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Miseno: monumenti

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A causa del bradisismo, dell’ininterrotta frequentazione del centro abitato e soprattutto della massiccia attività edilizia del dopoguerra, non sono purtroppo moltissime le testimonianze del passato di Miseno e del suo territorio che sono riuscite a giungere conservate fino ai nostri giorni; e questo nonostante la grande importanza militare e politica del sito in epoca romana. Tuttavia, alcuni resti archeologici sono ancora visibili e permettono di comprendere ugualmente l’antica ricchezza e grandezza di Miseno.

Al Museo Archeologico dei Campi Flegrei nel castello di Baia sono esposti reperti provenienti da Miseno, soprattutto documentazione epigrafica e l’apparato architettonico-decorativo del Sacello degli Augustali, senza il quale la visita non potrebbe dirsi completa.

Villa di Lucullo (cosiddetta)

Si tratta di una villa disposta su terrazzamenti di fronte al mare, precisamente sulla collina che sovrasta la Grotta Dragonara. L’edificio non è noto nella sua interezza, anche se sono stati individuati diversi degli ambienti che lo componevano, in particolare, strutture riconosciute come ninfei o ambienti termali.

La tipologia della residenza rientra nella classe delle ville marittime, numerosissime su questo tratto di costa; le dimensioni sono notevoli tanto che alcuni ambienti risultano visibili sulla spiaggia, mentre altri sono sommersi dal mare quasi interamente. La datazione dell’edificio, resa possibile soprattutto dalla lettura delle murature, occupa i primi tre secoli della nostra era (dal I d.C. al III d.C.), poichè la villa fu probabilmente ingrandita e ristrutturata a più riprese.

Tradizionalmente, in base alla sua posizione, la residenza viene riconosciuta con quella di Caio Mario acquistata poi da Lucio Licinio Lucullo, generale romano e stretto collaboratore di Silla; nella stessa villa, divenuta di proprietà imperiale, morì Tiberio nel 37. Come si è già detto parte dell’edificio è visibile dalla spiaggia, mentre le strutture superiori da via Dragonara.

Grotta Dragonara (cosiddetta)

Si tratta di una grande cisterna, maggiore per dimensioni anche alla Piscina Mirabilis, ma più semplice dal punto di vista archittettonico: scavata nel tufo, presenta pianta quadrata, articolata in cinque navate coperte da volte a botte, mentre l’interno delle pareti è rivestito con cocciopesto, così da rendere impermeabile l’ambiente.

Anche quest’opera è datata ad epoca augustea, parte del sapiente sistema di approvvigionamento dell’acqua; in questo caso, infatti, la cisterna era alimentata anche da una sorgente, oltre che dalle piogge, le quali venivano in un primo momento raccolte nelle vasche superiori e poi convogliate all’interno della cisterna stessa.

La destinazione originaria della “Grotta Dragonara” potrebbe essere stata pubblica, anche se si obietta la scarsa necessità di un’altra struttura così grande, vista l’esistenza della Piscina Mirabilis (vedi più avanti); sembra sicuro, comunque, che almeno da un certo momento in poi, se non dal principio, questa fu collegata alla vicina villa detta “di Lucullo”. La struttura fu ancora in parte utilizzata nel Medioevo, periodo in cui era nota anche la fonte di acqua dolce. La “Grotta Dragonara” è oggi raggiungibile dalla spiaggia di Miseno, dove si apre l’ingresso moderno.

Grotta del Ninfeo (cosiddetta)

Si tratta di una vera e propria grotta scavata nel tufo del promontorio quasi sul lato est di Capo Miseno. La cavità, visibile solo dal mare, potrebbe aver fatto parte di un santuario di epoca romana, forse connesso a qualche divinità marina.

Terme pubbliche

Delle terme pubbliche dell’antica Misenum si conserva oggi solo il settore del calidarium, costituito da un grande ambiente dalla forma quadrata, conservato in altezza fino all’imposta della copertura a volta (la volta era concamerata, ovvero doppia e quella più interna poggiava su dei mensoloni); sul fondo della sala stessa si trova una nicchia rettangolare con vasca.

Il pavimento in marmo era rialzato da suspensurae, così da permettere la circolazione di aria calda, che scaldava il pavimento stesso e poi, una volta passata attraverso i tubuli di terracotta disposti lungo i muri, fuoriusciva all’esterno. Il praefurnium (il focolare dal quale si otteneva il calore per il riscaldamento dell’ambiente) è riconoscibile subito in connessione con il calidarium: all’interno è lo spazio del forno, con tracce della soprastante caldaia, ed una scaletta, la quale dall’alto permetteva le operazioni di controllo. Un corridoio di servizio, in parte scavato nel tufo e coperto da una volta a botte, raggiungeva il focolare.

Le terme di Miseno sono state datate al II secolo d.C. ed ebbero una vita piuttosto lunga, poichè utilizzate con la loro funzione originaria fino al IV secolo, mentre in seguito l’area venne destinata ad operazioni artigianali; qui sono state, infatti, rinvenute due fornaci, la prima datata all VI-VII secolo e l’altra più tarda, tra XI-XII, ma entrambe utilizzate per produzioni ceramiche. Quanto descritto delle terme romane si trova oggi in una proprietà privata di via Dragonara (civico 72).

