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Mostri marini: dal mito al cristianesimo nordico

Nella storia e nel mito antichi compaiono più volte creature mostruose e terrificanti, spesso associate alla vita acquatica in ogni sua forma: marina, fluviale e palustre.

Mostri dell’acqua: dal mito antico al cristianesimo nordico del VI secolo

Il primo tra questi fenomeni inquietanti ad essere menzionato in una cronaca storica fu un animale che si avvicinerebbe molto, almeno per collocazione geografica (in mancanza di informazioni zoologiche), al celebre “Mostro di Loch Ness” ribattezzato “Nessie”: attorno al 590 d.C. il monaco irlandese Columba di Iona (poi divenuto santo) assistette al funerale di un uomo della tribù dei Pitti, ucciso da un mostro acquatico. Columba salvò la popolazione dalla creatura che, secondo il resoconto dell’abate Adomnàn, risiedeva nei pressi del Loch Ness, citato col nome di fiume Ness […fluvium transire Nesam…]. (1)

Loch Ness
Il Loch Ness con uno scorcio del castello di Urquhart

San Columba di Iona
San Columba di Iona

L’accostamento fra episodi della vita di santi e mostri marini continua con l’epopea evangelizzatrice di san Brendano di Clonfert, riportata nella Navigatio sancti Brendani, redatta da un anonimo chierico irlandese del X secolo: l’abate navigatore salpò con alcuni compagni dalle coste irlandesi prospicienti il monte Brandon alla ricerca dell’Eden, favoleggiato come un’Isola dei Beati. Lungo questo itinerario il gruppo di religiosi si imbatté in un gigantesco pesce-isola di nome Jasconius, svegliato a causa del falò acceso sul suo dorso in occasione di una celebrazione liturgica. (2)

La nave di San Brendano e il pesce-isola Jasconius
La nave di San Brendano e il pesce-isola Jasconius

La Bibbia e l’Odissea: il mostro nel mito

Anche la tradizione ebraica cita mostri acquatici come il celebre e terrificante Leviatano (3) e quelli indicati genericamente nel Salmo 103 (4).

leviatano
Il leviatano da un disegno di Gustav Dorè.

Non mancano presenze orribili nemmeno nel mito classico: Scilla, Cariddi e Proteo sono solo alcune delle creature legate al mare. Riconducibili alla sfera del terrificante nei primi due casi e del sacro-profetico per il muta-forma e polimorfo Proteo, detto anche “il Vecchio del mare” (5).

Scilla
Scilla da un cratere pestano a figure rosse di IV sec a.C., Paul Getty Museum, Malibu.

Per le sirene, inizialmente la mitologia greca le aveva pensate come donne alate situate nei pressi dello stretto di Scilla e Cariddi e solo successivamente divennero essere a metà tra l’umano e il pesce (6).

Mosaico da Dougga (Tunisia) rappresentante Ulisse e le sirene
Mosaico da Dougga (Tunisia) rappresentante Ulisse e le sirene.

Le leggende successive

Il filone legato al “pesce-isola”, chiamato poi Zaratan o tecnicamente “aspidochelone” (tartaruga-scudo) ritorna nei racconti mitici di un avventuriero persiano del IX secolo (Sinbad). Già Plinio il Vecchio però menzionò un grosso pesce che attirò la sua attenzione dal punto di vista scientifico-naturalistico: è il caso del Priste (pristis), probabilmente il cosiddetto “pesce-sega”. (7)


L’aspidochelone da “De Piscium et aquatilium animantum natura” di Konrad Gessner (XVI secolo)

Un’analoga storia è presente nel trattato norvegese medievale a carattere naturalistico (databile al 1250 circa) intitolato “Konungs skuggsjà” in cui si parla di un mostro marino grande come un’isola chiamato Hafgufa. Sempre in ambito nordico troviamo il Kraken, una piovra (tuttora in tedesco der Krake significa piovra) dalle immense dimensioni, il cui mito si è diffuso soprattutto tra i marinai nel XVIII secolo.

piovra gigante
Disegno di una piovra gigante basato su resoconti di marinai che la videro nel 1801 al largo dell’Angola.

Un ulteriore accostamento tra bestia e acque si riscontra nel “drago” del lago Gerundo, in Lombadia, durante il medioevo. La singolare leggenda narra di Tarantasio, un enorme rettile seminatore di morte e terrore nei territori tra Cassano d’Adda (MI) e Lodi, ove una palude si sarebbe creata tra tarda antichità e alto medioevo, in mancanza di bonifiche (8). La morte della creatura sarebbe avvenuta per mano di un coraggioso abitante locale. In realtà il lago Gerundo non esistette o almeno non secondo le dimensioni che la leggenda tramanda poiché molti insediamenti celtici, romani e longobardi si trovavano in vece della vallata acquitrinosa che quindi verrebbe di molto ridimensionata e collocata in prossimità di alvei del medio Adda.

