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Mosaico del Grande Palazzo Imperiale di Istanbul

Il Museo del Mosaico (Büyük Saray Mozaikleri Müzesi)

Mosaico del Grande Palazzo Imperiale di Istanbul

Il Palazzo Imperiale di Costantantinopoli. Storia e problemi topografici:

Allo stato attuale sono poche e di difficile identificazione le emergenze monumentali del Grande Palazzo, definito, per tali ragioni, “uno dei maggiori problemi topografici di Costantinopoli”.

Il ???? ???????? si estendeva in posizione scenografica sulle pendici meridionali della prima collina del promontorio costantinopolitano occupando, nella sua massima espansione, l’area compresa tra S. Sofia, l’ippodromo e le mura lungo la riva del Mar di Marmara a sud.

Costruito, o quanto meno iniziato da Costantino, non si presentava come una struttura unitaria, ma piuttosto come un agglomerato di edifici collocati intorno a corti e porticati.

Si espanse, infatti, senza un progetto organico ed essendo fortemente condizionato dalla conformazione del terreno si rese necessaria la realizzazione di una serie di terrazzamenti.

In linea generale il tipo architettonico si fa derivare dalle residenze imperiali di tradizione romana e dalle ville signorili, in cui è spesso presente la correlazione con l’ippodromo; una particolare analogia è rilevata soprattutto con i palazzi dioclezianei di Antiochia, Nicomedia, Spalato o con quello di Galerio a Salonicco.

L’espansione del Palazzo verso sud-ovest avvenne sotto l’imperatore Giustiniano, in seguito all’annessione della residenza di Hormisdas; ancora altri imperatori si fecero successivamente promotori di una serie di ampliamenti, fino alla metà del X secolo, quando Foca lo chiuse entro mura raccordate con quelle marittime.

Attraverso il testo “De Cerimoniis Aulae Byzantinae”, fatto redigere da Costantino VII, è stato tentato più volte di ricostruire l’articolazione interna degli edifici, ma nonostante ne vengano nominati un centinaio, tra cui una trentina di edifici religiosi, nessuno è descritto con accuratezza tale da poter permettere identificazioni certe.

Gli scavi del Grande Palazzo

Due incendi avvenuti nel 1912 e nel 1913 liberarono l’area dalle costruzioni moderne, quasi tutte di legno, ma non resero, come si era creduto, più chiara la situazione topografica.

Una campagna di scavi condotta tra il 1935 ed il 1938 da archeologi dell’Università scozzese di St. Andrews chiarì, finalmente, la situazione sul Grande Palazzo imperiale riportando alla luce lacerti di un notevole mosaico figurato, decorazione pavimentale dei portici colonnati che recingevano un grande cortile.

La ricerca archeologica si era svolta nella zona posta a sud-est dell’Ippodromo, dove si trovava il quartiere Araste Bazaar, afferente alla moschea di Sultan Ahmet.

Una seconda campagna di scavo, dal 1952 al 1954, proseguì l’indagine nell’area immediatamente a sud-est del peristilio, individuando altre sezioni del mosaico e le fondazioni di un’aula rettangolare absidata, connessa, mediante un vestibolo, al cortile medesimo.

Il complesso architettonico, oggetto di ricognizione, costituiva una realtà unitaria, collocato sulla terrazza artificiale mediana della collina, laddove sembra si trovassero le sale di rappresentanza più importanti del palazzo.

Gli scavi britannici avevano rilevato, anche se non precisamente chiarito, una serie di fasi costruttive e trasformazioni relative alla zona del peristilio: un primo cortile porticato era stato, infatti, realizzato già nel IV-V secolo, poi ristrutturato e ridecorato in vari momenti della storia del palazzo.

Stando alle ricostruzione sembra, infatti, che la corte interna fosse tenuta a prato, ma era traversata da N-O a S-E da una via pavimentata di lastre di marmo (c.d. paved way), che proseguiva anche sotto il colonnato N-O e per tale ragione appartenente ad una prima fase di allestimento del peristilio.

