne fatto imbarcare proprio dal vicino porto fluviale, prima per Ischia e quindi per l’Africa. Il porto dovette, infatti, avere una grande importanza e diverse sono le testimonianze relative a strutture per l’approdo lungo le rive del fiume. Sono inoltre numerosi i reperti rinvenuti nel letto e sulle sponde del Garigliano, a testimonianza dell’esistenza degli intensi traffici commerciali. In età cesariana e poi augustea vi furono nuovi invii di coloni, con una conseguente ridistribuzione delle terre ed una riorganizzazione del territorio.

Fu soprattutto durante l’età imperiale che si ebbe un ulteriore incremento edilizio, con la realizzazione dei principali edifici pubblici, il teatro, l’acquedotto ed una generale risistemazione monumentale del Foro. La città di Minturnae possedeva anche un anfiteatro, purtoppo non ancora scavato. La città ebbe grande importanza dal punto di vista economico, principalmente per la sua favorevole posizione, e con tale prerogativa vi se fino alla metà del VI secolo d.C..

Minturnae venne abbandonata intorno al 580 d.C., probabilmente in seguito al taglio dell’acquedotto da parte dei Longobardi. La posizione doveva essere poco sicura, ma anche l’avanzamento delle paludi contribuì a convincere gli abitanti a spostarsi sulla collina più vicina, dove oggi, infatti, sorge la moderna Minturno. Il nuovo borgo, fondato all’incirca nel VI secolo d.C., assunse più tardi il nome di Civitas ad Trajectum, divenuto inseguito Traetto, per la sua vicinanza al traghetto sul fiume, poichè non c’era un ponte per attraversarlo. Traetto conservò questo nome fino al 1879, quando la città venne nuovamente battezzata con l’antico nome di Minturno.

I monumenti dell’Area Archeologica di Minturnae

Numerosi sono gli edifici monumentali dell’antica Minturnae visibili ancora oggi nel comprensorio dell’area archeologica, o a breve distanza da essa.

  • Fori
  • Teatro
  • Templi
  • Macellum
  • Terme
  • Via Appia
  • Antiquarium
  • Acquedotto
  • Santuario della dea Marica

Foro Repubblicano

Minturno, Minturnae, foro

L’area a nord della via Appia risulta delimitata su tre lati da un portico datato al II secolo a.C., di cui si conservano le fondazioni delle colonne ed il muro perimetrale esterno. Alle due estremità del portico si trovano due fontane non pertinenti alla prima sistemazione dell’area, ma aggiunte in età imperiale. Al centro dell’area forense si trovano le fondazioni di due diversi templi, uno dei quali, quello a sinistra, era l’edificio religioso principale, ovvero il Capitolium, dedicato alla Triade, Giove, Giunone e Minerva.

Il tempio doveva essere del tipo detto tuscanico, diviso in due parti, una anteriore, con una o forse due file di colonne, e una parte posteriore con le tre celle, di cui quella centrale più grande, destinate ad ospitare le immagini delle divinità. Durante gli scavi vennero recuperati numerosi frammenti della originaria decorazione in terracotta. Nella piazza del Foro, questa volta a destra, si conserva anche l’alto podio del c.d. Tempio A, che sembra venne realizzato all’inizio dell’età imperiale, in quella fase di monumentalizzazione della città.

Lungo i tratti dello zoccolo di base vennero rinvenuti 29 cippi iscritti reimpiegati, originariamente collocati nel Foro. I cippi sono stati datati tra il II e la metà del I secolo a.C. e tramandano liste con nomi di mercanti greci e mediorientali, che evidentemente avevano i loro commerci anche a Mintunae. Tra i due tempi, il Capitolium ed il c.d. tempio A, si trova il bidental, un pozzo sacro dove venivano gettati gli oggetti colpiti da un fulmine. Il Capitolium era in effetti stato colpito da un fulmine nel 207 a.C. e le sue strutture lignee si erano incendiate (Liv., XXVII, 37); l’edifico venne restaurato solo dopo aver sepolto i materiali recuperati, secondo il rito del fulgur conditum.

All’interno di questo pozzo, rara testimonanza del particolare rituale, vennero, infatti, ritrovati frammenti di materiali architettonici ed anche un blocco di calcare proprio con l’iscrizione fulgur. Le due fontane monumentali alle estremità del portico, di cui si è detto, sono state datate al I secolo a.C. ed origiariamente erano costituite solo di un vano rettangolare, modificato in un secondo momento sul lato prospicente la via Appia, mediante l’aggiunta di una nicchia rettangolare e di una semicircolare.

