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Mitra: culto in epoca romana

Mitra nel mondo romano: mitraismo e culti misterici

Il mitraismo come dice la parola stessa è il culto di Mitra, un dio di origine persiana, ma presente anche nella religione indiana. La sua comparsa in Occidente risale al I sec. d.C. ed è già accompagnato da alcuni elementi iconografici distintivi della sua storia: la grotta e il toro (come vedremo in seguito). Stazio nella “Tebaide” racconta che l’antro di Perseo presenta il “torquentem cornua Mithram”, aggiunge anche che già fra l’80 e il 90 d.C. è nota a Roma l’immagine del dio tauroctono all’interno di una grotta, caratteristica imprescindibile del culto mitriaco.

Scavi archeologici hanno riportato alla luce nell’area dell’Eufrate un santuario dedicato a Mitra, il quale è raffigurato in alcuni affreschi come un arciere in abiti persiani e a cavallo, nell’atto di uccidere alcuni animali che tentano di fuggire. Il cacciatore è accompagnato da un serpente (che si attorciglia sotto il cavallo) e un leone che precede il dio. Si tratta di due simboli collegati ai misteri mitriaci.

Le provincie germaniche hanno restituito un cospicuo numero di rilievi, nei quali ritorna il medesimo modello, le immagini seppur con delle varianti riproducono scene di animali in fuga, la cattura del toro e la sua uccisione, il banchetto conclusivo con il dio/cacciatore vittorioso e il dio Sole. La tavola dove si consuma il cibo solitamente è coperta dalla pelle del toro.

Si tratta di elementi che identificano Mitra come il dio della caccia e del sacrificio, un’attività che ci riporta a un’epoca remota, anche lo stesso nome del dio è decisamente antico. Risale al XIV sec. a.C. una tavoletta d’argilla proveniente dalla Turchia, in cui egli è menzionato come garante di un accordo. Nel persiano antico il termine mithra indica il contratto, inteso come un patto stipulato verbalmente. Mitra risulta essere quindi anche il dio dell’alleanza e dell’accordo.

Il sacrificio del toro

Dunque Mitra è il dio del patto, ma nei misteri romani l’immagine che meglio lo rappresenta è il sacrificio del toro. In tutti mitrei dell’area italica è presente un rilievo o un affresco raffigurante la cattura dell’animale; la divinità si posiziona su di esso; gli afferra le narici con la mano sinistra, costringendolo a sollevare la testa e annullando la sua difesa; poi con la destra lo uccide inserendo la corta spada persiana nella carotide. Dalla ferita sgorga il sangue sacro. In alcuni casi l’animale ha dei lacci intorno al corpo, elementi che ne indicano l’addomesticamento. Si tratta della grande impresa salvifica del dio, da cui ebbe origine il mondo.

È probabile che questa immagine mitica fosse di provenienza persiana e che a quell’epoca si immolasse realmente un toro, un reale sacrificio che successivamente si ridusse ad una rappresentazione simbolica nella grotta (spelaeum).

Mitra, dio del giuramento e del sole

I Persiani nei loro giuramenti invocano Mitra. Plutarco nella sua biografia su Alessandro Magno narra che il sovrano persiano Dario, per convincere un servo a dire la verità, gli ricorda di essersi impegnato alla fedeltà con una stretta di mano e con un giuramento su Mitra. Inoltre la verità deve essere rivelata nel rispetto del re e della luce del dio (il sole). Mitra è anche il dio dei giuramenti e del sole, del resto nelle antiche forme di giuramento il dio Sole è testimone dei contratti. Nella lingua persiana più recente la parola mihr, forma più tarda di mithra, significa “sole”. Anche nei mitrei romani Mitra e il dio Sole sono spesso rappresentati affiancati nell’atto di stringersi la mano e di consumare il banchetto dopo il sacrificio. La stretta di mano allude a un rapporto di fedeltà, è evidente l’aspetto personalistico del mitraismo, nel quale i rapporti tra i fedeli sono legati da vincoli di amicizia e di rispetto. Questo carattere del culto ha fatto in modo che i Romani fossero particolarmente attratti dal dio Mitra, proprio perché lo Stato romano si fonda su un sistema clientelare, basato su vincoli di fedeltà al sovrano, il quale è una sorta di incarnazione del dio sulla terra.

