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Monastero di Khirbet ed-Deir

Khirbet ed-Deir è uno degli esempi più interessanti di monastero bizantino nel deserto di Giuda ed esprime l’abilità dei monaci di creare un loro mondo e trasformare il deserto in una vera e propria città. La complessità dell’architettura, il lusso dei mosaici e di alcune strutture lascia trasparire un sostegno economico molto importante, una committenza se non imperiale, sicuramente nobile.

Inquadramento topografico del sito del monastero di Khirbet ed-Deir

Khirbet ed-Deir si trova nel Nahal ‘Arugot, zona che è conosciuta in arabo come Wadi el-Ghar. I resti del monastero si estendono al di sopra e intorno ad un’altura rocciosa che sorge a S del Wadi el-Ghar. La massima altezza che essa raggiunge è di circa 380m sul livello del mare. A S dell’altura scorre un piccolo corso d’acqua, le cui piene invernali hanno tagliato la roccia, creando una stretta gola, chiamata in arabo Shi’ib ed-Deir ( “la gola del monastero”), che entra nel Nahal ‘Arugot. Le strutture del monastero si trovano sull’altura e all’interno della gola, che contiene anche cave e insenature che furono incorporate nel monastero; nel suo letto ci sono terreni agricoli e sistemi idrici, che includono le cisterne, la più grande delle quali è conosciuta dai Beduini locali come Bir ed-Deir (“la cisterna del monastero”). Dal punto di vista geografico, Khirbet ed-Deir si trova nella fascia longitudinale centrale del Deserto di Giuda, area caratterizzata da un clima molto arido; infatti, i corsi d’acqua dell’area, compreso il Nahal ‘Arugot, sono tutti effimeri e si dirigono ad E, verso il Mar Morto.

Il suolo dell’area del monastero è molto arido, per la scarsità delle piogge; tuttavia, in epoca antica, parte del terreno era coltivabile, usato per la produzione di cereali ed ortaggi. L’area del monastero è oggi divisa tra due tribù di Beduini, che ancora ne utilizzano alcune strutture, quali le cisterne, mentre l’area della chiesa è adibita al pascolo degli animali.

Storia degli studi

Khirbet ed Deir fu scoperto ed identificato come monastero bizantino nel 1870 da Conder e Kitchner, topografi del Palestine Exploration Fund, che notarono anche la presenza di mosaici, cisterne e basi rocciose. Nel 1928 il sito fu visitato da Michael Marcof, che ha registrato la presenza di alcune pietre tagliate e di una tomba che mostrava segni di una profanazione avvenuta poco tempo prima della visita. Marchoff e Chitty classificarono correttamente il monastero di Khirbet ed Dheir come un “cliff side coenobium”. Secondo i due studiosi il monastero poteva essere identificato come quello di Severiano, uno dei discepoli di S. Saba, che fondò un Cenobio vicino Caphar Baricha. Cirillo di Scitopoli, nella sua Vita di Saba, parla di un certo numero di discepoli di Saba che fondarono comunità monastiche nel Deserto di Giuda (Cirillo, Vita Sabae, 16). Cirillo poi afferma che il monastero di Severiano era un cenobio (Cirillo, Vita Sabae, 36). Y. Hirschfeld, autore di una monografia importantissima per la comprensione del sito, inizialmente aveva pensato che il monastero di Severiano dovesse essere identificato non con Khirbet ed-Deir, ma con un piccolo monastero situato a circa 2km a NE del villaggio di Bani Na’im, basandosi sulla convinzione che il termine peri usato da Cirillo per descrivere il rapporto fra il monastero e il villaggio significasse “vicino” o “nei pressi”. Il termine peri, tuttavia, poteva essere utilizzato nel senso che Caphar Baricha era il villaggio più vicino al monastero, interpretazione che si accorda bene con Khirbet ed-Deir, che potrebbe in questo caso essere identificata con il monastero di Severiano. Altri fattori supportano questa identificazione, ossia le strutture, la forma e le dimensioni del monastero.