Foro imperiale

La zona antistante il portico del c.d. Foro Repubblicano, aperta a sud dell’Appia, venne probabilmente utilizzata come Foro in età imperale. La piazza era formata da un’ampia area lastricata, delimitata da canalette per la raccolta dell’acqua. Alcuni saggi di scavo sul lato orientale hanno messo in luce edifici pubblici di epoca imperiale: proprio verso l’Appia è stato individuato un ambiente absidato, le cui strutture poggiano su un mosaico preesistente, datato all’età augustea. A sud di questo edificio si trova un ampio settore con basi di colonne diposte su tutti i lati e resti di mosaico, generalmente riconosciuto come l’area dove sorgeva una basilica.

Teatro

Minturno, Minturnae, teatro

Il teatro venne costruito all’inizio del I secolo d.C., nel settore a nord del c.d. Foro Repubblicano, eliminando un tratto delle più antiche mura poligonali. Nel corso del II secolo d.C. subì alcune modifiche che portarono ad inglobare la parte posteriore del portico del Foro Repubblicano; l’ampliamento consentì di ricavare quattordici ambienti utilizzati come locali di vario genere. L’impostazione del teatro è quella consueta con una distinzione dello spazio in tre parti, la scaena, l’orchestra e la cavea. La cavea ha gradini realizzati per mezzo di muri radiali, che formano gli ambulacri, utilizzati anche come spazi di servizio. E’ stata calcolata una capienza totale di 4600 posti a sedere. Il proscenio era decorato con nicchie rettangolari e curve, mentre lo sfondo presentava tre porte. Inseguito ai restaurato degli anni ’40 parte delle gradinate fu ricostruita e vennero ripristinati anche gli ambulacri sottostanti per l’allestimento di un Antiquarium.

Templi B e H

Altri due templi si trovano in un’area aperta direttamente sulla via Appia e circondata su gli altri tre lati da un portico, di cui si conservano il muro esterno e le fondazioni delle colonne. Al centro si riconosce l’alto podio del tempio detto B, datato tra la metà del I secolo a.C. e la metà del I d.C., in opera reticolata, su cui doveva essere impostata una cella unica. Il tempio presenta ad ovest una vasca, stretta e lunga. Ad est sono gli scarsi resti di un altro tempio o sacello posteriore, il c.d. Tempio H, adiacente al B, ma di dimensioni inferiori. Nell’area vennero ritrovate numerose statue di divinità e membri della gens Giulio-Claudia, che hanno fatto avanzare delle ipotesi sulla destinazione dei templi.

Macellum (cosiddetto)

Dal portico si accede ad un articolato complesso edilizio che comprende, in successione, un quadriportico sui cui lati si aprono degli ambienti di piccole dimensioni e, addossato al lato sud, un grande impianto termale. Si tratta certamente di una serie di edifici pubblici, la cui funzione però è ancora discussa. Il quadriportico con le piccole sale è identificato generalmente come area di mercato, ma potrebbe anche essere stata una zona aperta che costituiva un passaggio verso le adiacenti terme. Della fronte del portico antistante l’Appia sono state rialzate due colonne, mentre delle altre restano le basi in situ.

Superato un dislivello di tre gradini si accede dalla via al marciapiede porticato, che correva parallelo all’Appia e costituiva un percorso pedonale coperto fiancheggiato da tabernae. Mediante un corridoio si passa nell’area del quadriportico, sui cui lati si affacciano i piccoli ambienti in opera reticolata. Il quadriportico era pavimentato con lastre marmoree, di cui rimangono ancora numerose tracce. Nella parte nord sono state rialzate alcune colonne e su due di queste è stato ricostruito un arco. Proseguendo verso sud si raggiunge l’area termale.

Terme

Minturno, Minturnae, terme

Le Terme vennero realizzate in piena età imperiale, intorno al II sec. d.C., forse in relazione alla fase di ristrutturazione di altri edifici pubblici, come il foro e il teatro. Nella parte occidentale si trovano una serie di piccoli ambienti intercomunicanti, in alcuni dei quali si conservano ancora resti dei pavimenti a mosaico bianco e nero, con motivi fitomorfi; in particolare di notevole interesse è un pavimento con raffigurati dei puttini vendemmianti, nell’atto di pigiare l’uva. Sul lato orientale sono i resti del vero e proprio impianto termale con la sequenza del frigidarium, del tepidarium e del calidarium. In due ambienti addossati alla recinzione ed in uno, piuttosto grande e absidato, sono presenti le pilae e le suspensurae, chiari indizi del sistema di riscaldamento del pavimento. Il settore orientale è completato a sud da un’ampia vasca divisa in due parti e rivestita di lastre marmoree, fornita di gradini. Nell’angolo sud-orientale dell’intero impianto sono due strutture in laterizio, conservate per una certa altezza, che costituiscono i resti dei pilastri che sorreggevano le grandi volte di copertura del complesso termale.

Tempio L (cosiddetto)

Il tempio insiste su una delle due torri angolari della prima cinta fortificata in opera poligonale. L’edificio, internamente diviso in tre celle, su podio voltato, è datato alla fine del I secolo d.C..

