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Monte Summano

Il Monte Summano (Vi), altura prealpina la cui altezza raggiunge i 1296 metri, si mostra come un monte a due vette, isolato nell’area dell’alto vicentino. La fama e la notorietà di questo colosso verdeggiante risiedono nelle scoperte archeologiche effettuate sul suo suolo e nei dintorni, insieme ad alcune leggende e racconti locali circa le sopravvivenze pagane che si praticherebbero tutt’oggi nella zona circostante.

Monte Summano sede dell’ultimo paganesimo?

Partendo dal toponimo risulta già facile la connessione col mondo infero: se si considera l’etimologia derivante dalla fusione delle parole Summus Manium, ovvero il “principale fra gli dei Mani”, l’attenzione è portata sul nume che presiedeva la reggenza del mondo infernale, Plutone, re dei morti.

La prerogativa notturna del dio si riverbera nell’altra possibile etimologia da sub manus, “prima del mattino”.

Se invece si presta fede alla derivazione strettamente onomastica bisogna considerare il Summano come sede di Summanus, divinità dei fulmini e delle precipitazioni notturne (paredro di Giove) e di origine sabino-etrusca. Nel pantheon romano venne assimilato a Plutone e a lui fu eretto un tempio presso il Circo Massimo a Roma. (1)

Nel 1815, il sacerdote Gaetano Maccà scrisse che sulla sommità del monte fu eretto al dio Summano un tempio con la sua statua e l’iscrizione, incisa sul basamento:

PLUTONI SUMMANO ALIISQ. DIS STIGYIS

[Trad.: “A Plutone Summano e alle altre divinità (infere) dello Stige”]

Inoltre l’autore riferisce la notorietà del santuario e l’affluenza di fedeli che vi accorrevano da Roma e da varie località dell’Italia. (2)

Tra XVI e XVIII secolo, alcuni storici locali e prevosti si interessarono al mistero del “monte pagano” e tramandarono le leggende e dicerie circa il santuario infero; tra questi ricordiamo Barbarano, Sainiello, Castellini e Giordano. Lo storico Mozzi, nei suoi “Cenni storici” asserì di aver visto, nel 1812, le fondamenta e i resti di parte dell’alzato del tempio.

Come ultima testimonianza indiretta dell’esistenza di culti pagani sul Summano si annovera la tradizione agiografica di San Prosdocimo, vescovo di Padova, che nel I secolo d.C. distrusse il tempio e la statua di Plutone edificando poi una chiesa dedicata alla Madonna.

Gli scavi e le scoperte a Monte Summano

La zona del monte Summano presenta alcune testimonianze della frequentazione di genti preistoriche a partire dal IV millennio a.C. La grotta di Bocca Lorenza infatti divenne sede di un culto e in essa, nel 1909 e negli anni ‘60, tornarono alla luce tre asce di rame, utensili di selce, cocci di ceramica di “vasi a bocca quadrata” (VBQ), alcune ossa umane, denti animali e conchiglie forate per essere usate come pendagli. (3)

Tutti i reperti rinvenuti nelle campagne di scavi sono stati spartiti tra il Museo Archeologico dell’Alto Vicentino a Santorso (Vi), il Museo di Santa Corona a Vicenza e la collezione privata Cibin. La grotta venne occupata e frequentata dal IV millennio a.C. a fini sepolcrali e/o cultuali arrivando fino al XVII secolo d.C., quando fu utilizzata come riparo temporaneo. (4)

Cruciale è l’anno 1932, momento nel quale venne effettuato uno scavo non con finalità archeologiche ma monumentali: venne posta la croce marmorea che ancora oggi sovrasta la vetta. Francesco Rando trascrisse la scoperta di ossa animali combuste, di alcune medagliette e di frammenti ceramici (il tutto perduto) oltre alla presunta sede di un tempietto delle Ninfe Augustee con l’iscrizione votiva e la presenza del sepolcro di un tale Caio Vario Prisco, probabilmente un veterano di Aquileia del I secolo d.C. (5)

La cima del monte fu interessata dai rinvenimenti di dieci bronzetti votivi di oranti e figure-divinità recanti simboli di abbondanza. Questi reperti sono andati perduti, tranne tre. (6)

Gli ultimi scavi, dal 2008 al 2010, sono stati proficui poiché hanno portato alla luce due statuine d’argento, alte 4 cm. La prima raffigurante un eroe o dio dotato di scudo, asta, corto mantello o leontè (pelle del leone di Nemea, ucciso da Ercole) ed elmo, identificabile quindi con Marte o Ercole. L’altra è una divinità femminile in trono, protettrice della fertilità e dell’abbondanza ma anche legata al mondo ctonio come ricordano i serpenti e la patera per libare (probabilmente si tratta di Cerere o della divinità retico-venetica Reitia).


due statuette d’argento

Monte Summano
ceramica rinvenuta

Monte Summano
momento dello scavo

Un altro reperto, un astragalo datato al VI-IV secolo a.C., fornisce alcuni dati sulle pratiche oracolari della seconda Età del Ferro. Circa cento monete, oggetti di bronzo e argento e resti di strutture romane e preromane sono la prova ineccepibile dell’esistenza di un nucleo cultuale, se non addirittura residenziale, vista la presenza di numerose tegole (embrici). Ma il contesto archeologico risulta profondamente intaccato dagli scavi delle trincee della Prima Guerra Mondiale.

Alla luce di tali scoperte è ormai doveroso affermare che sulla sommità del monte Summano fosse stato edificato un tempio, un sacello o un’edicola sacra dedicata a divinità infere-ctonie riviste poi dal punto di vista della religione romana. La frequentazione del santuario si può inquadrare tra II secolo a.C. e IV d.C. in base alle evidenze numismatiche e toreutiche.

Note

Bibliografia

  • M. DE RUIZ, A. KOZLOVIC, T. PIROCCA 1978, Appunti su Santorso romana. Seghe di Velo d’Astico (Vi).
  • M. GAMBA, E. PETTENO’ (a cura di) 2007, Una statuetta in argento di Marte dal Monte Summano. Nota preliminare, in Quaderni di Archeologia del Veneto, XXIII, pp.174-182.
  • M. Gamba 2008, Il Marte del Monte Summano: osservazioni preliminari, in Maggio Santorso. Arte, tradizione, storia, attualità, Schio (Vi), pp. 55-64.
  • M. Gamba 2009, La dea del Monte Summano: dai sondaggi archeologici 2008, in Maggio Santorso. Arte, tradizione, storia, attualità, Schio (Vi), pp. 63-78.
  • G. MACCA’ 1815, Storia del territorio vicentino. Caldogno (Vi).
  • OVIDIO, Fasti, VI.
  • TITO LIVIO, Ab Urbe condita, XXXII.

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