Mitra, dio dei guerrieri.

Negli antichi testi persiani (Avesta) è presente un inno in cui Mitra è invocato come il dio dei guerrieri, che in mezzo alla battaglia fa avanzare le proprie truppe rompendo le file dei nemici. Il dio uccide i ribelli che lo hanno tradito e ne distrugge le dimore. Una testimonianza violenta che diventa un monito per chi non la rispetta.

Tutte queste caratteristiche rendono Mitra un dio particolarmente legato al mondo maschile, visto il contatto con i sovrani e l’esercito. Anche quando si diffonde nel mondo romano il suo culto rimane un fenomeno tipico delle associazioni maschili, cioè dei soldati e degli uomini al servizio degli imperatori. Mitra in quanto dio del patto e della lealtà è ben visto e quindi tutti coloro che si avvicendano al potere favoriscono questo culto straniero.

I misteri mitriaci romani

Numerosi ritrovamenti archeologici testimoniano che durante il II e il III sec. d.C. il culto misterico del dio persiano Mitra ha avuto grande diffusione ed è stato ben accolto. Rispetto al dio persiano quello romano presenta diversa novità.

Il Mitra dell’antico Iran è solo uno tra gli dei del pantheon politeista, e nel zoroastrismo (antica religione iranica) è sottomesso al dio principale Ahura Mazda. Nei misteri romani egli è il dio principale, tutti gli altri dei sono subordinati a lui; si tratta di una sorta di religione enoteista, la quale pur riconoscendo molte divinità, insegna che quest’ultime non sono altro che la manifestazione di un unico dio. Inoltre gli antichi culti indo-iranici sono pubblici, mentre quello romano è segreto ma soprattutto è una religione misterica.

Da un lato esiste una certa continuità tra gli antichi Persiani e i misteri mitriaci romani (l’immagine del sacrificio, il nome stesso del dio e alcune vicende della sua storia), ma dall’altro lato quest’ultimi introducono un fenomeno nuovo. I misteri di Mitra sono articolati in sette livelli di iniziazione connessi con le divinità planetarie. Si tratta di una religione astrale, in cui la dottrina si inserisce in un quadro cosmico; l’ascesa ai sette gradi iniziatici del mystes simboleggia la sua salita verso l’eterno, che avviene attraverso una serie di prove da superare. Quest’analisi evidenzia tutta la novità del culto mitriaco romano.

Non conosciamo il luogo di origine di questo culto, ma ben presto il centro di questa nuova religione diventa Roma e poi da qui si diffonde nelle province.

Mitraismo: culto o religione

Esoterismo (massima segretezza da parte dei fedeli) ed iniziazione sono gli elementi fondamentali dei misteri di Mitra, i quali rispetto agli antichi culti misterici presentano alcune novità:

  • Un culto intimo e privato che non presenta alcuna componente pubblica, come nel caso di Iside o di Demetra; non vi sono feste annuali in suo onore;
  • È escluso alle donne, i riti sono aperti a piccole comunità chiuse di soli uomini;
  • È un dio vittorioso;
  • In quanto dio di un culto misterico diventa protagonista di una storia ed è portatore di una visione cosmica e antropologica.

Tutti questi elementi evidenziano il carattere cultuale del mitraismo, tuttavia presenta alcuni elementi che permettono di inserirlo in un contesto religioso: la presenza del dio accanto ad altre divinità del pantheon greco-romano (Zeus, Sole, Mercurio); l’assimilazione di Mitra al dio Sole prova il pieno inserimento nella religione romana.

