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Miseno, Sacello degli Augustali

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In via Miseno si trovano l’area e le strutture appartenenti al Sacello degli Augustali (sacerdoti del culto degli imperatori divinizzati), il cui apparato decorativo è conservato in una sala del Museo Archeologico dei Campi Flegrei di Baia.

L’edificio venne riconosciuto come luogo del culto imperiale grazie alle numerose iscrizioni ed in particolare a quella eloquentissima sull’epistilio ed alla più antica, lasciata in situ sul podio dell’abside, con la dedica di Sextus Gellius Geogus curator augustalium e probabilmente connessa ad una statua dello stesso Augusto.

Il tempio era circondato da un cortile colonnato su tre lati di cui si conserva quello orientale, dietro al quale si aprono tre ambienti rettangolari. Il vano centrale, con abside sul fondo, era destinato al culto dell’imperatore, mentre quelli laterali svolgevano funzioni di servizio ed erano stati realizzati in parte in muratura ed in parte scavati nel tufo.

Varie sono state le fasi di vita del monumento, mutato e restaurato.

In seguito alla sua realizzazione all’inizio dell’età imperiale, esso fu in parte ristrutturato durante la seconda metà del I secolo d.C. e vennero inseriti mosaici davanti ai due ambienti laterali, di cui, per quello orientale, si è protratta la memoria della sua realizzazione grazie alla munificenza di Quintus Baebius Natalis, sacerdote del tempio ricordato nell’iscrizione.

Le statue degli imperatori divinizzati, Tito e Vespasiano, ora al Museo Archeologico di Baia, erano state sistemate nelle due nicchie ai lati dell’abside del sacello, ma una ricca decorazione si trovava anche esternamente, come dimostrato dalle basi di statue di divinità ed imperatori collocate nel portico.

Nella seconda metà del II secolo d.C. fu invece rifatta la facciata del tempio e gli elementi originali di questo restauro si trovano esposti al Museo Archeologico di Baia, dove, infatti, è stata ricostruita in elevato la struttura dell’edificio: la sacerdotessa Cassia Vittoria fu la finanziatrice di tale intervento, come esplicitato dall’iscrizione sull’epistilio e raffigurata insieme al marito Lucio Lecanio Primitivo nel frontone stesso.

Altri elementi scultorei sono datati intorno alla prima metà del III secolo d.C., testimoniando così la continuità di vita del tempio ancora almeno fino ad età severiana. In particolare si conservano, esposte sempre nel Museo di Baia, le basi di statue (oggi 14 in tutto) originariamente sistemate nel cortile dell’area cultuale; le iscrizioni, qualora presenti, hanno fornito importanti informazioni, recando generalmente la data ed il nome del dedicante, il quale commissionava la realizzazione di statue di divinità o di imperatori, oggi purtroppo perse ad eccezione di pochi frammenti.

Probabilmente in seguito ad un terremoto l’edificio venne abbattuto ed in parte sotterrato dalle rocce staccatesi dal banco tufaceo. Il monumento, scavato a partire dalla fine degli anni ’60, è visibile, ma in parte sommerso dall’acqua di una falda sottostante.

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