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Modena. Una necropoli di 600 tombe preistoriche

Giovedì 28 ottobre 2010, la Camera di commercio di Modena ha ospitato una conferenza dedicata dal professor Andrea Cardarelli dell’Università La Sapienza ai risultati degli scavi nel sito archeologico di Casinalbo, dove è venuta alla luce una delle maggiori necropoli dell’Età del Bronzo italiane, con più di seicento sepolture risalenti a un periodo compreso fra il 1450 e il 1150 avanti Cristo.

Gli archeologi hanno stimato che nei dintorni di Casinalbo sono concentrate circa tre mila tombe. I defunti venivano cremati e le sepolture erano concentrate in nuclei indicati da una o più grosse pietre impiegate come insegne e trasportate sul luogo da 15/20 chilometri di distanza. Oltre alle urne di ceramica, spesso decorate con disegni geometrici, dal sito provengono anche numerosi reperti in bronzo.

I morti venivano deposti su una pira per la cremazione, a volte con simboli che ne definivano lo stato sociale, come pugnali e spade per i guerrieri e ornamenti per le adolescenti o le donne dei ceti elevati. Dopo la cremazione, le ossa combuste erano selezionate, lavate e messe in urne di ceramica, poi seppellite nel terreno. Le armi dei corredi funerari maschili, deformate dal rogo, erano spezzate con un rituale per renderle inutilizzabili e consacrate alla divinità. Quindi, venivano situate in zone precise della necropoli, evidentemente destinate a riti funerari, come testimoniano un vaso per contenere liquidi e alcuni frammenti di tazza in ceramica, forse utilizzate per le libagioni in onore dei defunti.

Invece, gli oggetti che distinguevano le adolescenti e le donne potevano trovarsi nelle urne o essere collocati nelle zone sacre della necropoli, ma in posizione periferica rispetto al centro, riservato alle armi dei guerrieri.

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