I livelli di iniziazione e le divinità planetarie

Ognuno dei sette livelli di iniziazione è sotto la tutela (protezione) di un dio planetario. Vediamo quali sono:

  1. Corax (corvo)
    protezione di Mercurio; gli iniziati del primo grado portano una maschera da corvo e servono in tavola;
  2. Nymphus (bruco)
    protezione di Venere; la parola greca è usata esclusivamente in ambito mitriaco, esistono i vocaboli nymphos (sposo) e nymphe (sposa o ninfa, ma anche larva). Nymphus è un neologismo, usato come corrispettivo maschile di nymphe;
  3. Miles (soldato)
    protezione di Marte;
  4. Leo (leone)
    protezione di Giove. Nel mitreo sotto Santa Prisca a Roma due scene raffigurano una processione di leoni, essi sfilano dinanzi al Pater offrendogli dei doni, in particolare incenso che bruciano sull’ara ardente, si tratta di una cerimonia fondamentale nei misteri mitriaci e più in generale molto gradita agli dei. Ascendendo al grado del Leone, gli iniziati ricevono un nuovo nome dal significato religioso, il signum o supernomen;
  5. Perses (persiano)
    protezione della dea Luna;
  6. Heliodromus (Eliodromo)
    protezione del dio Sole. L’Eliodromo e il relativo dio sono due figure strettamente legate a tal punto da non riuscire a distinguerli in alcune scene, ad esempio nell’altare di Poetovio il dio Sole è raffigurato con tutti gli attributi dell’Heliodromus: la corona a sette raggi, la frusta e il globo nella mano; alle sue spalle i quattro cavalli alludono alla quadriga solare;
  7. Pater (capo spirituale)
    protezione di Saturno, il dio nei monumenti mitriaci viene spesso raffigurato con gli attributi del dio egizio Serapide, Giove, Crono, Esculapio e forse anche altre divinità. Sull’altare di Poetovio Saturno porta sul capo il cesto di frutta e la cornucopia appoggiata al braccio sinistro; mentre regge con la destra una patera contenente l’offerta che versa sull’ara ardente. Nelle rappresentazioni del sacrificio la divinità è raffigurata sopra il capo di Mitra; in alcuni casi appare come un uomo nudo con la testa di leone avvolto da un serpente (il Leontocefalo).

Leontocefalo

Il mosaico pavimentale di Ostia

Il monumento che più di ogni altro permette di conoscere i gradi di iniziazione è il mitreo con mosaico pavimentale di Ostia, chiamato anche “scala delle sette porte” o “mitreo di Felicissimo“. I sette pioli indicano altrettanti riquadri, mentre un ottavo riquadro più ampio si trova nella parte superiore e porta il nome del committente (Felicissimus). I pioli della scala rappresentano le sette porte, che Celso mette in relazione con gli dei planetari.

Nel primo spazio notiamo il simbolo del primo livello, il corvo (Corax) e una coppa, offerta durante il banchetto a cui partecipano tutti gli iniziati. A destra la presenza del caduceo riporta a Mercurio, di cui è simbolo.

Il secondo è dedicato al Nymphus, manca la parte sinistra, invece nel lato destro è visibile in basso una lampada e sopra un diadema che cinge il capo degli iniziati del secondo grado, che ha per patrona Venere.

ostia mitreo di felicissimo

Nel terzo, quello del Miles e del dio Marte, accanto all’elmo e alla lancia è raffigurato il berretto frigio.

Il quarto riquadro presenta sulla destra il fascio di fulmini (simbolo del dio Giove, nume tutelare del quarto livello, il Leone), nel lato sinistro è raffigurata la pala di fuoco. Al centro invece intravediamo il sistro, legato alla dea egizia Iside e al mito dello sposo Osiride, morto, scomparso e ritrovato grazie a questo strumento.

Il quinto contiene i simboli del Persiano: la falce lunare, la stella della sera, l’acinace (la corta spada persiana).

