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Modena, Duomo: decorazione della facciata

La facciata scolpita del Duomo di Modena

Nel corso del Medioevo l’interesse che investe la decorazione delle facciate è un fenomeno piuttosto tardo. La decorazione degli interni rivestiva maggiore importanza in relazione alla concezione della Chiesa come spazio chiuso e riservato ai soli fedeli, lontano dai pericoli e dalle tentazioni dell’ambiente esterno.

Esempio emblematico di facciata scolpita è il Duomo di Modena, edificio ascrivibile allo stile romanico, la cui costruzione prese avvio nel 1099 grazie ai lavori dell’architetto Lanfranco e dello scultore Wiligelmo. La facciata diverrà luogo di comunicazione del potere ecclesiastico nei confronti delle nuove realtà sociali il cui sviluppo era in stretto rapporto con la rinascita dell’economia urbana.

Duomo di Modena, facciata
Duomo di Modena, facciata

Il lavoro di Wiligelmo a Modena è frutto di una cultura classica e padana, e non mancano legami con la tradizione dei maestri di Tolosa e di Aquitania, che lo scultore ha certamente conosciuto in un soggiorno antecedente al 1099. Queste diverse influenze sono abilmente sintetizzate in un’unità stilistica e formale che conferisce alle sculture del Duomo un modellato plastico svincolato da eccessivi linearismi.

Le storie della Genesi

Sulla facciata del Duomo di Modena sono oggi visibili quattro grandi rilievi rettangolari, due al di sopra dei portali minori, due ai lati del portale maggiore, raffiguranti Fatti della Genesi. Ogni lastra presenta tre episodi, scanditi dall’andamento di archetti pensili scolpiti sulla cornice superiore.

Da studi recenti è emersa l’ipotesi che questi rilievi in origine fossero collocati sul pontile del presbiterio e la loro rimozione e collocazione in facciata dipenderebbe dalla volontà di riservare la facciata ai temi del Vecchio Testamento e l’interno a quelli del Nuovo.

Nel primo rilievo è rappresentata la Creazione di Adamo; è Dio ad infondergli la vita, e il corpo del primo uomo appare ancora racchiuso in un primitivo e faticoso movimento. Nella scena successiva è presentata invece la Creazione di Eva, il cui polso è retto da Dio, mentre Adamo dorme sulle rive di un ruscello; infine il Peccato originale, con Adamo che morde la mela ed Eva che lo guarda compiaciuta.

Wiligelmo, Creazione di Adamo, Creazione di Eva, Peccato Originale
Wiligelmo, Creazione di Adamo, Creazione di Eva, Peccato Originale

Il rilievo successivo presenta un tono dimesso, che culmina nella punizione inferta ai due peccatori, intenti ora a zappare la terra, con i corpi inclinati e le zappe dirette verso la zolla di terra. Dalla zolla emerge rigogliosa una pianta. Gli elementi naturali non sono mai ridotti a mero oggetto ornamentale, ma pur nella loro semplificazione sono carichi di vitalità e presenza plastica.

Wiligelmo, Il Rimprovero, la Cacciata dall’Eden, la Punizione
Wiligelmo, Il Rimprovero, la Cacciata dall’Eden, la Punizione

Nella terza lastra assistiamo all’Uccisione di Abele, colpito in modo fulmineo dalla mazzata di Caino e che ora si accascia abbandonandosi alla morte. Siamo di fronte ad un momento di grande drammaticità, espressa dai corpi dei personaggi, carichi di un dolore profondo e solenne. Chiude la scena il rimprovero divino a Caino, che sa quasi di condanna eterna per il peccato fratricida.

L’uccisione di Abele
L’uccisione di Abele

Infine, nella quarta lastra, è inquadrata la vicenda della Morte di Caino, trafitto dalla freccia del cieco Lamech. Caino abbandona il capo contro il cielo con il volto segnato da dolore ed abbandono.

L’Arca di Noè, al centro della lastra e su una distesa stilizzata di acqua, è una sorta di intervallo decorativo, prima di introdurre il nuovo corso della storia dell’umanità, con il patriarca che raduna i sopravvissuti, pronto a guidarli verso un nuovo destino.

Wiligelmo, La Morte di Caino, l’Arca di Noè, Uscita dall’Arca
Wiligelmo, La Morte di Caino, l’Arca di Noè, Uscita dall’Arca

Nel suo lavoro a Modena, Wiligelmo si richiama allo stile della narrazione continua di romana memoria, introducendo il motivo degli archetti pensili che non solo scandiscono l’andamento del racconto ma inquadrano via via i singoli episodi, che mai appaiono come raffigurazioni ieratiche, bensì carichi di una drammaticità ed intensità nuova, quasi umana nel loro significato metastorico.

Bibliografia

  • E. Gandolfo, La facciata scolpita, in L’arte medievale nel contesto 300-1300;
  • L. Castelfranchi Vegas – E. Cerchiari Necchi, Wiligelmo e la corrente emiliano-lombarda, in Storia dell’Arte vol.2, dall’arte ravennate-bizantina all’arte gotica.

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