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Monumento funerario di Mentuhotep

Mentuhotep fu un sovrano dell’XI dinastia che riuscì alla fine del primo periodo intermedio (2180-1991 a.C. circa) a dare unità all’Egitto, infatti è considerato il fondatore del Medio Regno. Fece costruire il suo monumento funerario a Tebe, città della quale era originario, su un pendio roccioso poco distante da Deir el-Bahri (il sito in cui si trovano diversi complessi sepolcrali si colloca sulla riva sinistra del Nilo di fronte alla città di Luxor, che sorge sull’antica Tebe).

monumento funerario di Mentuhotep
Veduta dall’alto dei resti del monumento funerario di Mentuhotep

Ciò che oggi rimane della tomba del faraone sono solo pochi resti; non esiste una ricostruzione totalmente condivisa dagli egittologi sul suo aspetto iniziale, solo su un punto sembrano concordare, sul fatto che tipologicamente la tomba unisse alcuni aspetti della classica piramide egizia e altri elementi della tomba-saff (archeologicamente saff, che in arabo viene tradotto con “fila”, indica le tombe rupestri con la facciata decorata da file di pilastri).

Mentuhotep diede al monumento un nome che rende evidente quale fosse la potenza del suo regno: “I luoghi di Mentuhotep risplendono”.

Storia degli studi sul monumento funerario di Mentuhotep

Tra il 1903 e il 1907 l’archeologo svizzero Henri Edouard Naville (1844-1926) e lo studioso Henry Hall (1873-1930) iniziarono gli scavi nell’area sepolcrale, lasciandoli interrotti. Quattro anni dopo gli archeologi del Metropolitan Museum di New York continuarono le indagini per oltre un ventennio (1911-1931), ma anche loro non le portarono a termine. Il monumento funerario fu indagato completamente tra il 1968 e il 1971 dall’Istituto archeologico tedesco del Cairo sotto la direzione di Dieter Arnold.

Il complesso sepolcrale

Secondo l’egittologo americano Herbert Eustis Winlock (1884-1950) il monumento fu eretto in tre fasi (l’archeologo tedesco Arnold ne ipotizzò invece quattro). Una rampa cerimoniale dava accesso al complesso sepolcrale eretto su più terrazze sovrapposte, la parte occidentale fu scavata nella parete rocciosa. Ai lati della lunga pedana di accesso furono collocate le statue di Osiride, dio dei morti; a chiusura di tutto vi era un cortile, ricco di alberi piantati artificialmente, delimitato da un muro in calcare.

monumento funerario di Mentuhotep
Pianta del monumento funerario di Mentuhotep e della regina Hatshepsut.

Legenda:

Tempio di Mentuhotep

  • 1 Bab el hosan: il nome indica un cenotafio scoperto da Howard Carter, quando fu individuato al suo interno gli scopritori trovarono un sarcofago vuoto, un’urna con il nome di Mentuhotep I e una statua;
  • 2 vestibolo inferiore;
  • 3 terrazza con colonnato;
  • 4 piramide;
  • 5 sala ipostila;
  • 6 santuario.

Tempio di Hatshepsut, posto alla sinistra del tempio di Mentuhotep

  • 7 cortile;
  • 8 primo portico;
  • 9 prima terrazza;
  • 10 secondo portico;
  • 11 cappella di Hathor;
  • 12 cappella di Anubi;
  • 13 cortile;
  • 14 santuario di Amon;
  • 15 tempio solare;
  • 16 santuario di Hatshepsut e Thutmosi I;
  • 17 tempio di Thutmosi III.

Il tempio si ergeva su tre terrazze. Il lato orientale del terrazzamento inferiore era ornato da un portico formato da due file di pilastri; in origine le pareti erano decorate a rilievo con scene di battaglia. La terrazza centrale era strutturata in tre parti: la parte più interna in argilla costituiva il nucleo originario, tutto intorno vi era un ambulacro colonnato, quest’ultimo era ulteriormente delimitato su tre lati (era esclusa solo la parte occidentale) da un portico con pilastri arricchito da raffigurazioni a rilievo del sovrano e di altre divinità e infine anche da alcune iscrizioni. Si accedeva all’ambulacro dal lato est, al suo interno si innalzavano all’incirca 140 colonne disposte su tre file (ad eccezione del lato in cui erano due).

Il lato occidentale della terrazza centrale in principio era occupato da una fila di sei tombe scavate nella roccia, le inumazioni appartenevano a regine e principesse facenti parte della famiglia reale di Mentuhotep, le donne erano morte molto giovani forse a causa di un’epidemia. Il corridoio che portava alla camera regale aveva le pareti segnate da nicchie al cui interno vi erano 600 statuette in legno raffiguranti botteghe e imbarcazioni, questo passaggio lungo una decina di metri conduceva alla stanza funeraria del faraone in parte occupata da una cappella in alabastro. Non fu trovato il sarcofago e questo portò gli studiosi a formulare teorie diverse, tra cui quella di Naville che ipotizzò che potesse trattarsi di una camera funeraria simbolica.

Il monumento funerario subì un ampliamento nella parte posteriore, a livello della terrazza centrale fu costruito un cortile aperto delimitato da colonne, un tempio (speos) e una sala ipostila (detta così perché il soffitto era sostenuto da colonne) con 82 colonne al suo interno. Lo speos fu realizzato in blocchi di calcare con un soffitto a volta, l’altare era accessibile grazie ad una piccola rampa; all’interno di questo tempio fu scoperta la statua del dio Ammone insieme ad altri oggetti cultuali.

Pochi sono i resti e le informazioni disponibili sulle strutture che occupavano la terrazza superiore; diverse sono state le ipotesi ricostruttive: l’archeologo Naville che per primo scoprì il complesso sepolcrale immaginava una piramide a chiusura di tutto; Arnold era di parere completamente opposto e sosteneva che la terza terrazza fosse occupata da una costruzione rettangolare. Purtroppo ad oggi non è possibile dare una soluzione definitiva a questo problema.

monumento funerario di Mentuhotep
Ricostruzione del monumento funerario di Mentuhotep secondo Naville.

monumento funerario di Mentuhotep
Ricostruzione del monumento funerario di Mentuhotep secondo Arnold.

Il monumento funerario fu oggetto d’ispirazione per i costruttori del vicino tempio a terrazze della giovane figlia di Thutmosi I, la regina Hatshepsut, sovrana della XVIII dinastia (regnò dal 1505 al 1483 a.C. circa).

tempio funerario di Hatshepsut
Il tempio funerario di Hatshepsut

Tra i due importanti complessi sepolcrali ne fu scoperto un terzo, degno del medesimo interesse: quello di Thutmosi III.

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