Il sesto quadrato è quello dell’Heliodromus, il cui dio è il Sole/Elio. L’aureola con i sette raggi lo identifica, accanto la frusta per domare i cavalli, a sinistra la fiaccola di Lucifero, la stella del mattino che precede il dio.

Il settimo incorona il Pater, indicato dal berretto frigio, la verga del sacerdote persiano (mago) e la coppa per versare la bevanda del sacrificio. A destra la falce simboleggia Saturno, il dio planetario associato all’ultimo livello.

La parte superiore del mosaico è incoronato da un ottavo riquadro che riporta all’ultima tappa del processo di iniziazione della “religione” mitriaca, cioè le regioni oltre il cielo delle stelle fisse, meta finale dell’iniziato che vi ascenderà dopo la morte.

I sette livelli sono presenti anche in tutte le scene del sacrificio del toro. L’animale è circondato da un numero variabile di figure ma sette di esse compaiono costantemente:

  • Mitra
    il dio nelle raffigurazioni identifica il Pater;
  • Due tedofori in costume persiano
    Cautopate (in latino Hesperus) e Caute (in latino Lucifer). Il primo con la torcia abbassata rappresenta Perses e la stella della sera, che annuncia l’arrivo della notte; il secondo con la fiaccola alzata invece simboleggia Heliodromus;


Caute


Cautopate

  • cane
    l’animale di solito si trova sotto il toro in agonia e riporta al grado del Leone;
  • scorpione
    identificativo del Miles, afferra i testicoli del toro per bere il seme;
  • serpente
    si trova anch’esso sotto il toro sacro per berne il sangue versato dalla ferita inferta da Mitra; rappresenta il secondo grado (Nymphus);
  • corvo
    nei rilievi e negli affreschi simboleggia il Corax, nel momento di volare via dal Sole si dirige verso Mitra per annunciargli di sacrificare il toro.

Schema dei gradi di iniziazione mitraica

È opportuno schematizzare i gradi di iniziazione, con i pianeti, gli attributi e i simboli che li caratterizzano.

GradoDivinità planetariaSimboli che accompagnano il sacrificio del toroAltri simboli o attributi
  1. Corax
Mercuriocorvocaduceo, lira,coppa, tartaruga, ariete
  1. Nymphus
Venereserpentelampada, colomba, larva, diadema
  1. Miles
Martescorpioneberretto frigio semplice, lancia, elmo
  1. Leo
Giovecaneleone, fascio di fulmini, aquila, sistro, pala da fuoco
  1. Perses
LunaCautopates o Hesperusfiaccola abbassata, acinace, falce, brocca, tridente, civetta, delfino
  1. Heliodromus
SoleCaute o Luciferofiaccola alzata, raggiera, palma, frusta, globo, il gallo
  1. Pater
SaturnoMitrafalce, verga, cratere, timone, patera

Analizziamo ora alcune delle prove che il mystes deve superare:

Cerimonia del transitus

In numerosi mitrei si nota marginalmente la cerimonia del transitus, cioè il trasporto. Un servo in abiti persiani porta sulle spalle il toro sacrificato tenendolo per le zampe posteriori. L’animale ucciso viene portato nel luogo dove si svolgerà il banchetto. Non è altro che una cerimonia di passaggio al livello superiore di iniziazione, probabilmente dal secondo al terzo. Chiaramente non possiamo sapere se il trasporto avvenisse realmente oppure solo simbolicamente. Si tratta comunque di una delle tante prove che l’iniziato deve superare e consiste in un servizio da prestare durante il banchetto.

Rito della spada

Il rito con spada e corona consente il passaggio al grado di Soldato, la cerimonia è ben descritta dal cristiano Tertulliano nell’opera “De corona militis”. Il fedele deve conquistare una corona, contendendola ad un uomo armato. Il duello non avviene realmente, tutto è simulato ma serve a testare il suo coraggio. Tolta all’avversario la spada e la corona, un servo gli pone quest’ultima sul capo, ma il sacerdote (o Pater) lo invita immediatamente a restituirla pronunciando una frase rituale: “È Mitra la mia corona”. Dopo aver rifiutato la corona, il Miles riceve il berretto frigio, come segno del raggiungimento del terzo grado.