I monasteri dell’ordine di S. Saba erano molto fiorenti e, dal punto di vista strutturale, molto grandi; le strutture di Khirbet ed-Deir dimostrano un lusso che può far pensare alla ricchezza tipica di quei monasteri..Gli scavi del 1981-1987 hanno confermato le valutazioni degli archeologi precedenti: si tratta proprio di un “cliff side coenobium” e questo tipo di monasteri è rara, in età bizantina, al di fuori del deserto di Giuda. Gli scavi hanno mostrato che il monastero di Khirbet ed-Deir ha avuto vita breve, probabilmente dalla fine del V- inizi del VI sec., fino alla metà del VII secolo, come molti dei monasteri situati in zone lontane dai centri di Gerusalemme e di Betlemme. In questo periodo i Musulmani conquistarono la Palestina e ciò provocò una drastica riduzione del pellegrinaggio e la conseguente diminuzione delle entrate dei monasteri: tuttavia mentre quelli che si trovavano in zone di passaggio riuscirono a far fronte alla crisi, i monasteri che si trovavano in aree isolate furono progressivamente abbandonati. Fino alla fine della vita del monastero, furono fatte un certo numero di modifiche della struttura, specialmente nella chiesa. Resti di focolari e di animali trovati all’interno delle strutture, mostrano il completo abbandono del sito alla metà del VII secolo. La piccola quantità di manufatti indica che il monastero fu abbandonato in fretta; per una qualche ragione, i monaci decisero di lasciare il luogo, portando con loro la maggior parte di ciò che avevano.

Struttura del monastero

Il monastero di Khirbet ed-Deir è diverso dagli altri cenobii perché, a causa della topografia, i costruttori non hanno potuto seguire un piano regolatore. Un corridoio lastricato corre per tutta la lunghezza del monastero, mettendo in connessione i vari elementi. Questo corridoio è la continuazione della strada che conduce al monastero: comincia dall’ingresso principale ad Est, dove termina il sentiero che parte da Nahal ‘Arugot e finisce all’entrata dei quartieri di abitazione dei monaci. Le naturali condizioni del terreno hanno comportato una divisione in tre livelli principali: nella gola troviamo i giardini con gli impianti idrici; al di sopra dei giardini, a N della gola, troviamo gli edifici comuni, ossia la chiesa, il refettorio e le sue strutture annesse, con gli impianti per l’acqua potabile; nel terzo e più alto livello, sulla sommità dello sperone roccioso, ci sono i quartieri di abitazione dei monaci.

L’area del monastero è abbastanza ampia: compresi i giardini, ci si aggira intorno ai 4000m². ed è stato stimato che la comunità di monaci potesse contare 50-70 individui.

Il monastero fu costruito utilizzando tecniche bizantine; le mura sono costruite con una faccia esterna di bugnato e una faccia interna di pietre non lavorate e pietrame grezzo. Le pietre sono legate con una calce calcarea di buona qualità e per le cisterne è stato utilizzato un intonaco idraulico che conteneva anche frammenti di ceramica. Parte dei pavimenti era mosaicata e tracce di affreschi sono state rinvenute nel refettorio; nelle aree più frequentate del monastero, invece, il pavimento era costituito da larghe lastre di pietra.. La maggior parte degli edifici del monastero probabilmente aveva tetti formati da travi di legno coperte da uno o più strati di intonaco e terra battuta; nel caso della chiesa, invece, è stata utilizzata come copertura la roccia naturale. I costruttori del monastero furono molto abili ad adattarsi alle condizioni del terreno; il corso d’acqua della gola era adatto per l’irrigazione dei giardini e degli orti, sistemati su terrazze e con un sistema estensivo di immagazzinamento dell’acqua piovana. I materiali da costruzione utilizzati furono i più svariati: mattoni refrattari, tegole, marmo usato estensivamente per la chiesa e chiodi di bronzo, che attestano l’uso del legno negli alzati e nelle coperture. Lungo i muri della chiesa, sono stati ritrovati frammenti di vetro, che testimoniano che l’interno della chiesa era illuminato da grandi finestre. Probabilmente la maggior parte di questi materiali veniva importata ma la pietra calcarea utilizzata per le mura del monastero era locale. Il primo edificio che si incontra entrando nel monastero, lungo il corridoio di ingresso, è la stalla, un vano pavimentato di forma irregolare, parzialmente conservato, la cui area doveva essere di almeno di 160 m².