Alcune ipotesi sono state anche avanzate sul nome stesso e sulla funzione delle strutture proposte come il complesso dell’Augusteion (una sorta di piazza) o del Chrysotriclinium (ossia il Triclinio d’ora, la più ricca sala per le cerimonie), ma troppo poco si conosce dell’articolazione interna del palazzo.

La pubblicazione delle scoperte fu piuttosto immediata ed indirizzò verso il monumento l’attenzione degli studiosi, che intervennero principalmente sull’analisi del grande mosaico pavimentale, divenuto, nel tempo, oggetto di un complesso dibattito scientifico.

Il grande mosaico. Descrizione ed iconografia

Il mosaico venne immediatamente identificato quale prodotto artistico di altissimo livello e dalle dimensioni notevoli: secondo una stima doveva avere, infatti, una superficie totale di 1872 mq, poiché decorava presumibilmente tutti i portici del peristilio.

Gli scavi effettuati hanno portato alla luce solo il 15% dell’intera superficie, la cui parte più ampia si trova ancora in situ nel porticato nord-orientale e nell’angolo settentrionale (con un’estensione di circa 190 mq).

Le parti del mosaico relative ai porticati nord-ovest e sud-ovest vennero staccate dopo i ritrovamenti e colate in lastre di cemento armato, mentre l’allestimento del porticato sud-orientale risulta sconosciuto.

Il mosaico del Palazzo Imperiale di Costantinopoli è considerato una delle più grandi e dispendiose creazioni dell’antica arte musiva sia per qualità, che per contenuto artistico, paragonabile ai mosaici parietali della moschea degli Omayyadi di Damasco.

Lo spazio figurato è costituito da tre sezioni, una cornice interna, una esterna ed il campo principale.

Le zone delle cornici sono formate da ricche bordure floreali con girali d’acanto dalle plastiche ed esuberanti volute, inframezzate da grandiosi mascheroni vegetali e popolate da animali.

La parte centrale del tappeto musivo è suddivisa, a sua volta, in quattro “registri”, che accompagnavano nei porticati del peristilio con successioni di immagini dai colori sfarzosi e piene di figure.

In seguito al restauro eseguito negli ultimi anni è stato possibile individuare ben 92 motivi iconografici, generalmente riuniti nelle categorie della vita rurale o idillica, della ferocia animale e del combattimento. La Natura occupa un ruolo privilegiato, la vita rappresentata è quella agreste, dei pastori, dei contadini, ma anche dei cacciatori, così come i bambini che giocano o lavorano risultano caratterizzati da un’impronta bucolica. Gli animali, domestici e selvatici, sono presenti tanto quanto gli uomini e protagonisti spesso di scene di lotta.

Infine, non sono assenti da questo ampio catalogo le scene mitologiche e i motivi fantastici, come Bellerofonte, la Chimera e Pan che porta il piccolo Dioniso sulle spalle.

Mosaico del Grande Palazzo Imperiale di Istanbul

Repertorio delle tematiche conservate

  • Scene di caccia a cavallo e a piedi.
  • Scene con animali che combattono tra di loro.
  • Animali selvaggi.
  • Scene bucoliche.
  • Altre scene di vita rurale.
  • Bambini che giocano o cavalcano dromedari.
  • Scene mitologiche: la processione di Dioniso dall’India, una divinità sulla primavera, Bellerofonte che combatte contro la Chimera.
  • Creature esotiche fantastiche.
  • Scene con animali che alludono a favole.

Le raffigurazioni si presentano come delle vere e proprie vignette, giustapposte senza una logica ed isolate sulla base avorio, tessuta a squame, con un effetto astratto dei volumi.

Benché si sia parlato di registri, mancano del tutto cornici e limitazioni, il sistema è solo formale, definito dai piani ideali sui quali poggiano le figure stesse, mentre solo in alcuni casi gli alberi costituiscono la separazione verticale.