Viaggio del Persiano sul carro del sole

Il passaggio dal quinto al sesto grado (quello dell’Eliodromo) avviene attraverso un viaggio simbolico sul carro del sole. In molti rilievi si scorge un giovane in abiti persiani, che sale sul carro accanto al dio Sole. I due si stringono la mano, l’azione è definita con un termine proprio degli iniziati mitriaci syndexii, con questo gesto l’adepto diventa quasi un vassallo del Pater.

L’episodio è riprodotto nel rilievo girevole di Dieburg. Su un lato Mitra è a caccia; l’altro lato rappresenta l’evento che precede l’ascesa del Persiano e del dio Sole. All’interno di un cerchio è scolpita la facciata di un tempio, sul timpano la testa del dio è riprodotta dentro un medaglione. Davanti al tempio troviamo il giovane dio Sole che tende la mano al Persiano, che avanza verso di lui. Il dio sta scendendo dal trono e tra poco i due saliranno sul carro; alla loro destra e sinistra quattro servi portano i quattro cavalli. Sullo sfondo vi sono quattro donne che rappresentano le stagioni. Ai quattro angoli le divinità dei venti (i punti cardinali), sotto la scena Oceanus, il dio Caelus e Tellus, la dea della terra.

Iniziazione dell’Eliodromo

Questa cerimonia ricorre in numerosi monumenti: l’iniziato si inginocchia per rendere omaggio al Pater, che gli toglie il berretto frigio e lo incorona con la raggiera, simbolo del nuovo livello raggiunto. Al sesto grado è collegato il mito del furto e dell’addomesticamento del toro, che precede il sacrificio. Mitra nei testi antichi era chiamato “il dio che ruba i bovini”; dai rilievi emerge l’immagine del toro catturato e sottomesso al dio, in alcune versioni l’animale tenta la fuga ma il dio lo insegue fino a raggiungerlo, lo uccide con una pugnalata alla carotide dopo il segnale ricevuto dal Sole attraverso un raggio o un corvo.

Sacrificio e banchetto sacro

Il grado di Pater è collegato alla grande impresa salvifica di Mitra (il sacrificio del toro) e al banchetto finale consumato con il dio Sole. Abbiamo già descritto la scena dell’uccisione dell’animale, in alcuni rilievi annunciata da un corvo che vola dal dio Sole verso Mitra su un raggio. Segue il momento del pasto sacro consumato dalle due divinità, i rappresentanti degli altri gradi partecipano servendo in tavola. Nei mitrei la scena principale è spesso collocata (ad esempio su un telaio fisso che ruotava su un perno) in modo da mostrare sulla parte anteriore il sacrificio del toro e sul retro il banchetto sacro. In merito a quest’ultimo, il cibo che viene rappresentato nei rilievi può essere identificato con del pane, diversi tipi di frutta e in alcuni casi anche carne. Tra i resti archeologici di molti mitrei ritroviamo ossa di animali, come buoi, pecore e capre. All’interno delle grotte si celebrava realmente un banchetto a cui partecipavano tutti i membri della comunità (gli spelea non potevano contenere più di una trentina di persone sulla base di quelli ritrovati a Ostia), lo scopo era non solo di rievocare il banchetto sacro in memoria del dio ma anche di rinsaldare legami “familiari”.

L’uccisione del toro come fonte di salvezza per l’uomo è testimoniata dai resti di un’iscrizione, in parte ricostruita, nel mitreo di S. Prisca: “et nos servasti aeternali sanguine fuso” (“Tu ci salvasti versando il sangue eterno”), si tratta di un’esclamazione rivolta ai fedeli. Si stabilisce un rapporto diretto tra l’uomo e il sangue versato durante il sacrificio, fondamentale per ottenere l’aeternitas.

