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Mosaici bizantini di Cipro

I Mosaici dell’isola di Cipro

Grazie alla sua posizione geografica, Cipro ha rivestito un ruolo di primaria importanza nei traffici commerciali, sia in età romana che in età bizantina.

A Cipro si sono conservate decorazioni musive parietali risalenti al VI-VII secolo, sfuggite al periodo dell’iconoclastia, grazie soprattutto all’indipendenza della chiesa cipriota dagli editti imperiali sulla proibizione delle immagini sacre.

I mosaici di Cipro sono una rara e preziosa testimonianza dell’arte bizantina pre-iconoclasta, le cui testimonianze sono andate in gran parte perdute.

La Panagia Kanakaria a Lythrankomi

La chiesa si trova nella zona nord dell’isola, e i suoi mosaici sono stati oggetto di restauro in seguito ad un terremoto avvenuto nel 1941.

Nonostante ulteriori danneggiamenti avvenuti in tempi recenti, è possibile ricostruire l’aspetto della decorazione musiva grazie a testimonianze fotografiche e frammenti del Museo Arcivescovile di Nicosia.

Nell’abside della chiesa era raffigurata la Vergine col Bambino assisa in trono e racchiusa in una mandorla di luce; al suo fianco due arcangeli.

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Una ricca fascia di motivi geometrici e floreali incorniciavano la composizione.

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Il tema della Vergine assisa in trono col Bambino si affermò nel V secolo, dopo che nel Concilio di Efeso del 431 fu proclamata la divina maternità di Maria, chiamata Theotokos, ossia Madre di Dio.

Al di là della fascia a motivi geometrici e floreali, nel bordo del catino absidale, si estendeva una fascia con medaglioni contenenti busti di apostoli, che si differenziano l’uno dall’altro nei dettagli fisionomici.

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Il tema dei busti degli apostoli entro medaglioni è un tema presente nel San Vitale a Ravenna e nel Monastero del Sinai.

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La decorazione si data ai primi decenni del VI secolo, realizzata forse da maestri costantinopolitani.

La Panagia Angeloktistos a Kiti

La chiesa si trova nella parte meridionale dell’isola.

Nell’abside trova spazio la raffigurazione della Vergine col Bambino tra gli arcangeli Michele e Gabriele.

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La Vergine, al di sopra della quale campeggia l’iscrizione ‘Hagia Maria’(Santa Maria), è posta in piedi ed emerge verso lo spettatore, affetto accentuato dalla disposizione del suppedaneo gemmato su cui poggia la figura, che oltrepassa il bordo della composizione.

Maria indossa un manto color porpora sopra una tunica azzurra, mentre il Bambino indossa un palio dorato e tiene un rotolo.

I due arcangeli sono caratterizzati da ali a penne di pavone, simbolo di immortalità; sostengono una lunga asta dorata e un globo sormontato con la croce, immagine dell’ecumene cristiana.

Un’ampia fascia decorativa racchiude la composizione, con la rappresentazione allegorica della Fontana della Vita: su cespi d’acanto poggiano infatti vasi ai cui lati si dispongono anatre, pappagalli e cervi, convergenti verso un clipeo con la croce alla sommità dell’arcata.

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Il tema si basa sulla trascrizione figurata del salmo 42, che ebbe diffusione tra IV-VI secolo:

‘’ Come il cervo anela alle fonti delle acque, cosi l’anima mia anela a te, o Dio’’.

La decorazione, di grandissima qualità stilistica ed eleganza nei panneggi, si data nel pieno VI secolo.

La Panagia tis Kyras a Livadia

La piccola chiesa è situata a nord dell’isola.

Al centro dell’abside, di soli 2 metri di diametro, era collocata la Vergine Orante su fondo d’oro, realizzato con un tessuto a semicerchi sovrapposti.

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Sulla destra della conca absidale restano tracce di calzari appartenenti, probabilmente, ad un arcangelo, al quale doveva fare riscontro un altro nella parete sinistra.

Questo terzo mosaico, purtroppo del tutto perduto e noto solo attraverso testimonianze fotografiche, viene collocato nella prima metà del VII secolo, per l’accentuata astrazione delle sfondo, privo di qualsiasi notazione naturalistico.

Bibliografia

  • A. Iacobini, Introduzione all’arte bizantina(IV-XV secolo), Università La Sapienza;
  • Paribeni, Enciclopedia dell’Arte Medievale, ‘Cipro’, vol. IV, Roma, 1993;
  • A.H.S. MEGAW, Corsi di cultura sull’arte ravennate e bizantina, ‘’Mosaici paleo bizantini di Cipro’’, 1985.

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