Per dimensioni e tematiche le diverse scene risultano discontinue, quasi ritagliate, anche se si riconosce in ogni caso un orientamento, un’unitaria direzione di movimento delle composizioni, che sembrano procedere lungo i porticati, come per essere osservate dall’interno del peristilio.

Caratteri stilistici del mosaico:

Se nell’insieme la decorazione presenta caratteri particolari, come la mancanza di unità spaziale e dimensionale, lo stile dei singoli gruppi è altamente naturalistico, pittorico e prospettico.

Per tale ragione è sembrato evidente che gli artisti avessero attinto alla tradizione ellenistica, utilizzando probabilmente cartoni di riferimento, ma interpretati con originalità nelle associazioni, nell’espressività, nei colori e nello stile raffinato. I mosaici costantinopolitani costituiscono un unicum per il livello di padronanza formale ed esecutiva: è stata distinta l’opera di ben dieci équipe, divise nei diversi lati porticati, mentre un’unica squadra si era dedicata alle bordure.

Problematica della datazione:

La problematica più discussa è stata quella relativa alla datazione del mosaico per la quale, essendo purtroppo i dati di scavo poco dettagliati, si è cercato di agire principalmente attraverso l’interpretazione iconografica e l’analisi stilistica.

L’attribuzione all’inizio del V secolo fornita nel primo Report degli anni ’40 (Brett, Martiny: datazione al regno di Teodosio II, 408-450) venne presto messa in discussione dalle successive indagini (Talbot Rice: datazione al regno di Giustiniano II, 685-695; 704-711) e dagli studi dei materiali ceramici trovati sotto il mosaico stesso, datati intorno al 530 (cfr. Hayes), fissando in questo modo un terminus post quem. Questo importante indizio, che vedremo essere stato recentemente ripreso in considerazione, non venne sempre tenuto presente, (cfr. D’Andria; Hellenkemper Salies) tanto che dalla ricca letteratura successiva si può ricavare un lungo elenco di proposte di datazione, collocabili in un arco cronologico che dal terzo quarto del V secolo giunge sino al IX (Macchiarella).

Lo stesso classicismo dello figure ha orientato gli studiosi in direzioni contrapposte, sia in favore di una datazione alta, che di una più tarda.

Le diverse ipotesi sono state costruite non solo sulla base di associazioni, ma anche di contrapposizioni, poiché se il mosaico può essere considerato un esempio di tappeto figurato, secondo tipologie già presenti ad Antiochia nel V secolo (ad esempio la Worchester Hunt o la Honolulu Hunt), è differente la concezione dell’immagine.

Più vicina, anche per stile, è piuttosto la Grande Caccia di Apamea, recante un’iscrizione datata al 535.

I fautori di una datazione più tarda, che giunge fino alla fine del VII secolo (cfr. Blázquez, García-Gelabert, Monteagudo; Nordhagen), hanno richiamato come confronto i piatti ciprioti con figure di Davide a rilievo, la situla con figure mitologiche del Kunsthistorische Museum di Vienna o addirittura gli affreschi di S. Maria Antiqua, espressioni di un vero revival.

Il mosaico appartiene ad una particolare corrente artistica costantinopolitana, generalmente definita, con un termine tuttavia anche criticato, “classicista”, che per il suo carattere retrospettivo crea problematiche di datazione.

Secondo ulteriori studi questo momento artistico sarebbe stato proprio del regno di Eraclio (610-641), al quale si dovrebbe attribuire la realizzazione della decorazione musiva, vero e proprio manifesto ideologico di una rinnovata età dell’oro (cfr. Trilling).

I restauri eseguiti tra il 1983 ed il 1997 hanno permesso di ottenere nuovi dati sugli strati immediatamente al di sotto del pavimento, evidenziando una struttura compatta formata da pietre e frammenti ceramici (Phocean Red Slip Ware-3E), soprattutto anfore di Gaza e nord africane , usata per motivi statici e come isolante. Sembra dimostrato con sicurezza che il mosaico appartenesse ad una seconda fase decorativa del peristilio, mentre il sentiero lastricato centrale corrisponderebbe al momento edilizio più antico, relativo alla creazione stessa del cortile.