Funzione escatologica del culto mitriaco

L’iniziato procedendo dal corax al pater porta avanti un percorso di “fede”, attraverso il passaggio da un grado iniziatico all’altro ottiene la dignità somma del pater; il mystes oltre a dei benefici terreni raggiunge l’apoteosi finale e il livello divino dell’aeternitas. Di conseguenza gli effetti del mitraismo non si limitano solo alla vita presente ma mostrano anche una apertura escatologica, in una visione cosmica implicante il passaggio dell’anima attraverso i cieli planetari.

L’immagine dell’ascensus si ricollega alla vicenda stessa di Mitra, che si conclude sul cocchio del Sole per un viaggio verso le regioni superiori. Alcuni monumenti della Pannonia e della Dacia rappresentano la quadriga che si dirige verso destra in direzione di una figura maschile che occupa l’angolo estremo della lastra. In alcuni casi il personaggio è barbuto ed è sdraiato vicino ad un vaso dal quale fuoriesce acqua, identificabile con Oceanus. In altri rilievi la figura verso la quale si rivolge il carro solare appare diversa: la presenza di un velo arcuato al di sopra della testa del personaggio lo identifica come Caelus.

In conclusione possiamo affermare che Mitra si caratterizza anche come una divinità celeste, portatrice di valori etici; compie un’impresa connessa con la vita cosmica ed è protagonista di una vicenda che matura attraverso prove, fatiche e difficoltà. Tale impresa costituisce un modello da seguire per gli iniziati, soprattutto per la sua natura salvifica nei confronti della vita terrena e ultraterrena.

Diffusione del culto di Mitra a Roma

La sua maggiore diffusione si colloca tra il II e il III sec. d.C.; il mitreo sotto Santa Prisca viene costruito nel 202, in una iscrizione incisa tra il 209 e il 211 un liberto imperiale è così definito: “Pater e sacerdote dell’invitto Mitra nella casa imperiale”. Del resto le grotte non erano scavate in segreto ma il tutto avveniva con il consenso dell’imperatore. Testimonianze epigrafiche provano un’iniziale introduzione del culto tra i liberti; successivamente sotto Settimio Severo si diffonde anche fra i pretoriani (la guardia armata dell’imperatore).

Il periodo aureo del mitraismo nell’impero può essere compreso tra il 180 e il 220.

Declino del culto di Mitra nell’impero romano e la distruzione dei mitrei

Nel 235 Alessandro Severo viene assassinato, con lui si chiude la dinastia dei Severi e contemporaneamente sembra anche perdere di popolarità il culto mitriaco.

La situazione muta con Diocleziano, il quale afferma di discendere da Giove e si fa soprannominare Iovius; vuole ripristinare le antiche tradizioni romane tra cui ormai è presente anche il mitraismo, che già da diverse generazioni è pienamente inserito nella religione romana. Riprendono di conseguenza le dediche rivolte a Mitra da parte di funzionari e ufficiali.

Con Costantino e la sua inclinazione verso il cristianesimo i misteri di Mitra subiscono un duro e definitivo colpo, in poco tempo la sua avversione al mitraismo si propaga in tutto l’impero. Basta pensare che il vescovo di Milano Ambrogio (dal 374 al 397) non aveva idea dell’esistenza di questi misteri.

L’avversione per i culti pagani coinvolge anche Mitra, così come i santuari anche i mitrei vengono in parte distrutti e in parte abbandonati, i rilievi e gli affreschi vengono danneggiati, le grotte abbandonate essendo il culto vietato diventano la sede ideale per erigere nuove chiese. Gli archeologi hanno infatti ritrovato alcuni mitrei al di sotto di chiese cristiane.

Bibliografia

  • Reinhold Merkelbach, Mitra, il signore delle grotte, ediz. italiana a cura di Paolo Masserdo, 1988, Genova.
  • Giulia Sfameni Gasparro, Misteri e teologie, per la storia dei culti mistici e misterici del mondo antico, editore Giordano, 2003.

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