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Mirabella Eclano. Aeclanum

Mirabella Eclano. Aeclanum

Mirabella Eclano (Av). Storia e archeologia.

I primi ad abitare il pianoro rettangolare di Aeclanum, fu una popolazione di stirpe osca nel V sec. a. C. A questa si aggiunsero gli Irpini che, in cerca di terreni fertili da coltivare, durante una primavera sacra si mossero dal Molise sotto la guida di un lupo sacro.

Al periodo osco si riferiscono epigrafi, dove si citano Mamers (Marte), una costruzione voluta da Magio Falcio e il dio Fauno. Inoltre dello stesso periodo sono un’ara di tufo dedicata alla dea Mefite pertinente a tempio che doveva trovarsi sulla Via Appia.

Aeclanum divenne quindi un importante centro dell’Irpinia, se Silla durante la guerra sociale e dopo aver conquistato Pompei, mosse direttamente verso Aeclanum ignorando città come Nola e Abellinum. Siamo nell’89 a. C. e la città viene presa e saccheggiata non solo per aver parteggiato per gli insorti e non essersi arresa subito, ma anche per dare un esempio alle altre città irpine.

Conquistata, quindi dai Romani divenne municipium con diritto di voto, e in seguito a questo la sua fama e la sua importanza crebbero enormemente soprattutto perché si trovava tra strade importanti come la Via Herdonitana che portava in Apulia e la Via Aeclanensis che invece portava verso la vicina Ariano Irpino.

Primo patrono della colonia fu Quinzio Valgo, antenato dello scrittore Velleio Patercolo, il cui figlio si occupò del restauro delle mura.

Nel II sec. d. C., sotto l’impero di Adriano, Aeclanum diventa colonia con il titolo di Colonia Aelia Augusta Aeclanum e divenne ancora di più centro di smistamento di bestiame e prodotti agricoli.

Aeclanum era difesa da mura intervallate da torri quadrate e semicircolari in cui si aprivano tre porte. Dalla porta occidentale entrava la Via Appia proveniente da Benevento e poi usciva da quella orientale.

La città, in località Passo di Mirabella, ha restituito importanti testimonianze archeologiche del suo glorioso passato. Importante struttura era quella delle terme con il tepidarium, il calidarium, l’apodyterium, il frigidarium, una piscina e un belvedere che doveva aprirsi sul fiume Calore. Gli scavi delle terme hanno anche restituito una statua di Niobide e un frammento di una statua di Arpocrate datata al II sec. d. C. e che doveva rappresentare il dio bambino con il corno dell’abbondanza.

Risale all’età adrianea il Macellum che doveva trovarsi nelle immediate vicinanze del foro. Alla struttura si accedeva attraverso delle tabernae e al centro si ergeva una tholos con pilastri in opus vittatum e pavimento di marmo.

Per quanto riguarda invece le abitazioni private si segnala la presenza di una grande domus datata al I sec. d. C. nel suo impianto originario. Si presenta a più piani forse per sfruttare la naturale pendenza del suolo. La domus sembra poi in seguito acquisire una connotazione più rustica a giudicare dalla sistemazione della parte orientale dell’edificio e del peristilio.

Di un’altra grande struttura si sa invece veramente poco. Doveva essere un edificio pubblico di cui sono state individuate due importanti fasi edilizie. Gli ambienti individuati sono tre. I maggiori hanno forma quadrangolare, mentre il minore ha un aspetto più allungato. I muri sono realizzati in opera mista e restano gli stessi anche quando, nella seconda fase edilizia, gli ambienti più grandi diventano uno solo con l’abbattimento dei tramezzi.

Interessante è anche una basilica paleocristiana a tre navate. In quella centrale vi è un coro absidato con pavimento mosaicato. Sotto la basilica, a circa 4 metri di profondità, si sono rinvenuti tre ambienti pertinenti a una domus del I sec. d. C. di cui uno serviva alla raccolta delle derrate alimentari.

Ai lati della Via Appia si è invece trovato un cippo con epigrafe, dove un liberto della gens dei Fannii rivendica la proprietà di quella porzione di suolo per la costruzione del suo sepolcro.

La datazione è al I sec. a. C. In località Madonna delle Grazie, lungo la strada che conduceva a Taurasi, si sono rinvenute tombe appartenenti alla Cultura del Gaudo (III millennio a. C.). Le camere sepolcrali, scavate nel tufo, si presentano ipogee e raggiungibili attraverso un vestibolo.

L’ingresso era chiuso da un lastrone disposto verticalmente. Nelle sepolture, che potevano essere anche multiple, sono statti rinvenuti importanti corredi funebri costituiti da: punte di frecce, pugnali, vasellame.

Nella tomba di quello che doveva essere una sorta di capo tribù, si sono invece rinvenute brocche con anse a nastro e pugnali di rame.

In località Passo si è rinvenuta invece la necropoli romana datata tra il II e il III sec. d. C., ma utilizzata fino al IV secolo.

Rilevante è un sarcofago in calcare con coperchio a doppio spiovente. Reperti provenienti dai corredi sono oggetti di carattere personale e monete di bronzo dell’ultimo periodo di utilizzo della zona sepolcrale.

Foto da archeosa.beniculturali.it

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