Sacello degli Augustali

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Teatro romano

Vicino al Sacello degli Augustali (in via Miseno) si trova il teatro romano costruito su tre ordini sovrapposti e sfruttando il pendio di Punta Sarparella nel II-III secolo d.C. In parte interrato a causa del fenomeno del bradisismo, in parte nascosto dagli edifici moderni, del monumento è ancora oggi visibile un settore del corridoio inferiore, da cui si dipartono gli imbocchi di 19 gallerie radiali (in origine 25), che raggiungevano un emiciclo più interno.

Un’ulteriore galleria rettilinea, ancora percorribile benchè in parte insabbiata, partiva dal mezzo dell’edificio, come una sorta di prolungamento del tredicesimo corridoio; oggi tale percorso giunge direttamente al mare e per tale motivo è stata avanzata l’ipotesi (la quale tuttavia necessita di una verifica), che il cunicolo avesse la medesima funzione anche in antichità, ovvero di accesso al teatro direttamente dal Porto. In una proprietà privata si conservano ancora i resti di una galleria del livello superiore, un’arcata in laterizi e parte di una scalinata.

Scavi condotti in prossimità dell’edificio hanno permesso di verificare l’esistenza di un’area privata (sono stati individuati i resti di un’abitazione) separata dal teatro mediante un muraglione, ma soprattutto altre stutture pertinenti probabilemente al settore pubblico, all’incirca in questa zona si è, infatti, ipotizzata la presenza dell’area forense.

Porto romano

Due bacini costituivano l’antico porto militare, il Golfo vero e proprio ed il c.d. Mare Morto (o anche Lago di Miseno), collegati mediante un canale oggi non più visibile. Allineamenti di pilae (piloni di calcestruzzo) sommersi dalle acque del mare sono gli unici resti conservati relativi ai due moli della struttura portuale, a sud, dalla parte di Punta Terone, e a nord, verso Punta Pennata. Numerosi edifici relativi alla vita militare dovevano trovarsi sulle rive del porto, in particolare su quelle interne del Mare Morto, sfruttato come cantiere navale, ed in effetti diversi sono i resti di strutture individuati in varie località, ma dei quali non si è ancora trovata un’identificazione univoca.

Faro (cosiddetto)

In via Pennata 74, inglobati in una masseria di proprietà privata, sono i resti di un edificio quadrato (oggi non più fruibile a causa dell’interramento e delle condizioni precarie), interpretato dal Maiuri come il basamento di un faro: oltre alla forma, anche la posizione, nei pressi del Poggio Miseno ed in corrispondenza del foro di Capri contribuirono a questa ipotesi, non ritenuta, tuttavia, possibile da tutti gli studiosi.

La struttura originaria, probabilmente di età augustea, era costituita da un ambiente quadrato in opera reticolata, coperto da una volta a cupola ribassata, circondato da altri tre vani di minori dimensioni, anch’essi con coperture a cupole, le quali, unite, formavano come un’unica struttura con quella centrale. In una fase successiva l’intera costruzione venne rafforzata da un ulteriore muro esterno aggiunto a quello più antico ed anche le murature interne dei singoli ambienti furono raddoppiate o modificate. Altri quattro vani di forma quadrata furono infine aggiunti all’esterno.

Piscina Mirabilis

> approfondisci la Piscina Mirabilis

Necropoli di Cappella

La via Mercato del Sabato, che si trova in località Cappella (nel comune Monte di Procida), ricalca l’antico percorso che congiungeva Miseno a Cuma e lungo il quale furono individuati i resti di ville e soprattutto di colombari dei marinai della flotta misenate, dai quali provengono numerosissime iscrizioni. Tre di questi edifici sono ancora in parte conservati in via Miliscola, mentre altri sono nascosti dalle costruzioni moderne. Recentemente è stata aperta al pubblico l’Area Archeologica (in piazza Cappella) della necropoli romana: sono stati indagati e resi accessibili monumenti funerari posti lungo il margine della strada antica (oggi via Cappella) ed altri nella parte più interna, oltre a numerose tombe a fossa.

Le varie camere sepolcrali per deposizioni collettive presentano diverse strutture a seconda dei riti, le nicchie per l’incinerazione e le formae per gli inumati; la necropoli venne utilizzata a lungo almeno fino al IV-V secolo d.C..

Due mausolei sono degni di particolare menzione per lo stato di conservazione di una parte della loro decorazione pittorica. Uno dei due presenta sulla volta un clipeo (un cerchio con decorazione centrale) nel quale è dipinto un busto di Selene, con la falce lunare (il crescente) dietro al capo: la divinità era spesso legata, nella religiosità pagana, al mondo dei morti e questa raffigurazione colpisce particolarmente per l’espressione della dea, il cui sguardo, rivolto verso l’alto, sembra come assorto.

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