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Miseno: foto

Resti archeologici a Miseno

Resti archeologici a Miseno

Resti archeologici a Miseno

Nell’Eneide, il poeta Virgilio, racconta di un episodio avvenuto a uno dei compagni dell’eroe troiano Enea quando questi si trova a colloquio con la Sibilla Cumana. La profetessa, infatti, avverte Enea che sulla spiaggia, mentre loro parlano, giace insepolto il cadavere di un suo compagno recando grave pericolo all’intera flotta. L’eroe riesce a capire di chi la Sibilla stesse parlando soltanto quando ritorna sulla spiaggia: l’amico perduto è Miseno, il trombettiere che incitava alla guerra. Enea si affretta subito a erigere una pira funebre e a seppellire il compagno con le sue armi, con la tromba e il remo sotto un promontorio che ancora oggi ricorda la forma di un tumulo funerario: Capo Miseno. Lo sfortunato trombettiere, che dà ancora oggi il nome alla cittadina, era stato durante la lunga guerra di Troia compagno del valoroso Ettore, per poi imbarcarsi verso l’Italia con Enea. Miseno aveva perduto la vita perché aveva sfidato gli dei a gareggiare in bravura con lui al suono della tromba. Tritone non aveva gradito, e coltolo di sorpresa e sbalzatolo fuori dalla nave, lo aveva lasciato annegare.

Fin qui l’affascinante racconto di Virgilio. Gli scavi archeologici ci raccontano, invece, che Miseno fu abitata fin dall’Età del Ferro, ma è in epoca romana che diventa importante soprattutto per il suo porto. E’ qui, infatti, che, nel 27 a. C., l’imperatore Augusto, stanzia la più importante flotta di Roma: la Classis Misenensis che aveva il compito di controllare la parte occidentale del Mar Mediterraneo. L’intera flotta era costituita da circa 10.000 uomini divisi tra legionari e ausiliari che avevano la loro base alla Schola Militum. Il prefetto invece viveva sull’isolotto di Punta Pennata, un tempo collegato alla costa e dove ci sono delle evidenze archeologiche di età romana. Il prefetto più famoso della Classis Misenensis fu Plinio il Vecchio, che proprio da Miseno, nel 79 d. C., tentò di portare aiuto alle popolazioni che si trovavano ai piedi del Vesuvio in eruzione perdendo la vita egli stesso sulla spiaggia di Stabia. Il porto di Miseno era costituito da due bacini: in quello interno c’erano i cantieri, mentre il bacino esterno era il porto vero e proprio che fu utilizzato fino alla caduta dell’impero romano.

Galleria fotografica su Miseno

La galleria fotografica relativa a Miseno mostra quattro vedute complessive della zona, tre riguardano invece Capo Miseno con la cittadina e il sito dell’antico porto romano e due immagini ne mostrano la spiaggia.

Link alle immagini di Miseno

www.archart.it/italia/campania/provincia-Napoli/Miseno/index.html

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