I materiali dello strato isolante, di cui si è detto, sono stati datati ad un periodo cronologico tra il 485 ed il 550 (terminus post quem), confermando con maggior precisione quanto già definito negli scavi degli anni ‘50.

Sulla base di questi dati è stato proposto che i lavori di risistemazione siano avvenuti nella prima metà del VI e che si debbano ricollegare ai lavori promossi da Giustiniano, che ingrandì il palazzo e dovette, forse, intervenire con restauri in seguito alla rivolta di Nika del 532 (Jobst).

La prima metà del VI secolo si caratterizza come un periodo artistico che si richiama alla tradizione classica, innovandola. I capitelli da Mudanya con maschere fitomorfe o il piatto con pastore in riposo, conservato all’Ermitage, rispondono agli stessi schemi stilistici di naturalismo ed eleganza, associati ad un effetto quasi irreale e sospeso delle figure.

Restauri e musealizzazione:

Oggi il mosaico del peristilio si trova all’interno di un museo appositamente realizzato sul sito della scoperta ed inaugurato nel 1998, al termine dei lavori di restauro condotti per quasi 15 anni (1983-1997): durante questo periodo il mosaico fu temporaneamente trasportato fuori dal peristilio e consolidato, solo in seguito riportato sul sito originario, coperto da una moderna costruzione realizzata in sostituzione di quella provvisoria in legno del 1987.

Il Museo del Mosaico (in turco Büyük Saray Mozaikleri Müzesi) è situato ad Istanbul, nei pressi della Moschea Blu.

Bibliografia Essenziale

  • C. Barsanti, i mosaici del Grande Palazzo di Costantinopoli imperiale di Costantinopoli: alcune riflessioni, in M.C. Lentini (a cura di), Mosaici Mediterranei, Caltanissetta 2009, pp.55-73.
  • C. Barsanti, Le chiese del Grande Palazzo di Costantinopoli, in Medioevo: la Chiesa e il Palazzo (Atti del Convegno internazionale di studi, Parma, 20-24 settembre 2005), Milano 2007, pp.87-100.
  • G. Macchiarella, Date and Patron(s) of the Floor Mosaic of the Great Palace of the Byzantine Emperors: a New Approach, in Alpaghian, Napoli 2005.
  • W. Jobst, Il mosaico del Palazzo Imperiale di Costantinopoli : restauro – iconografia – cronologia, in Bizantinistica, 2.Ser. 8.2006 (2007), pp. 1-18.
  • J.M. Blázquez, M.P. García-Gelabert, G.L. Monteagudo, El Museo de mosaicos del Gran Palacio de Bizancio, in Revista de Arqueologia 95 (1989), pp.30-37.
  • J. Trilling, The Soul of the Empire: Style and Meaning in the Mosaic Paviment of the Byzantine Imperial Palace in Costantinople, in Dumbarton Oaks Papers 43 (1989), pp.27-72.
  • G. Hellenkemper Salies, Die Datierung der Mosaiken im Grossen Palast zu Konstantinopel, in BJ 187 (1987), pp.273-308.
  • F. D’Andria, Note sui mosaici del Palazzo Imperiale di Costantinopoli, in Contributi dell’Istituto di Archeologia 2 (1966), pp.99-109.
  • P.J. Nordhagen, The mosaics of the great palace of the Byzantine emperors, in BZ 56 (1963), pp.53-68.
  • D. Talbot Rice, The Great palace of the Byzantine emperors : second report, Edinburgh 1958.
  • G. Brett, G. Martiny, R.B.K. Stevenson, The Great palace of the Byzantine emperors: being a first report on the excavations carried out in Istanbul on behalf of the Walker Trust (The University of St. Andrews) 1935-1938, London1947.

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