Interpretazione dei mostri marini

Risulta facilmente comprensibile il connubio tra acque e mostri e tra questi e forze demoniache, a partire dall’era cristiana.

Il regno animale ha sempre incusso un sentimento di riverenza nelle civiltà passate, a maggiore ragione se gli animali in questione erano aiutati dall’habitat in cui si trovavano, come nel caso di quelli acquatici di grandi dimensioni. La paura per le profondità marine e per le acque salmastre di paludi e stagni riporta alla sfera dell’inesplorato, dell’ignoto e sterminato.

Nell’agiografia, San Columba e San Brendano poterono vincere le forze avverse, nella fattispecie dei mostri lacustri e marini, grazie all’aiuto divino. Qui le belve rappresentano forse potenze demoniache più che reali creature terrificanti e la forza del cristianesimo poté legittimare il proprio avvento solo annientando ciò che più atterriva gli esseri umani del medioevo.

Laddove i mostri non sono contrapposti a santi uomini, nelle tradizioni precristiane, si oppongono a uomini d’avventura (Ulisse e Sinbad il marinaio) e pieni di curiosità: queste belve sono l’ostacolo che la natura pone all’intraprendenza umana o una pena da scontare per raggiungere la propria affermazione sociale. Nascono così le due figure dell’uomo pio e dell’eroe che combattono entrambi contro l’immensità del Caos primigenio, l’uno in opposizione alla natura peccaminosa rappresentata dall’idolo-coccodrillo-Leviatano e dai mostri dei santi evangelizzatori, l’altro avverso a quella incontrollata e non civilizzata ravvisabile in Scilla, Cariddi e nel drago delle paludi del lago Gerundo.

L’interesse scientifico e aneddotico per le stranezze del mondo animale (non solo acquatico) ebbe il suo grande sviluppo a partire dal XVII secolo, periodo in cui il naturalista svizzero Kornad Gessner pubblicò la Historia animalium con immagini e spiegazioni delle più strane creature dell’immaginario di allora (9).

Note

  • (1) ADOMNAN (abate di Iona), Vita Sancti Columbae, Liber II, caput 28.
  • (2) Navigatio sancti Brendani, capitulum XXI e seguenti.
  • (3) Giobbe, 40-41. Con “Leviathan” si indicava un animale simile a un coccodrillo enorme.
  • (4) Salmi, 103, 27.
  • (5) Odissea, XII, 235-255; IV, 365 e segg. e 385 e segg.
  • (6) Odissea, XII e XXIII passim.
  • (7) PLINIO IL VECCHIO, Naturalis Historia, Liber IX, 8.
  • (8) C. FAYER, M. SIGNORELLI 2001, Racconti del Gerundo. Aspetti di un territorio; L. FEROLDI CADEO 1980, Il Gerundo. Antico lago di Lombardia dall’Adda all’Oglio.
  • (9) L’intera opera è consultabile online all’indirizzo http://archive.nlm.nih.gov/proj/ttp/flash/gesner/gesner.html

2 Commenti su Mostri marini: dal mito al cristianesimo nordico

  1. Rispondo al lettore Alberto Majrani:

    E’ indubbia l’esistenza di giganti marini pluritentacolati. Sono in accordo con lei.

    Tarantasio è descritto come un reale mostro in carne e ossa ucciso da un essere umano durante uno scontro. La spiegazione scientifica della belva può avere alcune connessioni coi gas di palude ma il fenomeno della credenza radicata di un mostro fisico è da spiegare in altro modo, tuttora non fondato del tutto.

    Per il gorgo Maelstrom in Norvegia si aprirebbe il dibattito pluridisciplinare “Omero nel Baltico?”.

    La foto della “Scilla” rocciosa con denti “fatti da colonne basaltiche” non mi convince molto per la verità o, per lo meno, non mi convince il fatto che tale formazione possa essere vista come “una Scilla” carnivora e devastatrice di valorosi eroi in ritorno dalla guerra di Troia.

    La finalità dell’articolo è quella di mettere in evidenza le connessioni tra mostri legati al mare e alle acque salmastre-paludose e le paure umane dal mito omerico al cristianesimo. Spero di averlo fatto bene.

    Cordialmente

    Stefano Todisco

  2. Alcune osservazioni da naturalista:

    Le piovre giganti (e calamari giganti) esistono veramente

    Il drago sputafuoco Tarantasio del lago Gerundo può essere causato dall’incendiarsi dei gas di palude, metano e altri idrocarburi, generati dalla putrefazione degli organismi. Non tutti sanno che il “cane a sei zampe” dell’AGIP è in realtà un Tarantasio

    Il gorgo di Cariddi è un tipico Maelstroem dei mari nordici

    Se invece volete una foto di Scilla con i suoi denti neri potete vederla qui (leggete anche il commento) http://www.facebook.com/photo.php?fbid=10150172871125398&set=a.199048735397.253139.199039145397&type=3&theater

    Buon divertimento!

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