L’ingresso era una componente importantissima per il monastero, perché costituiva il punto di contatto fra i monaci e il mondo esterno: visitatori e pellegrini aspettavano nel cortile esterno, prima del portone di ingresso, il permesso di accedere al monastero; dopo di che i monaci arrivavano per accogliere i loro ospiti. Un monaco anziano aveva il ruolo di “portiere”. Si entrava nella portineria attraverso una piccola sala pavimentata; il corridoio correva poi attraverso altri due ambienti di cui il primo è stato interpretato come una sorta di anticamera, il secondo presenta dei gradini di pietra che hanno mantenuto un ottimo stato di conservazione. L’ala a Sud del corridoio è lunga e molto stretta, suddivisa in cinque ambienti; all’ala a Nord, solo parzialmente scavata, si accedeva tramite una gradinata, ben conservata, che si trova subito dopo il punto in doveva essere il portone di ingresso. La portineria forse era un edificio a due piani: gli ambienti dei piani superiori dovevano servire ad accogliere gli ospiti. Il corridoio che attraversa il monastero continua e, tramite alcuni gradini, si giunge ad una piccola corte interna pavimentata, di forma irregolare, con un’area di circa 20 m². Attraverso di essa, si accede a N ad una cappella sotterranea, pavimentata con uno splendido mosaico a motivi vegetali, di cui sono rimasti solo pochi lacerti e ad ambienti adiacenti scavati nella roccia che, grazie ad alcune iscrizioni, sono stati identificati come tombe. L’entrata interna è di forma rettangolare ed è divisa in tre unità costituite dal corridoio centrale e due grandi ali a Nord, dove alcune strutture e istallazioni idriche hanno fatto pensare all’esistenza di un battistero, e a Sud di esso. Un’enorme cavità, situata al centro del monastero, aveva la funzione di chiesa. Essa comprende una stanza centrale per la preghiera e tre strutture di servizio; ne sono state identificate due fasi costruttive.

L’area ad O della chiesa, lungo la parete N della gola, era adibita ad area di servizio e includeva anche la cucina ed il refettorio. Questi ambienti sono disposti intorno ad un piccolo cortile centrale collegato alla chiesa dal corridoio pavimentato. Lungo il corridoio c’è un canale di drenaggio che serviva a far defluire l’acqua dalla cisterna collocata al centro dell’area di servizio. Questa cisterna si trova a N del corridoio ed è ben conservata, tanto che viene ancora utilizzata dai Beduini. La collocazione della cisterna al centro del monastero, fa supporre che essa fosse la fonte principale di acqua potabile.

I quartieri di abitazione del monastero sono collocati sulla sommità dello sperone roccioso, a N della gola; i resti includono muri, canali, cisterne e pavimenti mosaicati. Il cattivo stato di conservazione dei resti non permette di stabilire una divisione interna e, a parte due torri ed il sistema di approvvigionamento idrico, è difficoltoso identificare le varie parti del complesso. Il sistema di approvvigionamento idrico del monastero era basato sul funzionamento di due acquedotti che riempivano le due cisterne centrali, la più grande delle quali (Bir ed-Deir) presenta un diametro di 5,5m e ha una capacità di 127m³. Il sistema idrico utilizzava l’acqua piovana che serviva come acqua potabile e per irrigare orti e giardini.

