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Mitra

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Mitra

Mitra era un’importante divinità della cultura indiana patrona dell’onestà, dell’amicizia, dei contrasti e degli incontri. In seguito alla scissione culturale preistorica delle culture Indo-Ariana e Iraniana, il nome Mitra venne usato per diverse entità religiose:

  • Mitra
    una divinità che appare frequentemente negli antichi testi in sanscrito del Rigveda
  • Mithra
    menzionato nelle sacre scritture zoroastriane dell’Avesta
  • Meithras
    la figura principale della religione greco-romana del Mitraismo 

Mitra indiano

Il Mitra Vedico era una divinità di spicco del Rigveda (raccolta di inni religiosi), caratterizzato da un legame con Varuna, il protettore dello ?ta (l’ordine cosmico). Insieme con Varuna era annoverato tra gli Aditya, un gruppo di divinità solari dell’induismo, anche nei testi Vedici più tardi.

Mitra aveva molte caratteristiche in comune con la divinità zoroastriana Mithra, ma si sono sviluppati in modo indipendente a seguito della scissione preistorica degli Indo-Iraniani, e non dovrebbero essere equiparati uno all’altro. Mitra e Mithra non devono inoltre essere confusi col Meithras romano, che, sebbene abbia ereditato il nome dal Mithra iraniano, è un prodotto del pensiero romano.

Etimologia

La parola Indo-Iraniana mitra-m significa “patto, contratto, giuramento o trattato”, e solo più tardi “amico”. Il secondo significato tende ad essere enfatizzato nelle fonti più tarde, mentre il primo nelle fonti vediche e iraniane.

Nei Veda

Il Mitra vedico è la divinità patrona dei contratti e degli incontri. Mitra e Varuna sono gli dèi dei giuramenti e dei contratti tribali, spesso associati e negli inni vedici, Mitra è spesso invocato insieme a Varuna, come Mitra-Varuna. In alcuni dei loro aspetti, Varuna è il signore del ritmo cosmico delle sfere celesti, mentre Mitra genera la luce all’alba. Mitra assieme a Varuna è la divinità più importante e il signore degli Aditya nel Rigveda.

L’abbinamento con Varuna, un dio sconosciuto nella religione iraniana, è molto forte già nel Rigveda, che ha pochi inni in cui Mitra viene menzionato senza Varuna. RV 3.59 è l’unico inno dedicato esclusivamente a Mitra, dove egli viene lodato come un dio che segue Rta, l’ordine e la stabilità, come il sostenitore del genere umano e di tutti gli dei.

Riflettendo il suo status di divinità solare, Mitra è stato a lungo venerato nelle preghiere dell’alba degli Indù.

Mithra iraniano

Nello Zoroastrismo, Mithra è un membro della trinità degli ahuras (classe di divinità), protettori dell’ asha/arta, “verità” o “ciò che è giusto”. Mithra è il custode delle alleanze ed anche il protettore di tutti gli aspetti delle relazioni interpersonali, come l’amicizia e l’amore. Egli è anche una figura giuridica e il guardiano del bestiame, della raccolta e delle acque.

In relazione alla sua posizione di protettore della verità, Mithra è un giudice che garantisce l’esclusione dal paradiso delle persone che rompono le promesse o che sono ingiuste. Come nella tradizione Indo-Iraniana, Mithra è associato con la divinità del sole, me viene distinto da essa.

Nelle scritture

Mithra viene descritto nelle scritture zoroastriane dell’Avesta come “Mithra degli ampi pascoli, dalle mille orecchie e dalle miriadi di occhi”. Il Khordeh Avesta (un libro di preghiere), fa anche riferimento a Mithra nelle litanie dedicate al sole.

Come per la maggior parte delle divinità, Mithra non è menzionato per nome nel Gathas, i testi più antichi del Zoroastrismo e generalmente attribuiti a Zarathustra stesso. Mithra, inoltre, non appare per nome neanche nel Yasna Haptanghaiti, un insieme di preghiere sacre linguisticamente antiche tanto quanto il Gathas. La mancanza della presenza di Mithra in questi testi una volta era stata la causa di una certa costernazione tra gli Iraniani. Una speculazione spesso ripetuta durante la prima metà del ventesimo secolo sosteneva che questa mancanza fosse dovuta al respingimento di Mithra da parte di Zarathustra. Oggi questa teoria non viene più seguita.