Via Appia

Minturno, Minturnae, via appia

Alla fine del IV sec. a.C., dopo le vittorie sui Sanniti e sulla Lega Latina, i Romani poterono avere un più ampio controllo territoriale. Nel 312 a.C., per iniziativa del censore Appio Claudio, fu costruito il primo tratto della via Appia la quale, partendo da porta Capena a Roma, giungeva fino a Capua. Successivamente la via fu prolungata fino a Taranto e quindi fino a Brindisi. L’imperatore Traiano fece, inoltre, costruire una variante che da Benevento giungeva più rapidamente a Brindisi, la c.d. Appia traianea. La via Appia entrava a Minturnae dalla porta Gemina e attraversava, con direzione est-ovest, l’intero abitato, di cui costituiva il Decumano Massimo. La nota via consolare era dunque la spina dorsale della città antica ed intorno ad essa gravitavano i principali edifici pubblici. Il tratto di strada che è ancora oggi visibile è molto ben conservato, costituito da basoli di calcare o di lava basaltica sui quali sono impressi i solchi dei carri. L’Appia oltrepassava anche il Garigliano attraverso un ponte, ricordato da Cicerone, chiamato pons Tirrenus. Di questo ponte, originariamente ligneo, rimangono solo i resti di un successivo rifacimento in opera cementizia.

Antiquarium

Il piccolo museo, allestito negli ambulacri dell’anfiteatro romano, raccoglie materiale archeologico proveniente dal territorio di Minturnae. Qui sono esposti frammenti marmorei, ceramiche, statue, mentre l’ambulacro sinistro è organizzato come lapidarium, ed ospita una raccolta di decorazioni architettoniche marmoree ed una serie di togati. Diverse sono le statue, le sculture, gli ex voto, le epigrafi, le monete (in grande quantità rinvenute nel letto del fiume) ed altri numerosi reperti venuti alla luce nel secolo scorso a Minturnae, ma anche nelle zone limitrofe, come Scauri e Castelforte. Altro materiale archeologico sempre proveniente da Minturnae si trova, oggi, presso il Musei Archeologici di Zagabria, di Philadelphia (USA) e quello di Napoli.

Acquedotto

Minturno, Minturnae, acquedotto

Dell’antico acquedotto che riforniva Minturnae si conservano ampi tratti visibili lungo la via Appia ed in particolare nell’area prossima al centro antico ed in zona Archi-Virilassi, dove si seguono una serie ininterrotta di ben 120 arcate. L’acquedotto partiva dalle sorgenti di Capodacqua e, dopo circa 11 km, raggiungeva l’abitato attraverso la porta Gemina.

La struttura è ad ampie arcate su pilastri, realizzata in opera cementizia interna e parametro in opera reticolata. I pilastri sono rinforzati con un ulteriore strato di laterizi, mentre gli spazi tra la linea degli archi e lo specus sono decorati con motivi bicromi dalle forme geometriche. L’acquedotto fu realizzato in età imperiale, stando alle caratteristiche delle tecniche costruttive, tra il I ed il II secolo d.C..

Santuario della dea Marica

Il Santuario non si trovava all’interno del’area archeologica, ma tra la città ed il mare, lungo la sponda destra del Liri, in una zona paludosa. Sulla riva sinistra del fiume vi era anche un lucus, il bosco sacro (oggi la pineta di Baia Domizia), sempre dedicato alla dea. Il luogo di culto era, dunque, extra-urbano e consacrato alla dea aurunca Marica, divinità italica legata all’acqua. Il tempio, già noto dalle fonti, venne scavato nel 1926 e si presenta come uno dei tipici santuari portuensi arcaici che costeggiavano il Tirreno.

La costruzione ebbe varie fasi fino al VII secolo d.C.. La prima fase monumentale risale alla fine del VI secolo a.C.: i ruderi del tempio sono in blocchi di tufo nero e ad esso vanno riferite numerose terracotte architettoniche, datate tra la fine del VII ed il II secolo a.C., raccolte nel terreno. Il luogo di culto era, inoltre, ancora più antico, già in funzione dall’VIII sec. a.C., come risulta dal materiale della stipe votiva: vasi, statuette arcaiche, statuette fittili in terracotta, ceramica etrusco-campana, fino alle suppellettili di età ellenistica e romana. Nella prima metà del I secolo al culto italico della dea Marica si sostituì quello egizio di Iside e Serapide. L’edificio era affiancato da un più ampio tempio in conglomerato cementizio dedicato ad Afrodite Pontia, ovvero marina.

Immagini

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http://archart.it/archart/italia/lazio/provincia%20Latina/Minturno/index.html

1 Commento su Minturno, Minturnae

  1. Thank you very much for all this information.

    For a book I am writing for the Reading Public Museum in Reading, Pennsylvania, I would very much appreciate knowing what archaological work or other activity is currently being undertaken.

    Thank you for any help you might offer.
    Sincerely,
    George Edmonds

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