Gli scavi hanno mostrato che il refettorio e le sue stanze adiacenti furono costruite come un complesso singolo, in linea con la rupe, all’estremità della gola. Le dimensioni del complesso refettorio-cucina-stanze adiacenti sono di 16 x 24m per un’area di circa 384 m². L’accesso al refettorio si trovava lungo il corridoio che connette le varie strutture del monastero. La mensa era una delle principali espressioni della vita collettiva dei monaci e le fonti menzionano un gran numero di refettori in diversi monasteri. I cibi erano serviti dopo le preghiere e di conseguenza la chiesa e il refettorio erano strettamente legati l’uno all’altro. A Khirbet ed-Deir il refettorio si colloca ad Ovest della chiesa e un sentiero pavimentato collega le due aree. Questa situazione si ritrova anche in altri monasteri. Il refettorio di Khirbet ed-Deir misurava 120 m² e aveva un pavimento decorato a mosaico e pareti affrescate. Il complesso era organizzato su due piani, con la cucina al piano terra e la sala dove si mangiava al piano superiore. La vicinanza della cucina al refettorio facilitava il servizio del cibo e questa organizzazione economizzava lo spazio, in quanto i muri del piano terra servivano come fondamenta per il piano superiore. Il principale impianto scoperto nella cucina è il forno per la preparazione del pane: esso doveva avere una struttura emisferica con un diametro di 2,4m. La piccola stanza adiacente al forno doveva essere utilizzata come granaio e la sua collocazione non era casuale, in quanto garantiva il clima asciutto necessario alla conservazione della farina. Insieme al forno sono state ritrovate nella cucina istallazioni per la produzione dell’olio d’oliva.

All’interno del refettorio di Khirbet ed-Deir sono state ritrovati, oltre a splendidi mosaici che confermano l’importanza del refettorio nella vita del monastero, anche discrete quantità di ceramica, costituita soprattutto da giare per la conservazione di cibi di vario genere, che presentano un certo numero di varianti , da vasi “aperti” e“chiusi” per cucinare, coperchi, caraffe, bacili, ciotole e lucerne.

Gli orti dei monasteri comprendevano dozzine di terrazze di varia misura; alcuni di questi erano collocati sul fondo della gola, altri sulle pendici dello sperone roccioso. Gli appezzamenti di terreno erano apparentemente irrigati a mano: ogni albero doveva ricevere la sua razione d’acqua giornaliera (almeno durante l’estate) e questa attività richiedeva una grande quantità di tempo e pazienza. I monaci utilizzavano gli appezzamenti di terreno più grandi come uliveti, quelli più piccoli per alberi da frutta ed ortaggi. L’area coltivata misurava in totale sui 33000 m² e si può considerare piuttosto vasta rispetto a quella di altri monasteri. Le coltivazioni intensive dei terreni trasformavano zone desertiche in verdi oasi; la vita nel deserto non sarebbe stata possibile senza l’acqua potabile e per l’irrigazione; questa era garantita nei monasteri con vari metodi, primo fra tutti l’accumulo in cisterne scavate nella roccia, pratica molto comune nei monasteri del deserto di Giuda. A Khirbet ed-Deir l’acqua piovana era convogliata, tramite dei canali, nelle cisterne e quando queste erano piene l’eccesso d’acqua veniva mandato verso gli orti. Queste tecniche di approvvigionamento idrico si trasmettevano da monastero in monastero. Un elemento unico di Khirbet ed-Deir è il bacino per l’acqua del fiume: una grande diga costruita sul torrente formava una pozza che tratteneva una grande quantità d’acqua, utilizzata soprattutto per l’irrigazione e per rendere più fertile il suolo desertico.

Per approfondire

Y. Hirschfeld, The Judean Desert Monasteries in the Bizantine Period, New Haven e Londra 1992.

Y. Hirschfeld, The Early Bizantine Monastery at Khirbet ed-Deir in the Judean Desert: the excavations in 1981-1987, Jerusalem 1999.

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