Mithra è un membro della triade degli ahuras assieme ad Ahura Mazda e ad Ahura Berezaiti. Come divinità dei contratti, Mithra è infallibile, eternamente vigile e mai a riposo ed è inoltre il protettore del bestiame. Egli è il custode delle acque e si assicura che i pascoli ricevano abbastanza.

Insieme a Rashnu, “giustizia” e Sraosha “obbedienza”, Mithra è uno dei tre giudici del ponte Cinvat, ponte che unisce la terra al cielo e che le anime dei morti devono attraversare. A differenza di Sraosha, Mithra non è uno psicopompo. Qualora i buoni pensieri, le buone parole e le buone azioni superino le malvagità, allora Sraosha da solo trasporta l’anima attraverso il ponte.

Nella tradizione

Nel calendario zoroastriano, il sedicesimo giorno del mese e il settimo mese dell’anno sono dedicati e sono sotto la protezione di Mithra. (Il calendario civile iraniano del 1925 ha adottato i nomi dei mesi zoroastriani e il settimo mese dell’anno si chiama “Mihr”). La posizione del sedicesimo giorno e del settimo mese riflette l’importanza di Mithra nella gerarchia delle divinità; il sedicesimo giorno e il settimo mese sono rispettivamente il primo giorno della seconda metà del mese e il primo mese della seconda metà dell’anno. Mentre Mithra non era la divinità del Sole nella scrittura Zoroastriana (o in quella Indiana), essendo questo il ruolo di Hvare.khshaeta (letteralmente “sole radioso”), invece nella tradizione Zoroastriana/Iraniana Mithra divenne la divinità del sole. Come, quando e perché questo si sia verificato è incerto, ma è comunemente attribuito ad una fusione col babilonese Shamash, il quale, oltre a essere un dio del sole, era una figura giuridica come Mithra. In epoca ellenistica, Mithra sembra essere stato confuso anche con Apollo, che, come Mithra, era un dio della verità.

Nomi reali che incorporavano Mithra (es. Mitridate), apparvero nelle dinastie della Partia, dell’Armenia e in Anatolia, nel Ponto e in Cappadocia.

Nel Manicheismo

Nella lingua dei Persiani e dei Parti i Manicheisti usavano il nome di Mithra correntemente nei loro nomi e per due diversi angeli manichei.

  • Il primo, chiamato Mihryazd dai Persiani, era una figura che salvava il “primo uomo” dalle tenebre demoniache in cui era immerso.
  • Il secondo, noto come Mihr or Mihr yazd tra i Parti era “il messaggero”, anch’esso una figura salvatrice. 

Meithras greco-romano

Il nome di Mitra è stato adottato dai Greci e dai Romani come Meithras, figura principale nella religione misterica del mitraismo. In un primo momento identificato con il dio del sole Elio dai Greci, il sincretico Mithra-Elio è stato trasformato nella figura di Meithras nel corso del II secolo a.C., probabilmente a Pergamo. Questo nuovo culto fu portato a Roma intorno al I secolo a.C. e si diffuse in tutto l’Impero Romano. Popolare tra i militari romani, il Mitraismo si diffuse a nord fino al Vallo di Adriano e al confine germanico.

Misteri di Meithras

Il Mitraismo era una religione incentrata sul mistero del dio Mithra o Meithras che divenne popolare tra i militari durante l’Impero Romano, dal I al IV secolo d.C. Le informazioni sul culto si basano principalmente sulle interpretazioni dei tanti monumenti superstiti. Molto diffuse sono le raffigurazioni di Mithra mentre nasce da una roccia, e mentre sacrifica un toro. I suoi fedeli avevano un complesso sistema composto da sette gradi di iniziazione, con pasti rituali. Si incontravano in templi sotterranei, che sono sopravvissuti in gran numero. Poco altro si sa con certezza.

Si credeva che Mithra fosse nato da una roccia ed esso veniva raffigurato sui suoi templi mentre uccideva un toro nella tauroctonia. Poco si conosce sulle credenze associate a ciò. Le antiche storie del culto di Euboulos e Pallas sono andate perdute.

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